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Pechino, colonna portante degli equilibri internazionali del nostro tempo

Intervista di Pietro Fiocchi al Sen Vito Petrocelli

Nella foto: Il Sen. Vito Petrocelli a colloquio con Song Tao, l’allora capo del Dipartimento Internazionale del PCC, Pechino 2018

 

Pubblichiamo questa intervista al Sen Petrocelli che è stato Presidente dal 21 giugno 2018 al 12 maggio 2022 della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato.

E’ stato promotore di un’intensa attività parlamentare con particolare attenzione ai temi di politica estera. Vogliamo qui ricordare l’importante visita che il Senatore ha svolto in Cina nel 2018 e l’ultima interrogazione del 28 giugno PETROCELLI, DESSÌ – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla situazione politica e militare in Libia.

La vicenda della sua “rimozione” dalla Commissione Esteri è stata una delle pagine più vergognose della Repubblica. Petrocelli ha pagato per la sua coerenza in disaccordo totale sull’invio di armi a Kiev. Evidentemente la libertà di coscienza al momento del voto vale per tutti, tranne che per chi dissente dall’appiattimento supino che questo Parlamento ha accettato alle politiche “europeiste e atlantiste” che stanno portando alla rovina il nostro Paese.

Nel giorno dell’elezione di Stefania Craxi al suo posto per guidare la commissione Esteri, il senatore Vito Petrocelli ha lasciato il Movimento 5 stelle e ha chiesto di aderire al gruppo di Cal (Costituzione Ambiente e Lavoro).

Ma questa intervista verte sul XX Congresso del Partito Comunista Cinese e l’impatto che avrà sull’Italia.

 

 

…l’Italia e gli italiani hanno bisogno di conoscere direttamente la Cina e far conoscere meglio l’Italia ai cinesi

 

Le questioni globali stanno diventando sempre più complicate e le informazioni false vengono diffuse sempre più spesso, il che crea opinioni inadeguate. Per riequilibrare le tendenze, per capire e interagire con la nostra attualità bisognerebbe più frequentemente fare attenzione alle idee e alle proposte di esperti, studiosi, persone intelligenti ecc. Uno di questi è sicuramente Vito Petrocelli.

Vito Petrocelli è senatore della Repubblica italiana e presidente della sezione bilaterale Italia-Cina dell’Unione interparlamentare.

Nel 2018 è stato invitato in Cina dal Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Cinese e in questa occasione ha guidato la delegazione parlamentare in visita ufficiale a Pechino, Chongqing e Xiamen. Nel 2019 ha partecipato a Pechino ai lavori del Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale.

Vito Petrocelli non parteciperà alle prossime elezioni. Tuttavia, anche fuori dal Parlamento, continuerà ad occuparsi di relazioni internazionali e della cooperazione tra l’Italia e i cosiddetti “Paesi non allineati”, tra cui la Cina.

Allora, diamo la parola al senatore Vito Petrocelli…

Il 20esimo Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese è in patria un momento importante per tutto il popolo. Secondo Lei, al di fuori della Cina quale significato, quale importanza tale evento potrebbe avere per i popoli di altri paesi? E per gli italiani?

I lavori del Congresso nazionale del PCC saranno seguiti con attenzione in tutti i paesi del mondo, sia dagli esponenti politici che dai cittadini comuni. Il Congresso determina la nuova linea politica del Partito ed esprime la nuova dirigenza che dovrà attuarla. Si  tratta quindi di un evento che ha la stessa importanza delle elezioni nei grandi paesi occidentali.

Mi aspetto molte conferme nei temi già esaminati dal 19esimo Congresso, e credo sarà dato molto spazio all’analisi della proiezione interna ed internazionale della Cina, soprattutto per il nuovo scenario di crisi internazionale e per le prospettive di una nuova guerra fredda.

Credo che per l’Italia sarà più importante seguire le scelte di politica economica che emergeranno dal Congresso.

Quale potenziale e quali prospettive Lei vede rispetto all’iniziativa del presidente Xi Jinping “Belt and Road” per quanto riguarda la possibilità di dar vita a rapporti internazionali più positivi, una cooperazione più efficace e soprattutto la lotta contro la povertà nel mondo?

Continuo ad essere un grande sostenitore delle potenzialità della Belt and Road Initiative e penso che la firma del Memorandum di Intesa tra Italia e Cina sia la migliore scelta strategica fatta dal governo Conte nel 2019. Ho partecipato al secondo Belt and Road Forum for International Cooperation di Pechino nell’aprile 2019 per comprendere meglio le potenzialità dell’iniziativa lanciata del presidente Xi Jinping.

Io ritengo che l’Italia avrebbe i maggiori benefici nel miglioramento delle dotazioni infrastrutturali marittime, nella cooperazione con paesi terzi soprattutto africani, nella conferma di una agenda positiva di dialogo per il nostro paese, che conferma in questo modo di non avere ambizioni neocoloniali.

La Cina si sta incamminando verso la costruzione a tutto tondo di uno stato socialista moderno. Come valuta l’evoluzione e lo sviluppo economico del paese?

Io penso che la sfida principale che la Cina deve ancora superare è quella di vivere la contraddizione tra il futuro, rappresentato dalla costruzione di un socialismo moderno, popolare e partecipativo, e il presente.

Il socialismo con caratteristiche cinesi è stato il motore dell’enorme sviluppo economico e sociale del paese. Mi stupirebbe favorevolmente se il 20esimo congresso portasse nel dibattito interno anche il confronto con altre esperienze di socialismo partecipativo, come quelle di alcuni paesi dell’America latina.

Con il 20esimo Congresso verranno eletti nuovi dirigenti del Partito Comunista Cinese. Quali desideri, quali aspettative ha verso il nuovo gruppo dirigente?

Ho avuto modo di conoscere e collaborare con alcuni esponenti della dirigenza del PCC negli ultimi 5 anni. Ho guidato un’ampia delegazione parlamentare in visita a Pechino, Chongqing e Xiamen a novembre del 2018. Ho promosso un confronto tra il Parlamento italiano e la dirigenza del Partito della regione autonoma dello Xinjiang.

Il contatto diretto è la maniera migliore per far conoscere la Cina ai rappresentanti del popolo italiano, è la maniera migliore per superare la diffidenza imposta dalla propaganda occidentale.

Spero di poter dare il mio contributo lavorando anche con il nuovo gruppo dirigente, perché l’Italia e gli italiani hanno bisogno di conoscere direttamente la Cina e far conoscere meglio l’Italia ai cinesi. Turismo, cultura e commercio possono migliorare ancora di più se manteniamo saldi rapporti politici.

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