Università italiana tra sottofinanziamento, privatizzazione e precarietà

La spesa per ogni studente terziario è di 7.628€, a fronte della media OCSE di 12.912€.
In dollari a Parità di Potere d’ Acquisto l’Italia spende per studente 9000$ e la Germania 19.500$.
La percentuale di spesa sul PIL è dello 0,6%, a fronte di una media OCSE dell’1,3%.
Inoltre, il 26,4% di questi fondi deriva da privati.
Un riallineamento alla media europea (1% del PIL) richiederebbe una spesa di circa 18 miliardi,
mentre il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) nel 2025 è stato di 9.367 miliardi.Nella manovra di bilancio del 2026 il FFO ha visto un incremento nominale dello 0,3%
(25 milioni di euro) a fronte di un’inflazione dell’1,1%, con rincari che hanno colpito in particolare
le famiglie piú in difficoltà con un aumento del 3% per i servizi sanitari e del 2,4% per i prodotti alimentari.
La contrazione in termini reali (ossia in relazione al potere d’acquisto) del finanziamento pro capite per studente e per docente
è del 20% nel periodo 2014-2025.
Come evidenziato da numerose analisi del Consiglio Universitario Nazionale, i criteri di assegnazione dei fondi favoriscono
gli atenei di maggiori dimensioni, con il più alto numero di iscritti e collocati nelle aree piú ricche del Paese, divenendo un amplificatore
delle disuguaglianze socio-economiche.
Ciò è in netta contraddizione con l’articolo 3 comma 2 della Costituzione italiana:
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Questi criteri sono funzionali all’aziendalizzazione delle università, le quali si pongono come obiettivo
la massimizzazione della quantità di studenti iscritti piuttosto che il miglioramento della qualità didattica.
La mancanza di investimenti strutturali si traduce in un’università che non è strumento di mobilità sociale.
Anzi, l’università è il luogo in cui vengono riprodotte le disuguaglianze di generazione in generazione:
il 63% delle persone di età 25-34 anni con almeno un genitore laureato ha una laurea, mentre il dato cala
al 15% tra coloro che non hanno genitori laureati.
Le carenze dell’istruzione universitaria sono da inserire nel piú ampio quadro della perdita di capacità di pensiero critico:
il 37% degli italiani di età 25-64 anni hanno competenze di alfabetizzazione pari o inferiori a 1
(in una scala da 0 a 5) dell’OCSE, ossia il 37% degli adulti italiani non va oltre la comprensione di testi brevi e semplici.
La crisi del sistema universitario italiano va ben oltre le spaventose cifre del suo sotto-finanziamento.
Il taglio alla spesa pubblica per le università è espressione di un cambio di paradigma.
Ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi è la mercificazione del sapere.
Il capitalismo è totalitario perché espande la logica del profitto in ogni ambito: l’università viene svuotata
di ogni sua funzione sociale (formazione di cittadini istruiti, possibilità di ascesa sociale, socialità ecc)
per diventare un mercato delle lauree.
Il “merito” è lo scudo ideologico dell’università individualizzata in cui gli studenti competono per aumentare
il proprio “capitale umano”, che spesso si traduce nell’essere ben inserito nei giusti giri.
Le università telematiche sono la massima espressione della deriva del sapere mercificato.
Queste sono molto più “propense” a passare i propri clienti: i laureati in corso è dell’80,9%
rispetto al 54,7% degli atenei fisici.
I costi medi annuali per frequentare un’ università telematica sono di 2.953€ per le lauree triennali
e di 3.070€ per le lauree magistrali.
Il numero degli iscritti alle università telematiche ha avuto un incremento esponenziale negli ultimi anni.
Se nell’anno scolastico 2015/16 gli iscritti erano circa 60’000,
si passa a 113’000 nel 2018/19, 185’000 nel 2021/22
e oltre 300’000 nel 2024/25, pari al 21,8% degli studenti universitari italiani.
Il giro d’affari stimato delle università telematiche arriva a circa 900 milioni di euro.
A questi va sommato il giro d’affari delle università private.
Sono iscritti a queste circa 130.000 studenti (il 7% della popolazione studentesca).
Sebbene la retta media sia di 7.447€, i proventi operativi medi per studente arrivano a 14.000€.
Il giro d’affari complessivo è stimabile in 1,8 miliardi.
Quindi quasi il 30% degli studenti italiani si laurea presso atenei privati con un giro complessivo
annuale che si aggira attorno ai 2,7 miliardi di euro.
La mancanza di fondi spinge le università a comprimere i salari dei suoi lavoratori attraverso
contratti precari.
La logica dell’austerità viene applicata anche all’istruzione superiore.
Cito da Carne da macello. Quando decisero di uccidere l’Università di Luigigiovanni Quarta:
“Al 15 aprile 2024, il personale precario nell’università rappresentava il 48,9% dell’intero corpo accademico…”
I piú colpiti sono i ricercatori.
La XII analisi annuale dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia
rileva che l’86,5% dei contratti post-doc scadrà nel 2026.
La ministra dell’università e della ricerca Bernini sta sferrando un ulteriore attacco ai ricercatori
con il DDL 1240.
La mercificazione del sapere ne è l’intento dichiarato:
“L’imponente processo di rivoluzione tecnologica degli ultimi anni ha evidenziato ancor di piú la necessità di ripensare il sistema della formazione superiore e della ricerca nella prospettiva di adeguare il bagaglio competenziale alle esigenze del mercato e del mondo professionale…”
Infatti viene istituito il professore associato con contratti da 3 mesi a 3 anni.
Al posto del contratto di ricerca viene creato il contratto post-doc.
Risulta evidente la volontà di frammentare l’unitarietà dei ricercatori, istituendo i ruoli di
assistenti di ricerca junior e senior.
Insomma, le politiche del divide et impera e del precarizza e sfrutta rimangono
le assi attorno a cui ruotano le politiche governative.
La lotta per conquistare un’università accessibile a tutti e di qualità passa dal contrasto
all’aziendalizzazione delle università e all’aumento delle spese belliche.
Vogliamo che i nostri giovani diventino Uomini o carne da macello?
Note e fonti
OECD – Education at a Glance 2024
OECD – Education at a Glance 2025: Country Notes – Italy
Pagella Politica – Economia italiana 2025
Ibid.
Consiglio Universitario Nazionale – Analisi sul finanziamento universitario
Costituzione della Repubblica Italiana – Articolo 3
Dati su università telematiche – elaborazioni su dati ministeriali MUR e analisi di settore.
Luigigiovanni Quarta, Carne da macello. Quando decisero di uccidere l’Università.
Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia – XII analisi annuale







