GENESI DELLA PANDEMIA COVID 19: COMMISTIONI DI INTERESSI FINANZIARI E MILITARI. RUOLO CRUCIALE DI C.I.A. E PENTAGONO

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GENESI DELLA PANDEMIA COVID 19: COMMISTIONI DI INTERESSI FINANZIARI E MILITARI. RUOLO CRUCIALE DI C.I.A. E PENTAGONO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo importante contributo riguardante l’origine della pandemia in corso. I sospetti e le coincidenze presentate costringono chiunque a interrogarsi criticamente su quello che è avvenuto davvero, al di là della martellante propaganda a cui i media occidentali hanno sottoposto e continuano a sottoporre l’opinione pubblica. Sono evidenti i temi connessi con la politica internazionale, con la sempre più aggressiva azione politica, militare ed economica contro la Cina e tutti i Paesi che si oppongono al diktat dell’imperialismo euroatlantico.

di ANTONINO MASSARA

01/ 11 / 2021

 

Le verità che sono emerse in questi ultimi tempi definiscono i tratti di coloro i quali sono responsabili della esplosione pandemica ([1]). Il fatto che il virus Sars Cov 2 sia di origine naturale o frutto di un incidente di laboratorio, è ancora oggetto di studi scientifici complessi, ma in ogni caso la conoscenza di alcuni elementi incontrovertibili evidenzia come ci siano delle gravissime responsabilità predisponenti la genesi della pandemia.

Per capire bene tutta questa vicenda, bisogna comprendere che le guerre, dal 1917 ad oggi, non si sono mai estinte, hanno solamente cambiato abito, e la fine della guerra fredda ha aperto nuovi scenari di conflitti “ibridi” che si combattono con varie armi: finanziarie, commerciali, tecnologiche, mediatiche e anche chimico/microbiologiche.

Storicamente la C.I.A e il Pentagono hanno avuto sempre un ruolo cardine in tutte queste operazioni, a volte si sono palesate volontariamente, altre volte hanno agito nell’oscurità, creando una narrazione che li discolpasse e attribuendo il ruolo di nemico dell’umanità intera, al bersaglio di turno da essi individuato. Studiare la C.I.A. e il cosiddetto “Deep State” statunitense significa comprendere il loro ruolo di egemoni nell’arte della guerra. Chi è abile nel campo militare sa bene che il primo passo da compiere per giustificare una guerra è quello di conquistare il consenso della gente. Ecco da dove nasce la campagna diffamatoria nei confronti di Pechino e il come e il perché si è scelto il laboratorio di Wuhan, come epicentro del conflitto.

Punto 1: l’assioma secondo il quale, il laboratorio di Wuhan si trova in Cina, ci lavorano scienziati cinesi, quindi la colpa è della repubblica popolare cinese, non è valido.

Oggi si sa che le acque reflue di Milano e Torino, all’inizio di dicembre del 2019 erano già infestate del virus Sars Cov-2. Anche in altre parti del mondo (Stati Uniti in primis, e confine russo-ucraino) si sono registrati degli episodi di polmoniti atipiche serie, in tutto il 2019, molto prima dell’individuazione di Wuhan come epicentro della pandemia. Questi dati però, non si sono mai voluti riconoscere. Tuttavia, intorno al laboratorio di microbiologia di Wuhan, è stato svolto un lavoro certosino di individuazione dettagliata di casi, che in altre parti del mondo erano conosciuti come “polmoniti atipiche.” Quindi da Wuhan in poi non si parlerà più di “polmoniti” in senso generale, bensì di un virus dettagliato, con caratteristiche molto precise in termini di patogenicità e contagiosità. Il laboratorio si trova vicino ad un grande mercato del pesce, e questo dunque era il “luogo perfetto” dove poteva nascere e diffondersi una pandemia, agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma come nasce il laboratorio di Wuhan? Il laboratorio è stato voluto dal presidente francese J. Chirac nell’anno 2000, costruito con materiali e tecniche francesi, inaugurato da B. Cazeneuve, premier francese di quegli anni. Era nato come laboratorio di ricerca in microbiologia, dentro un progetto di cooperazione sino-francese. Gli americani, da sempre egemoni in geopolitica, capirono che la Francia e Cina potevano rappresentare dei competitor pericolosi sul campo della ricerca in microbiologia e dunque comprarono tutto il laboratorio, diventandone UNICI proprietari e gestori! Gli apparati federali statunitensi hanno messo i soldi, hanno portato scienziati e perfino loro ispettori del ministero degli esteri per controllare che tutto quanto funzionasse bene. Nel laboratorio di Wuhan lavoreranno, negli anni, ricercatori statunitensi in collaborazione con quelli cinesi. Lo scopo di queste collaborazioni era quello di potenziare le ricerche che si svolgevano nel laboratorio di Fort Detrick negli Stati Uniti, infatti i due laboratori lavoreranno agli stessi identici programmi, nelle stesse condizioni di sicurezza e con un interscambio di know how costante. Questi programmi scientifici detti G.O.F (Gain Of Function, o “guadagno funzionale”) si basano su sperimentazioni estremamente pericolose! Tanto è vero che una larghissima parte della comunità scientifica internazionale, ha più volte fatto richiesta di censura. Il vertice della piramide mondiale delle sperimentazioni G.O.F è Antony Fauci, dal 1984 direttore del National Institute of Allergy and Infectious Disease (NIAID) ente del dipartimento della salute statunitense.

Punto 2: network mondiale di laboratori americani di microbiologia, controllo del territorio straniero nel contesto di una guerra ibrida.

Esperimenti di Gain Of Function non si svolgevano solo a Wuhan ma in tutto il mondo. A partire dalla presidenza Bush, intorno al 2006, viene dato l’ordine, ufficialmente per tutelarsi dal terrorismo, di costruire in tutto il mondo oltre 200 laboratori militari di cui 54 di massima sicurezza. Molti di questi laboratori circondano la Russia e la Cina, giusto per sottolineare il ruolo geostrategico degli stessi laboratori. In Ucraina ad esempio, gli americani hanno costruito ben 16 laboratori di questo tipo, violando completamente la Costituzione di quel paese. La scoperta dei laboratori ucraini è avvenuta quasi per caso. Poiché questi sono ubicati lungo il confine con la Russia, improvvisamente in quest’area nel 2018 è scoppiata una epidemia stranissima caratterizzata da gravi sintomi respiratori. Durante la ricerca delle possibili cause, si è scoperto che tutti i focolai che sono sorti, sono posti “a cerchio” intorno ad uno di questi laboratori statunitensi. In Georgia è stato fatto anche di peggio, nel paese caucasico infatti c’è una denuncia ufficiale al Parlamento. Nella denuncia viene detto espressamente che sono state usate 71 persone come cavie umane per esperimenti biologici. Questi soggetti sono deceduti tutti. I parlamentari georgiani sono entrati in possesso di documenti relativi a questo laboratorio nei quali si parla di una ricerca approfondita che veniva condotta sulla genetica del popolo russo, possibile bersaglio in caso di guerra batteriologica.

Se si osservano i luoghi nei quali sono avvenute le principali epidemie in giro per il mondo, negli ultimi 10-12 anni, si scopre che vicino a questi focolai di infezione ci sono dei laboratori militari statunitensi nei quali si eseguono esperimenti di G.O.F. L’ultima epidemia di Ebola in Africa ne è un esempio. In questo caso si sono svolti esperimenti di guadagno di funzione su uno dei virus più letali al mondo. Stesso discorso per le ultime epidemie di Mers o di Nipah.

Punto 3: similitudini tra il laboratorio di Wuhan e quello di Fort Detrick.

I laboratori di Fort Detrick e Wuhan sono sempre stati in simbiosi, entrambi lavoravano agli stessi progetti, stessi tipi di esperimenti, stessi ricercatori, con gli stessi sistemi di sicurezza. Fort Detrick era il più grande laboratorio di ricerca biologica al mondo, era un laboratorio militare sotto la supervisione del Pentagono. Le ricerche militari erano affiancate da un centro di ricerca civile guidato da Fauci.

Questa mescolanza tra civile e militare è fondamentale per capire tutto quello che è accaduto. Tutta questa storia ha a che fare con questioni militari, e per militari si intende la produzione di armi biologiche. La parte della ricerca civile, però, è altrettanto determinante, in particolare la ricerca condotta delle case farmaceutiche produttrici di vaccini.

La logica di questa mescolanza è quella di avere un antidoto contro un’arma biologica, ecco perché ricerca scientifica e civile si trovano unite in questi laboratori, in modo tale che chi detiene l’arma, possa difendersi da un eventuale sua liberazione senza restarne vittima. Un documento del Governo australiano che risale al 2010 afferma sostanzialmente che: il Governo sapeva con certezza che in questo momento c’è un’arma biologica che ha la priorità rispetto alle altre armi, perché è ritenuta la più efficace, un’arma biologica di classe A ed è l’arma alla Sars. Nonostante la Convenzione di Ginevra del 1926, 15 paesi al mondo possiedono armi biologiche.

Punto 4: incidente di Fort Detrick.

Nel 2018, un’analisi delle acque reflue della zona intorno al laboratorio, aveva rivelato una contaminazione con una serie di virus e, risalendo alle origini di queste acque, si accorsero che provenivano da quel laboratorio. La causa di questo incidente sembrerebbe dovuta ad un errore umano di non sostituzione dei filtri di scarico delle acque. Il Pentagono attiva subito un’ispezione dalla quale si evince che il laboratorio è pieno di falle, tuttavia non fu preso alcun provvedimento. Nel giugno del 2019 nell’area attorno a Fort Detrick incomincia a svilupparsi una epidemia di polmonite atipica, fatto riportato da tutti i giornali locali dell’epoca ma anche dal New York Times e dal Washington Post. Dopo qualche settimana il laboratorio viene chiuso. Alcuni studi statistici hanno calcolato che ci sono stati nell’area circa 10.000 morti in più rispetto alla media normale e una parte di queste morti sono avvenute negli ospizi che ospitavano i veterani di guerra. Questo perché i malati di Fort Detrick andavano a curarsi in un ospedale militare vicino al laboratorio e i medici che curavano i malati, erano gli stessi che poi andavano negli ospizi dei veterani di guerra.

Punto 5: simulazione Crimson Contagion 2019.

Secondo una recente indagine giornalistica, alcune coincidenze e situazioni anomale verificatesi negli Stati Uniti, susciterebbero sospetti sulla vera origine del virus. Prima fra tutte quella del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitense che, a fronte di una diminuzione di 940 milioni di dollari del proprio budget, fece crescere di una volta e mezzo rispetto al 2018 il programma di pianificazione e risposta dell’influenza. Una mossa molto lungimirante, secondo l’inchiesta, visto che nella stagione 2019-20 le infezioni in USA si verificarono in anticipo rispetto al solito, con il picco più alto degli ultimi 16 anni, oltre alla diffusione in molte parti del Paese di polmoniti e malattie respiratorie con cause sconosciute.

Il CDC, come è noto, avrebbe poi ordinato la chiusura del laboratorio di Fort Detrick. Poco prima di chiudere il laboratorio, il dipartimento della difesa, avrebbe emesso un bando per finanziare progetti biochimici, tra cui uno con un nome sorprendente: “SVILUPPO DI PICCOLE MOLECOLE PER TRATTARE NUOVI VIRUS”. Il progetto fu lanciato il 2 maggio 2019, nello stesso mese in cui il National Institute of Healt firmò un accordo di collaborazione con l’azienda farmaceutica MODERNA, per la ricerca sul vaccino contro un tipo di coronavirus. La cooperazione sui vaccini con la casa farmaceutica (ufficialmente destinata alla sindrome MERS) fu condotta in un laboratorio fondato dal dott. Ralph Baric, un virologo noto per la sua ricerca sui coronavirus ed autore della clonazione della SARS avvenuta nel 2003 proprio a Fort Detrick. L’indagine ha poi posto l’attenzione sulla simulazione CRIMSON CONTAGION 2019 che, da gennaio ad agosto 2019, ha testato le capacità degli Stati Uniti di rispondere ad una pandemia di sorprendenti somiglianze con quelle del COVID 19. Questa operazione ha avvertito gli Stati Uniti circa le implicazioni che si potevano scatenare della pandemia. L’esercitazione sulla pandemia del 2019, ha evidenziato aree di preoccupazione per i funzionari statali e federali.

A Chicago, nell’agosto 2019, le agenzie federali hanno condotto una simulazione, per vedere come una nazione avrebbe gestito una pandemia, in particolare una epidemia globale mortale priva di una cura nota. L’esercizio ha evidenziato una serie di carenze nazionali, tra cui una quantità insufficiente di cure mediche. Si chiama “esercizio funzionale di contagio zona cremisi”. Il New York Times è stato il primo a segnalarlo ed a pubblicarlo. Si trattava di un esercizio sull’influenza, non sul coronavirus, ma il documento indica aree problematiche specifiche per un ipotetico focolaio che, profeticamente, inizia in Cina ed arriva a Chicago. Il 13 agosto, nell’Illinois ed in altri 11 stati, dall’Arizona al Connecticut, i funzionari federali, statali e locali hanno iniziato l’esercitazione.

Lo scenario: un focolaio di nuova influenza su larga scala iniziava in Cina e si diffondeva rapidamente, individuato per la prima volta a Chicago, cresce fino a raggiungere dimensioni pandemiche per contagio da uomo a uomo. I vaccini accumulati, sempre secondo la simulazione, non sono sufficienti e, oltretutto, inadeguati a contenere il virus (scenario sinistramente troppo simile alla realtà che poi effettivamente si è verificata!).

Sono coinvolti nella prova nazionale: 19 aziende federali, 12 stati, 74 aziende sanitarie locali, 87 ospedali.  Secondo il rapporto, i funzionari del consiglio di sicurezza nazionale alla Casa Bianca, sono stati informati durante l’esercitazione.

Tra i risultati principali: fonti di finanziamento federali insufficienti per una grave pandemia di influenza. Confusione su come applicare la legge sulla produzione della difesa dalla pandemia. L’attuale catena di forniture mediche e la capacità di produzione non sono state in grado di soddisfare la domanda. La produzione globale non sarebbe in grado di soddisfare la domanda interna di dispositivi di protezione individuale e forniture ausiliarie. La dottoressa Allison Arwedy è stata intimamente coinvolta nella simulazione e, come risultato, ha aumentato la preparazione generale della città di Chicago. Il sindaco Lory Ligthfoot è stato schietto in un briefing telefonico con i giornalisti: “è chiaro, per me, che il governo federale non ci aiuterà”, ha detto. Alla esercitazione hanno preso parte il dipartimento della sanità pubblica di Chicago, l’ufficio per la gestione e le comunicazioni delle emergenze, nonché il dipartimento della sanità statale. Sebbene, sia il rapporto, sia la dott.ssa Arwedy, elogino molte agenzie federali per la collaborazione e l’elaborazione di una strategia di risposta, la simulazione sulla pandemia ha previsto delle conseguenze disastrose: 110 milioni di malati, 7,7 milioni di ricoveri e 586.000 decessi tutti negli Stati uniti in assenza di una risposta coordinata a livello nazionale.

Punto 6: Ecohealth Alliance

Da fine anni 80 in poi, negli Stati Uniti sono state condotte delle politiche estremamente aggressive di privatizzazioni. Dentro questa logica, il Governo ed in particolare il Pentagono hanno istituito fondi per costruire e finanziare molti laboratori di ricerca e affidato questa gestione non alle proprie autorità militari o civili ma ad entità private. La più importante di queste si chiama ECOHEALTH ALLIANCE la quale è una fondazione supportata da tre grossi pilastri, il primo di questi è la consulenza legale di alcuni studi riconducibili alla C.I.A. Il secondo pilastro è rappresentato da alcune grandi case farmaceutiche che lavorano sui vaccini come ad esempio la Boehringer Ingelheim. Il terzo è costituito dai tre maggiori colossi della finanza: BLACKROCK, VANGUARD, STATE STREET CORPORATION, principali azioniste di tutte le aziende di Big Pharma. Ecohealt Alliance lavora esclusivamente facendo sperimentazioni di Gain Of Function, che non si possono fare in tutte le parti del mondo e che erano stati banditi dagli Stati Uniti per poi essere nuovamente autorizzati da Trump nel 2017, ma in condizioni di estrema rigidità giuridica tale per cui era molto difficile accedere ai finanziamenti. Il direttore scientifico della fondazione è anche un eminente scienziato dell’OMS che farà parte della delegazione di scienziati mandati in Cina dalla stessa OMS per ricercare le origini del virus. Il suo nome è Peter Daszak.

Ecohealth Alliance ha da anni stretti rapporti con l’istituto di virologia di Wuhan, rapporti che, nel corso di pubblicazioni scientifiche sono stati volutamente offuscati. La fondazione, che vanta al suo interno prestigiose case farmaceutiche come Johnson & Johnson che lavorava a Wuhan, si è trovata in una grave condizione di conflitto di interesse che è emersa dalle 528 pagine di documenti rilasciate qualche settimana fa dall’ N.I.H (National Institute of Healt), l’agenzia del dipartimento della salute americana. Un fiume di denaro pubblico e di know how che dagli Stati Uniti tramite Ecohealth Alliance, con Daszak come investitore principale, sono stati immessi per anni negli istituti di ricerca cinesi, tra cui quello di Wuhan. 3,7 milioni di dollari dal 2014 al 2020 che gettano nuova luce sugli esperimenti che si facevano in Cina, esperimenti che sul suolo statunitense non potevano essere condotti e che quindi si provvedeva a realizzare altrove. Questi documenti sono stati rilasciati tardi dall’N.I.H., proprio per tentare di offuscare questa realtà, venuti a galla solo grazie ad una causa intentata dal sito investigativo INTERCEPT contro l’agenzia americana della salute il cui direttore, Francis Collins è uomo fidato di Fauci. Una parte di queste sperimentazioni sui virus Sars veniva condotta sui cosiddetti “topi umanizzati” che possedevano l’intero genoma di un topo e un solo gene umano che è in gene per il recettore ACE2 a cui si legano le proteine SPIKE. In questo modo i ricercatori possono selezionare un virus adattato all’uomo mentre all’inizio avevano solo un virus adattato ad una specie animale che, quindi, non avrebbe potuto infettare gli umani. Nel documento di finanziamento dell’N.I.H., i ricercatori mostravano i loro risultati preliminari dove arrivavano a moltiplicare la rapidità di infezione nei polmoni di 10.000 volte. Un esperimento che aumenta la virulenza di un virus di 10.000 volte è molto rischioso. Non solo: i topi, pochi giorni dopo essere stati infettati con i nuovi virus “chimerici”, avevano perso fino al 20% del loro peso, segno della maggiore aggressività del virus. In base alle regole dei finanziamenti americani, qualora durante gli esperimenti avvenisse qualcosa di potenzialmente pericoloso, come una replicazione più veloce rispetto al virus di partenza, bisognava fermare tutto ed avvisare i responsabili dell’N.I.H. L’N.I.H ha ammesso che Ecohealth Alliance non ha rispettato gli standard di sicurezza, non avvisando l’agenzia americana che adesso chiede all’organizzazione di Peter Daszak tutti i dati e tutti gli esperimenti fatti a Wuhan.

È emersa la verità su un progetto che alla fine non è stato finanziato, ma che è molto interessante per le sue implicazioni. Lo avevano proposto Peter Daszak ed Ecohealt Alliance al dipartimento della ricerca militare americana (DARPA). La proposta era stata presentata nel 2018 all’agenzia governativa, che era incaricata di sviluppare nuove tecnologie per uso militare. Il progetto ha un nome allusivo, “DEFUSE” disinnescare. 14 milioni di dollari, tre anni e mezzo di ricerca per identificare nuovi coronavirus simili alla Sars in Asia per prevenire il rischio di “salto di specie” a supporto dei militari americani, spesso impiegati in regioni a rischio di malattie infettive. Fra i partner, una serie di prestigiose università americane a cui dovevano essere inviati i campioni. Anche se questo progetto non è stato approvato, per mancanza di dati fondamentali sul piano etico e sociale, si sa che è in cerca di nuovi e più “sicuri” dati affinché possa ottenere i finanziamenti, quindi è tutt’altro che morto! Questo dà la misura di cosa sia Ecohealth Alliance.

Poche settimane fa negli Stati Uniti è passato un emendamento per impedire che il dipartimento della difesa finanzi Ecohealth Alliance, ma l’associazione di Peter Daszak negli ultimi anni ha ricevuto finanziamenti importanti da altre agenzie governative americane, in particolare dall’istituto di malattie infettive guidato da Anthony Fauci

Punto 7: verità prima del covid 19.

Viviamo in un’era in cui si investono molti soldi per cercare di capire cosa può succedere in futuro. Per quanto riguarda il virus, siamo di fronte ad un evento che ha cambiato il mondo ed ha messo in ginocchio le strutture sociali. In un mondo nel quale si prevede tutto, sarebbe stato bizzarro non riuscire a prevedere una calamità del genere. Quasi tutti i governi e le organizzazioni scientifiche del mondo, ormai da 18 anni a questa parte, cercano di dare la caccia ai Coronavirus nel tentativo di fronteggiarne gli effetti e prevenirne i costi. Così, già dal 2019, si aveva un quadro molto preciso di ciò che sarebbe successo, non solo nelle sue modalità come si è effettivamente sviluppato, ma anche degli effettivi disastri economici, politici e sociali che ne sarebbero scaturiti. L’esercitazione Crimson Contagion ha riguardato la Casa Bianca, tutti i ministeri a partire dal Pentagono, tutti e 17 servizi segreti, i principali istituti di ricerca e le università, multinazionali, banche e società finanziarie. Tutte queste entità, per 8 mesi, da gennaio ad agosto 2019 hanno simulato una pandemia da Coronavirus. Da questa simulazione è nato il rapporto Crimson Contagion. Ciò che è stato scritto in questo rapporto, si è avverato poi nella realtà, come se l’inconsistenza dei sistemi sanitari, l’inadeguatezza dei vaccini e il prototipo del green pass, fossero stati previsti o, malignamente, architettati.

Anche il Governo britannico ed OMS hanno effettuato test socio-sanitari simili che sono state condotte anche da privati come la Bill e Melinda Gates Fondation e il World Economic Forum che hanno simulato l’EVENT 201 GLOBAL PANDEMIC EXERCISE, evento simile al Crimson Contagion.

Conclusione

Per due anni il mondo intero ha infangato la Repubblica Popolare Cinese additandola come unica e volontaria colpevole di tutto ciò che è successo, oscurando, peraltro, l’immenso lavoro che la Cina ha svolto per garantire un sistema sanitario in grado di assorbire l’urto di un tale disastro. Pechino infatti, ha attuato delle politiche di contenimento della pandemia che hanno dato dei risultati eccezionali, come è successo anche a Cuba e Vietnam, a differenza di un occidente neoliberista dove i morti non avevano nemmeno diritto di sepoltura come è successo sia negli Stati Uniti, ma anche in Brasile, Ecuador e India.

Il caso italiano è emblematico dei disastri che può causare il neoliberismo scientifico, come ci insegnano le inchieste sulla falsificazione del piano pandemico, e la gestione delle R.S.A.

Il mondo oggi deve chiedere scusa alla Cina ed imparare da essa su come pianificare i sistemi sanitari nazionali.

 

[1] https://www.lariscossa.info/trump-fort-detrick-covid-19/

1 Comment

  1. Luigi ha detto:

    Era evidente sin dal principio come la Cina evitava di cadere nelle continue provocazioni a stelle e strisce, piuttosto che nascondere qualcosa Xi Jinping perseverava nel paziente lavoro di collaborazione, previsto nel lungimirante programma globale di riforma e apertura. Pur considerando l’impianto politico cinese come inedito, specifico e irreplicabile lo studio dello stesso può fornire degli importanti spunti di riflessione, valutazioni e applicazioni altrettanto inedite nella nostra esperienza. Un nostro preciso dovere rimane comunque quello di sfatare la bufala riguardo alla sindrome dell’accerchiamento, poiché anche se non ha scolari la storia insegna quanto la sindrome sia falsa, mediaticamente costruita ad arte ed è parte integrante del reazionario revisionismo storico mentre l’accerchiamento è reale e materialmente visibile. Dalla nostra parte abbiamo il tempo, la Storia e la realtà, non è un caso che sia stato proprio un gigante sulle cui spalle siede il nostro partito di nani ad arringare la propria difesa con le parole. …. “la storia mi difenderà”.

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