PAROLE AL VENTO. DIARIO DA LAMPEDUSA

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PAROLE AL VENTO. DIARIO DA LAMPEDUSA

di Giacomo Sferlazzo

Scontata la premessa che le migrazioni contemporanee e la loro gestione sono il frutto delle politiche neoliberiste degli ultimi decenni: politiche, leggi e prassi che hanno l’obiettivo finale di arricchire ancor di più i più ricchi e impoverire sempre di più chi è già povero e le classi medie.

Scontato che ci sono dei legami inscindibili tra migrazioni di massa, guerre imperialiste e lo sfruttamento dei lavoratori su scala globale.

Voglio scendere nel particolare di chi vive e osserva le migrazioni da un punto di vista privilegiato e amaro: Lampedusa, un’isola ipermediatizzata ma raccontata in maniera distorta e binaria. Da un lato i buoni e dall’altro i cattivi, da una parte i razzisti e dall’altra i solidali antirazzisti etc. etc.

Difficilmente sentirete o leggerete su Lampedusa a proposito del suo utilizzo come piattaforma militarizzata di gestione delle migrazioni nell’ambito più ampio della gestione delle frontiere esterne dell’UE e dell’affare milionario che si consuma sui corpi dei migranti e dei lampedusani.

Negli ultimi giorni, come prevedibile, come da copione mi viene da dire, con il bel tempo sono aumentati gli arrivi di persone provenienti prevalentemente dalla Tunisia.

La gestione delle operazioni di sbarco e controllo si sono rilevate ancora una volta non coordinate in maniera efficiente ed hanno portato al contagio di diversi poliziotti e finanzieri che al momento sono in quarantena sull’isola. Tra le ultime persone migranti arrivate, infatti, ve ne sono diverse con il Coronavirus.

Capita ancora, nonostante l’imponente dispositivo militare presente in mare e sull’isola, che alcune barche di migranti riescano ad attraccare direttamente in alcune cale o al porto e come dimostrato da diversi video e foto, l’allontanarsi a piedi degli stessi migranti, senza alcun tipo di controllo sanitario né di altro tipo.

 

 

Le barche vengono lasciate alla deriva o ammassate nel porto provocando danni enormi ai pescatori e all’ambiente.

PERIODICAMENTE IL PORTO SI RIEMPI DI BARCHE E ALCUNE SONO AFFONDATE E SEMIAFFONDATE.

Un ambiente messo a dura prova da discariche abusive di amianto disseminate sull’isola, dalla presenza di una selva di radar e antenne per le telecomunicazioni

(guarda le mappe interattive su inquinamento elettromagnetico e discariche di amianto a Lampedusa  https://lampedusa-r-esiste.webnode.it/mappa/) , da un depuratore che non funziona da almeno dieci anni,

 

VIDEO: LO SCARICO DELLA FOGNA VA DIRETTAMENTE IN MARE.

da una gestione della nettezza urbana che è a dir poco scandalosa e dall’assenza totale di controllo e pianificazione del territorio.

I trasferimenti dei migranti continuano ad avvenire con la nave di linea, mentre il cambio delle forze dell’ordine preposte alle operazioni di sbarco, con i voli della tratta sociale per la continuità territoriale. Più volte ed in più occasioni è stato chiesto che i trasferimenti e i viaggi delle forze dell’ordine e dei migranti avvenissero attraverso dei mezzi specifici e separati dai mezzi dei “civili” ma la situazione rimane sempre la stessa.

Pochi giorni fa una donna migrante incinta che era stata portata all’hotspot, ha abortito al Pronto Soccorso dell’isola perché non è presente un ginecologo in pianta stabile. Poche settimane fa era stata la volta di una ragazza lampedusana, invece, che per gli stessi motivi aveva perso il figlio che portava in grembo.

Nell’hotspot erano presenti diverse donne incinte che vivono nella promiscuità più assoluta e nel caos totale, senza protezioni sanitarie, ammassate insieme alle altre persone, tra materassi a terra e tende improvvisate nell’esterno dell’hotspot, che ricordiamo, recentemente è stato ristrutturato con una pioggia di milioni di euro che si sommano alle decine di milioni di euro spese in questi anni per la gestione e i vari restauri, si sommano ai milioni di euro delle cosiddette navi quarantena, ai milioni di euro di: radar, caserme, vedette e personale militare che vive e mangia in alcuni alberghi e ristoranti dell’isola.

Su Lampedusa in questi anni sono caduti milioni di euro, medaglie, riconoscimenti vari, premi di tutti i tipi, candidature al Premio Nobel per la Pace eppure non abbiamo un ginecologo, un logopedista, un consultorio, strutture scolastiche decenti etc. etc. etc.

Dopo alcune manifestazioni e raccolte firme portate avanti dal Comitato Spontaneo di Lampedusa con deliberazione n. 250 dell’11 giugno 2020 la Giunta Regionale Siciliana esprimeva “la manifestazione di volontà del Governo regionale sulla possibilità di istituire una struttura ospedaliera nell’Isola di Lampedusa, in quanto zona disagiata, dando incarico all’Assessorato regionale della salute di avviare uno studio di fattibilità al riguardo.

Finite le manifestazioni sembra anche essere finito l’interesse della Regione Siciliana per la sanità a Lampedusa.

Personalmente credo che l’hotspot vada chiuso e l’isola vada smilitarizzata ma purtroppo gli interessi grandi e piccoli prevalgono nelle scelte politiche e amministrative, sia locali che internazionali.

Dei milioni di euro serviti sul macabro banchetto di Lampedusa ai migranti e ai lampedusani arriva poco o nulla, alcune briciole cadono, come accade sempre a chi si ingozza, e qualche isolano striscia sotto il tavolo per raccoglierle.

Dall’esterno nessuno o pochissimi hanno capito Lampedusa, chi collabora con questo tipo di sistema viene santificato mentre: nasconde e lucra, lavorando affinché tutto rimanga com’è, rilucidando con costanza la patina passata sull’isola da pseudointellettuali, ps-eudoartisti, politici, tuttologici e giornalisti di varia statura, per volere di UE e NATO, in maniera più o meno consapevole. Una patina maleodorante di menzogne e silenzi che filtrata da schermi televisivi, cinematografici e pagine di libri e riviste, diventa il “profumo dei buoni”.

Molti altri lampedusani, invece, non riescono ad articolare le proprie rivendicazioni in maniera chiara. Non si riesce a creare un gruppo di persone con una linea politica chiara e coerente.

Chi vede spendere milioni di euro per la gestione delle migrazioni e poi si vede negare il diritto alla sanità e alla salute da decenni, sprofonda in una rabbia sacrosanta che però si può anche andare ad incanalare verso strade pericolose di odio tra le classi più deboli.

I troppi malati di tumore (da novembre sono 4 i morti per tumore) costretti a pagarsi il grosso delle spese per andare a curarsi fuori dall’isola, cosi come le donne incinta o i talassemici non hanno visto cambiare le proprie vite dalle mille passerelle legate alla gestione delle migrazioni avvenute sull’isola, dal Papa in giù …

Ma di questa contrapposizione tra le classi subalterne, con sempre meno diritti, servizi e soldi, la colpa non è solo della Lega e di altri partiti di destra, è soprattutto della sinistra che in questi anni ha sputato sulle classi popolari e sulle contraddizioni materiali e sociali che si sono create nelle periferie geografiche e culturali del paese. Contraddizioni scatenate spesso dalle politiche volute e attuate da tutti i partiti presenti in parlamento (che tra l’altro oramai governano insieme).

Tutta la classe politica degli ultimi decenni (a parte rarissime eccezioni) ha lavorato affinché tutto rimanesse com’è, grazie anche all’indotto creato dalle cosiddette “politiche di accoglienza” e della militarizzazione delle frontiere e grazie anche, per quanto riguarda Lampedusa, ad alcuni personaggi che hanno favorito i processi di “frontierizzazione” come li chiama Paolo Cuttitta, personaggi spesso santificati dalla sinistra borghese.

I comunisti denunciano questa situazione intollerabile e incitano i cittadini di Lampedusa a lottare per

CHIUDERE GLI HOTSPOT,

SMILITARIZZARE LE FRONTIERE E L’INTERA SOCIETA’

FAR TERMINARE LE POLITICHE DI SFRUTTAMENTO, DESTABILIZZAZIONE E GUERRA NEI PAESI DI PROVENIENZA DEI MIGRANTI

REGOLARIZZARE I VIAGGI

ABOLIRE LE NUOVE SCHIAVITU’

RIVENDICARE IL DIRITTO ALLA SANITA’ E ALLA SALUTE PER TUTTE E TUTTI.

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