Intervista a Hanieh Tarkian sulla situazione in Iran

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Articolo di Pablo Baldi

1. PERCHÉ GLI USA NON SONO RIUSCITI A OTTENERE UN REGIME CHANGE IN IRAN?

In passato gli USA hanno tentato di far crollare la neonata Repubblica Islamica Iraniana tramite una guerra per procura (la guerra imposta con l’Iraq dal 1980 al 1988). Durante l’amministrazione Biden il segretario di Stato Blinken ha dichiarato apertamente che negli ultimi 20 anni gli Stati Uniti hanno portato avanti una politica di “regime change” in Iran, fallendo. Gli Stati Uniti volevano orchestrare una rivoluzione arancione in Iran ma non ci sono riusciti. Perché?

Fin dalla vittoria della Rivoluzione Islamica nel 1979, l’Iran ha rappresentato una sfida al sistema egemonico mondiale guidato dagli Stati Uniti. La Rivoluzione è stata un movimento identitario di riscoperta della propria tradizione religiosa e culturale e di opposizione all’imperialismo. Da allora vari tentativi di indebolire la Repubblica Islamica – conflitti interni, colpi di Stato, invasione culturale, guerra economica e mediatica, rivoluzioni colorate – sono falliti grazie al sostegno popolare e alle politiche di resistenza.

Ora Trump sta smantellando strumenti come USAID e la propaganda woke. Tuttavia, gli Stati Uniti continueranno a cercare di destabilizzare l’Iran, anche perché il paese rimane il fulcro strategico del Medio Oriente. Il loro approccio probabilmente si concentrerà su nuove strategie di ingerenza indiretta e guerra per procura, affiancate da propaganda mediatica.

2. A CHE PUNTO SONO I NEGOZIATI SUL NUCLEARE?

Esiste già un accordo sul nucleare (JCPOA, 2015), stracciato da Trump. L’Iran aveva adempiuto ai suoi doveri, mentre gli europei no. L’amministrazione Biden ha continuato la politica di pressione, non rispettando le linee rosse iraniane (diritto all’uso civile dell’energia nucleare e negoziati limitati al nucleare). Gli Stati Uniti modificano periodicamente le loro richieste per forzare concessioni e indebolire l’Iran. Tuttavia, l’Iran non vuole la bomba atomica, vietata da una fatwa della Guida Suprema. La contraddizione più evidente è che Israele, potenza nucleare non dichiarata, impone all’Iran restrizioni ingiuste.

3. IRAN, HEZBOLLAH E ANSAR ALLAH: IMPERIALISMO O RESISTENZA?

In Occidente Hezbollah e Ansar Allah sono dipinti come proxy iraniane per delegittimare il loro ruolo di movimenti di liberazione. In realtà sono uniti da valori comuni di resistenza e giustizia. L’Iran sostiene moralmente e materialmente i popoli oppressi, senza ambizioni imperiali. La propaganda occidentale serve a giustificare le politiche aggressive e a presentare l’Iran come uno “stato canaglia”. In Iran, l’Asse della Resistenza è percepito come un baluardo della sovranità, della dignità e della stabilità regionale.

4. LA CONDIZIONE DELLE DONNE IN IRAN

In Iran la dignità della donna è un valore fondamentale, e la Rivoluzione Islamica ne ha promosso la partecipazione politica e sociale. Il velo (hijab), spesso al centro delle polemiche occidentali, è parte integrante dell’identità culturale e religiosa iraniana. Eventuali malcontenti sono più legati a problemi economici che al codice di abbigliamento. Il vero problema è il tentativo occidentale di imporre i propri standard culturali, ignorando la diversità e la sovranità iraniana.

5. L’ORDINAMENTO POLITICO IRANIANO

L’Iran è una Repubblica Islamica che combina sovranità popolare e principi islamici. La Guida Suprema non ha potere assoluto: è eletta dall’Assemblea degli Esperti ed esercita un ruolo di indirizzo morale e strategico. Il popolo elegge regolarmente il Parlamento, il Presidente e l’Assemblea. Le minoranze religiose (cristiani, ebrei, zoroastriani) hanno seggi garantiti in Parlamento. La propaganda occidentale ignora le manifestazioni popolari a sostegno della Repubblica Islamica e il ruolo dell’Iran nella costruzione di un mondo multipolare giusto.

6. L’IRAN È DAVVERO UN PAESE DIVISO?

Più che divisione, in Iran esiste una varietà. Il popolo iraniano è orgoglioso e unito di fronte alle aggressioni esterne. Dissidenti e sabotatori sostenuti dall’estero rappresentano una minoranza marginale. Eventuali malcontenti sono legati a questioni economiche o alla mancata attuazione di ideali rivoluzionari. Le differenze non derivano tanto dal divario città-campagna, quanto dall’influenza della propaganda occidentale.

7. L’AGGRESSIONE SIONISTA E STATUNITENSE ALL’IRAN

L’aggressione di Israele all’Iran è stata premeditata e sostenuta dagli USA, con l’obiettivo di destabilizzare e indebolire la Repubblica Islamica, creando le condizioni per un regime change. L’attacco mirava anche a distogliere l’attenzione dai crimini israeliani a Gaza. L’Iran ha risposto con l’operazione “Promessa Veritiera 3”, dimostrando la propria capacità militare, la determinazione a difendersi e la fragilità del mito di Israele invincibile. L’Iran resta saldo e autonomo, senza bisogno di aiuti diretti da Cina o Russia.

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