FUORI DALL’UNIONE EUROPEA e DALL’EURO – PER IL LAVORO, PER IL SOCIALISMO

Viste le numerose sollecitazioni pubblichiamo il documento prodotto dall’Assemblea sul Lavoro 2025, svoltasi nell’opificio 21 di Ariccia il 26 ottobre. Assemblea promossa dal Partito Comunista – Reg. Lazio, con la partecipazione del Sindacato Generale di Classe.
I COMUNISTI PER LA DIGNITA’ DEI LAVORATORI:
CONTRO SFRUTTAMENTO, PRECARIETA’, SALARI BASSI e LAVORO POVERO.
FUORI DALL’UNIONE EUROPEA e DALL’EURO – PER IL LAVORO, PER IL SOCIALISMO.
MAO: “Chi non ha fatto inchieste, non ha diritto di parola”.
ITALIA – LA SITUAZIONE ATTUALE
POPOLAZIONE ITALIANA TOT. n. 58.919.230
NUOVI NATI da Gennaio a Luglio 2025 Tot. n. 198.000 (nel 2024 Tot. n. 369.944)
DECEDUTI da Gennaio a Luglio 2025 Tot. n. 379.000
IMMIGRATI PRESENTI SUL TERRITORIO Tot. n. 5.422.000 (+3,2% rispetto al 2024)
ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO Tot. n. 6.382.000 (+4,0% rispetto al 2024)
LAVORATORI ATTIVI TOT. n. 24.200.000 – (di cui n. 2.500.000 precari):
n. 18.900.000 DIPENDENTI (di cui c.a. 9.000.000 operai)
n. 5.300.000 AUTONOMI
LAVORATORI INATTIVI (inattivo è chi, pur essendo in età lavorativa, non cerca un lavoro)
TOT. n. 12.000.000 di cui n. 2.000.000 neet (giovani tra i 15 ed i 34 anni che non studiano e non lavorano)
DISOCCUPATI a Settembre 2025 TOT. n. 1.532.000 (6%)
PENSIONATI TOT. n. 16.300.000
MORTI SUL LAVORO:
dal primo 2025 gennaio ad oggi 681.
n. 1.090 morti nel 2024
n. 1.041 morti nel 2023
INVERNO DEMOGRAFICO E CRISI ECONOMICA.
La popolazione invecchia e l’economia italiana ristagna. Cresce l’occupazione povera, instabile e precaria. Salari e stipendi restano al palo e non riescono più a recuperare il terreno perduto. Nonostante gli ultimi rinnovi contrattuali del 2025, milioni di lavoratori si ritrovano con stipendi che non hanno ancora recuperato l’inflazione, con una perdita attuale che le fonti istituzionali dicono essere tra il -7,5% ed il -10,5% rispetto al 2020.
Per non parlare poi dei milioni di lavoratori (oltre 5 milioni) che invece sono ancora in attesa di un rinnovo contrattuale, o di quei lavoratori che un contratto non ce l’hanno mai avuto.
Questa dinamica di impoverimento progressivo dei lavoratori non è solo il risultato del malgoverno attuale, ma coinvolge i Governi italiani degli ultimi trent’anni.
È infatti noto che negli anni che vanno dal 1990 al 2020, secondo l’OCSE (che ha analizzato l’aumento dei salari in Europa), l’Italia risulta essere ultima. Con i salari che in questi 30 anni invece di aumentare sono calati del -2,90%, mentre in Germania aumentavano del +33,70 %, ed in Francia del +31,10 %.
Dal 2020 ad oggi, purtroppo questa dinamica si è addirittura aggravata con l’ulteriore perdita di potere d’acquisto che arriva a superare il –10,5%.
Insomma, pur lavorando, impiegati ed operai sono sempre più poveri. Seguendo in questo una dinamica già vista negli Stati Uniti. A volte neanche basta fare due o tre lavori per arrivare a fine mese.
A tal proposito la scorsa settimana l’ISTAT ci ha ricordato che oggi ci sono 5,7 milioni di italiani in povertà assoluta, quasi il 10% della popolazione (tra gli operai sono il 15,6%). Ricordiamo che è definita povertà assoluta una condizione di indigenza in cui una famiglia non dispone delle risorse minime necessarie per soddisfare i bisogni essenziali come: cibo, alloggio, salute, istruzione.
Nel 2019 erano 4,6 milioni gli italiani in povertà assoluta.
Negli anni dal 2020–21–22 erano 5,6 milioni.
Questo aumento della povertà è certificato anche dalla Caritas e dalla Croce Rossa. Nel 2024 la Croce Rossa ha effettuato circa 710.000 distribuzioni di generi alimentari, la Caritas oltre mezzo milione.
Lo stato borghese è così: prima ti rende povero, poi si lava la coscienza con i pacchi alimentari…
Tutto questo è anche effetto di un’economia italiana che langue da troppi anni. Con un PIL che “cresce” a colpi di zero virgola, con l’eccezione del periodo post-covid (ma qui c’è un fattore straordinario che non è ora il caso di approfondire).
Ricordiamo solo che la gestione di quella situazione, oltre ad impoverire milioni di lavoratori – arricchendo le multinazionali farmaceutiche – ha rappresentato la stagione politica più vergognosa dell’Italia repubblicana. Con palese violazione della Costituzione e delle libertà dei cittadini, schedati con una carta verde che rimarrà negli annali della vergogna.
Anche con la mirabolante MELONI l’andamento del PIL non si è discostato dagli anni precedenti:
nel 2023 e nel 2024 ha fatto +0,7%,
nel 2025 il Governo prevede una crescita dello +0,5%, al di sotto della media dei paesi U.E.
Una “crescita” economica ancora influenzata in larga parte dai finanziamenti del PNRR.
Oggi l’Italia è un paese “vecchio”, rancoroso, fermo e senza idee per il futuro (accipicchia che contrasto con lo spumeggiante sviluppo economico e tecnologico della Cina…) e per questo i giovani più brillanti fuggono all’estero.
Nel 2024 (secondo l’Istat) circa 156.000 italiani hanno abbandonato l’Italia (con un aumento del 36,5% rispetto all’anno precedente 2023). E la maggior parte di questi sono giovani laureati in cerca di migliori opportunità di lavoro.
I giovani sono la fascia di lavoro più colpita dalla precarietà, che ormai domina in ogni settore dell’economia.
Il job act è stato un colpo fortissimo ai diritti dei lavoratori, voluto non a caso dal PD e suoi alleati, che oggi rappresentano la diretta emanazione di una parte della classe padronale.
Si presentano come “amici dei lavoratori”, ma noi sappiamo che sono i loro peggiori nemici.
Per questo con il PD nessuna alleanza, MAI. Centrodestra e centrosinistra sono due facce della stessa medaglia, al servizio dei padroni.
Una precarietà che coinvolge pienamente anche il servizio pubblico. Ci sono settori come la sanità e la scuola che usano a piene mani i precari. Con l’assurdo che spesso questi PRECARI sono ESSENZIALI per l’ordinaria attività.
PER QUESTO NOI COMUNISTI CHIEDIAMO PER TUTTI QUESTI LAVORATORI L’ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO.
C’è bisogno oggi più che mai di un grande piano di assunzioni per rilanciare veramente la scuola e la sanità pubblica, oltre che dare nuovo slancio ai consumi interni ed all’economia in generale.
A proposito di precarietà nella scuola, diamo la parola ad un precario che ha coniato questa efficacissima frase:
“Abbiamo costruito una società dove si studia a pagamento per lavorare gratis”.
UNIONE EUROPEA, EURO, PRECARIETA’, E DEINDUSTRIALIZZAZIONE: POVERI LAVORATORI, POVERA ITALIA!
L’accordo stretto negli anni ’90 tra sindacati confederali, politica ed imprese (con il passaggio dal conflitto alla concertazione); l’approvazione del trattato di Maastricht nel 1993 con la sua assurda austerità; ed il passaggio all’Euro nel 2002; hanno fortemente indebolito salari, stipendi e pensioni.
Tutto con la promessa di “sviluppo” economico ed occupazione. Ma l’unica cosa che è aumentata è la ricchezza di pochi privilegiati, a scapito dell’Italia intera.
Con i salari bassi le imprese non hanno avuto più alcun interesse ad investire in sviluppo, innovazione e ricerca. Invece di investire in prodotti con alto valore aggiunto si sono esclusivamente preoccupati di massimizzare i profitti, arraffare incentivi dallo Stato, spolpare i lavoratori e poi andare altrove …
I governi italiani, soprattutto negli ultimi decenni, pur di tenersi stretto il rapporto con USA e U.E. hanno venduto il PAESE ed accettato l’EURO e la deindustrializzazione dell’Italia.
L’impero americano ha imposto i dazi e obbligato le imprese europee ed italiane ad aprire stabilimenti negli USA (anche ai tempi di Biden). Eppure, neanche quando questo ha significato chiudere stabilimenti in Italia, nessuno ha detto niente.
Con l’euro si è rinunciato alla sovranità monetaria, e ridotto drasticamente il valore reale di salari, stipendi e pensioni. L’Unione Europea è matrigna dei popoli e serva dei padroni.
Ora demonizzano la Russia per fare nuovi affari con il riarmo, vogliono destinare 800 miliardi di euro all’industria delle armi, a scapito di scuole, ospedali, pensioni, ecc…
Vogliono portarci in GUERRA per i loro affari. E noi rispondiamo forte e chiaro:
NO ALL’U.E., NO AL RIARMO E ALL’ECONOMIA DI GUERRA.
RICONVERSIONE DELLE INDUSTRIE DELLE ARMI!
LA NOSTRA LOTTA CONTRO l’U.E. CONTINUA OGGI PIU’ CHE MAI.
Molti dicono di essere contro, ma nei momenti cruciali non fanno mai mancare il loro sostegno. Come successo recentemente sulle mozioni di sfiducia alla VON DER LEYEN.
A proposito di deindustrializzazione, non potendo parlare delle centinaia di attività che sono state chiuse o trasferite all’estero, facciamo solo alcuni nomi illustri di grandi aziende: FIAT, ILVA, ALITALIA.
Emblematica è la triste fine della FIAT – oggi Stellantis – passata sotto il controllo dei francesi nel 2021 senza che nessuno dicesse niente, neanche i “PATRIOTI DE’ NOANTRI”. Ed ora l’azienda sta costantemente riducendo la produzione in Italia senza che il Governo Meloni (a parte i grandi proclami) faccia niente.
Stiamo perdendo posizioni in tutti i settori industriali che contano.
Nella moda e nel settore manufatturiero INFOCAMERE ha registrato una perdita di 59.000 imprese dal 2019 al 2024 (un calo del 10,6%). Il Paese intero si sta impoverendo, mentre una ristretta élite di privilegiati si arricchisce sempre di più.
Come diceva il prof Gallino, “non solo la lotta di classe c’è ancora, ma la stanno vincendo i padroni”. Mentre tra i lavoratori – ricordo che oggi ci sono 9 milioni di operai – non c’è più “coscienza di classe”. E in Parlamento non c’è più un Partito che rappresenti i lavoratori.
La scorsa settimana ANCHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ha fatto sentire la sua voce sui salari troppo bassi.
È sempre più evidente la sproporzione tra le favolose retribuzioni di manager pagati anche mille volte più dei dipendenti. Importi strabilianti non dovuti alla “bravura” o al “merito” (sappiamo che la meritocrazia non esiste), ma come riconoscimento dello “Status”.
Se venissero premiate le capacità, non avremmo manager che si portano a casa milioni di euro dopo aver lavorato male, licenziando e impoverendo le aziende, in alcuni casi addirittura facendole fallire (come successo p.es. con Alitalia).
Adriano Olivetti diceva che “nessun manager dovrebbe guadagnare dieci volte più rispetto al dipendente meno pagato”. E negli anni Sessanta investendo in ricerca, sviluppo e innovazione portò la sua azienda a competere (e addirittura a battere) IBM.
A tal proposito diamo la parola a chi ha lavorato in quell’azienda, e può raccontarci con testimonianza diretta cosa significava lavorare in un’eccellenza mondiale…
CINA: IL SOCIALISMO GUARDA AL FUTURO E BATTE IL CAPITALISMO.
Olivetti aveva capito allora quello che alla fine degli anni Ottanta hanno scoperto anche i cinesi. Investire nell’innovazione, ricerca e sviluppo per conquistare il futuro.
La Cina ha costruito un modello unico al mondo, che unisce pianificazione statale, controllo pubblico dei settori strategici, e mercato. Con una crescita economica decennale che ha consentito di portare 600 milioni di persone fuori dalla povertà, infrastrutture modernissime e d’avanguardia, industrie d’eccellenza, il socialismo con caratteristiche cinesi ha unito pragmatismo economico e marxismo. Con l’economia al servizio dell’uomo, non del profitto.
I massicci investimenti nell’innovazione favoriscono la produttività a lungo termine, la leadership tecnologica e la sicurezza nazionale di un Paese. La volontà di rafforzare la ricerca promossa dalla Cina riflette la sua spinta strategica in settori come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, le biotecnologie e le energie rinnovabili.
E questo mentre altre economie, come il Giappone, la Germania e l’UE, si trovano ad affrontare una crescente difficoltà per stare al passo in un’epoca sempre più definita da una concorrenza che fa dell’innovazione il proprio motore.
Mentre la Cina è diventata la fabbrica del mondo, le grandi imprese fuggono dall’Italia per diversi motivi: eccessivo costo dell’energia, rischio conteziosi altissimi con una magistratura lenta e farraginosa nel dare le risposte, know how sempre meno appetibile, ecc…
Aver ridotto i salari alla fame non è stato sufficiente per tenere queste imprese in Italia, perché da qualche altra parte del mondo c’è sempre qualche disperato che si accontenta di uno stipendio più misero.
Per invertire la rotta si dovrebbero attuare alcune misure che però andrebbero a contrastare con le imposizioni di U.E. e USA:
- Riprendere le attività commerciali con la Russia ed altri paesi che possono fornirci energia, gas e petrolio a bassi prezzi, invece di comprarlo a prezzi esorbitanti dalle aziende americane.
- Riportare la sovranità monetaria in Italia sganciando il nostro Paese dall’euro e creando un collegamento con i paesi BRICS.
- Fine delle privatizzazioni, rimangono nella memoria le vergognose svendite del centrosinistra fine anni 90 (Telecom, “la madre di tutte le privatizzazioni”, come disse Prodi) con Draghi che eseguiva scrupolosamente… Ma anche il Governo Meloni ha attinto a piene mani alle privatizzazioni. Programmando cessioni di quote pari complessivamente all’1 per cento del Pil, con cessione di quote di società come MPS, ENI, POSTE, FERROVIE, ECC… Si continuano a Svendere i gioielli di famiglia.
- Rilancio di una forte politica industriale centralizzata, tesa allo sviluppo dell’innovazione tecnologica, alla ricerca, alla creazione e sviluppo di un know how capace di costringere le imprese a produrre nel nostro Paese (in questo senso la Cina ha fatto scuola, ma lì governa il Partito Comunista).
- Salario minimo legale di 12 euro l’ora (15 euro per lavori usuranti). Completa detassazione dei rinnovi contrattuali. Aumenti contrattuali collegati all’inflazione reale, e non più agganciati all’indicatore IPCA depurato dai costi energetici, come accade ora. Cancellazione del Job Act e riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
- Cancellazione della PESSIMA legge Fornero sulle pensioni.
- Adeguamento automatico al costo della vita per salari, stipendi e pensioni (scala mobile).
- Riduzione della pressione fiscale su lavoratori e imprese. Tassazione degli extra-profitti.
LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI, VIVERE MEGLIO
Il potente sviluppo tecnologico che si sta realizzando velocemente nel mondo, se non gestito correttamente e lasciato nelle mani del profitto, potrebbe ricadere interamente sulle spalle dei lavoratori e delle classi popolari, con un potente aumento della disoccupazione.
Secondo una ricerca presentata l’altro ieri alla Camera dei Deputati della Fondazione Randstad AI & Humanities: “L’intelligenza artificiale sta già trasformando il modo di lavorare, prendere decisioni, vivere la quotidianità. E oggi circa 10,5 milioni di lavoratori italiani sono «altamente esposti» ai rischi dell’automazione, in particolare tra le professioni meno qualificate come artigiani, operai e impiegati d’ufficio”.
L’umanità si trova ancora una volta ad un bivio: accumulare tutta la ricchezza prodotta dall’innovazione nelle mani di pochi privilegiati (capitalismo), oppure ripartire questa ricchezza tra tutti tramite una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario. Unica proposta valida per redistribuire equamente la ricchezza prodotta dall’innovazione tecnologica.
All’enorme sfruttamento subito dai lavoratori, c’è un’alternativa concreta. Ancora una volta oggi come allora, Socialismo o Barbarie.








Non un passo indietro. Mai