GEOPOLITICA E VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

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Il SG Alberto Lombardo ha ricevuto il seguente documento (che alleghiamo in traduzione) da parte del Dr. JUAN EDUARDO ROMERO, storico e deputato del Parlamento venezuelano, che ha incontrato a La Habana nel suo recente viaggio. Il documento denuncia le gravi provocazioni che sta subendo la Repubblica Bolivariana del Venezuela all’interno del contesto storico-politico, delineando una strategia nazionale e internazionale di resistenza e contrattacco.

Il Partito Comunista rinnova la sua incondizionata solidarietà al popolo venezuelano e alla sua dirigenza politica, guidata dal Presidente Maduro, associandosi alle forti prese di posizione dei governi latinoamericani e di tutto il mondo che si oppongono all’arroganza e al bellicismo imperialista.

Dr. Juan Eduardo Romero
Storico e deputato del Parlamento venezuelano

1. Questa affermazione rappresenta la riattivazione, nella sua fase più aggressiva, della Dottrina Monroe (1823) e del Corollario Roosevelt, con il Corollario Trump.

Flagrante violazione dello Jus Cogens:
La minaccia dell’uso della forza («La più grande armata mai radunata») e l’imposizione di un blocco navale costituiscono un atto di guerra ai sensi del diritto internazionale pubblico e una violazione diretta della Carta delle Nazioni Unite (art. 2.4).

La Confessione del Partito (Il “Saccheggio al contrario”):
La frase «restituite agli Stati Uniti tutto il petrolio… che ci hanno rubato» è la chiave ermeneutica del testo. Dal punto di vista della Storia Insurrezionale, ciò conferma che l’impero non vede il Venezuela come uno Stato-nazione, ma come una fabbrica di ribelli.
Si inverte il peso storico: il colonizzatore si traveste da vittima di un furto per giustificare il saccheggio.

La criminalizzazione dello Stato (Geopolitical Lawfare):
Designando il governo come «Organizzazione terroristica straniera» (FTO), Trump tenta di aggirare il diritto umanitario internazionale e le leggi convenzionali sulla guerra, consentendo legalmente (nella propria giurisdizione) operazioni di «uccisione mirata», espulsioni forzate e attacchi con droni, sotto la falsa premessa della lotta al terrorismo.

2. Scenari prospettici (2025–2026)

Sulla base di questo discorso e della situazione internazionale di un mondo in conflitto (multipolarità vs. decadente egemonia unipolare), si delineano tre scenari:

Scenario A: Assedio navale (blocco totale)
Probabilità: Alta.
Attuazione di un blocco fisico delle petroliere. Mira allo strangolamento economico assoluto (scenario “Zero Petrolio”) per provocare il collasso dei servizi e un’implosione sociale. È la fase avanzata delle sanzioni: il passaggio dalla guerra finanziaria alla guerra cinetica marittima.

Scenario B: False Flag – “Causa Belli”
Probabilità: Medio-Alta.
Avendo schierato una flotta, è necessario un incidente scatenante. Potrebbe essere inscenato un attacco a una nave statunitense o sfruttata la questione dell’Essequibo (tramite intermediari) per giustificare una risposta “difensiva” e bombardare infrastrutture strategiche (raffinerie, centri di comando).

Scenario C: Operazione di estrazione e balcanizzazione
Probabilità: Media.
Tentativi di incursioni delle forze speciali (sul modello dell’Operazione Gideon, ma su scala maggiore), supportate da bombardamenti aerei, con l’obiettivo di catturare la leadership bolivariana e frammentare il territorio, assicurandosi il controllo diretto della Cintura petrolifera dell’Orinoco (vero obiettivo dichiarato).

3. Linee di azione immediate (Dottrina della difesa globale)

Di fronte a questa minaccia esistenziale, la risposta non può essere timida. Deve essere Rivoluzionaria, Globale e Asimmetrica.

I. In materia politica: unità monolitica e radicalizzazione democratica
Azione: Attivare il Consiglio di Difesa Nazionale in sessione permanente con poteri speciali.

Strategia: Dichiarare la «Patria in pericolo». Avviare un dialogo nazionale con una linea rossa invalicabile: la difesa della sovranità non è negoziabile. L’opposizione democratica deve prendere pubblicamente le distanze dalla richiesta di invasione; chi non lo farà dovrà essere trattato come collaboratore di una potenza straniera ostile in tempo di minaccia di guerra (Codice penale e Giustizia militare).

II. Nella sfera internazionale: diplomazia di guerra e alleanze multipolari
Azione: Richiedere una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per denunciare la minaccia imminente alla pace e la confessione della pirateria internazionale.

Strategia: Attivare meccanismi di difesa reciproca con le potenze alleate (Russia, Cina, Iran). In caso di blocco navale, la sua rottura deve essere un’operazione internazionale. Richiedere scorte militari alle petroliere venezuelane.

III. Nella difesa territoriale: guerra popolare prolungata
Azione: Pieno dispiegamento delle FANB e della Milizia Bolivariana secondo il principio della «Guerra di tutto il popolo».

Strategia: Transizione dalla difesa convenzionale alla guerra asimmetrica e di resistenza.
«Dispersione della forza, concentrazione del fuoco.»
Rafforzamento della deterrenza costiera, protezione delle infrastrutture critiche con difesa aerea stratificata. Preparare le città alla resistenza: entrare potrebbe essere facile, ma controllare o uscire sarebbe un «Vietnam nei Caraibi».

IV. Nella comunicazione: la battaglia per la verità (contro-egemonia)
Azione: Smantellare la narrativa del «narcoterrorismo» e focalizzare il messaggio sulla confessione centrale: «Stanno arrivando per il petrolio».

Strategia: Diffondere massicciamente il tweet incriminato, tradotto in tutte le lingue. È la prova definitiva del saccheggio.

Messaggio chiave: «Non vengono per liberarci, vengono per riscuotere un debito immaginario dalla nostra terra.»
Utilizzare l’estetica e il discorso decoloniale per parlare ai popoli dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia.

“Quello che stanno facendo oggi al Venezuela, lo faranno domani a chiunque abbia litio, acqua o gas“.

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