IL MERCATO DEL LAVORO IN GERMANIA

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IL MERCATO DEL LAVORO IN GERMANIA

Dai Compagni della sezione tedesca della Federazione Estera del PC.

 

La Germania nell´immaginario collettivo è diventata quella nazione in cui il lavoro non manca e che per milioni di lavoratori stranieri costituisce la meta ambita per porre fine a tutti i problemi che derivano da una vita dominata dall´incertezza o della totale assenza di lavoro. Questa idea, ricamata come un vestito da quella sartoria di cui la Germania è divenuta la modella regina delle passerelle mediatiche, ha fatto sì che la nazione tedesca sia diventata il modello da seguire ed a cui ispirarsi.

 

La realtà di tutti i giorni invece ci mostra l´altra faccia della medaglia dove, sebbene giuridicamente tutto il mondo del lavoro viene disciplinato in maniera dettagliata, tuttavia a goderne ne sono solo una piccola parte dei lavoratori (laureati che vanno a fare lavoro di ufficio presso aziende, dalle grandi in su), la maggior parte si trova in una giungla dove il liberismo capitalista spietato, celato dietro i sorrisi rassicuranti quanto falsi della coalizione cristiano-socialdemocratica (lo strumento politico da sempre preferito dal capitalismo per far prosperare i suoi malaffari), imperversa aggirando il piano giuridico e usufruendo di tutti i canali che introducono al mondo del lavoro.

 

La Germania ha impostato la sua strategia occupazionale sul principio della selezione più cinica il cui effetto produce essere scartati. E in questo caso il verbo si trasforma interamente nel sostantivo e cioè si finisce per diventare scarti.

 

La selezione ad esempio parte sin dai primi anni scolastici in cui bambini con problemi di linguaggio (dislessia, molti bambini stranieri che parlano male la lingua…) vengono mandati nelle Sekundarschule, in cui il piano didattico è diverso meno qualificante così si finisce da subito a essere incanalato in un percorso in cui si andranno a fare i lavori più umili o si finirà nel baratro dell’Hartz4, il tanto idolatrato e sbandierato reddito di cittadinanza.

 

Un’altra selezione avviene nel passaggio scuola professionale/tirocinio (Ausbildhung), dove i tirocinanti vengono inseriti nelle aziende per apprendere il lato pratico, ma il più delle volte invece rappresentano una fonte di manodopera a basso costo e dove l´assunzione non è così automatica come viene fatto credere. Spesso vengono trovate scappatoie alla non assunzione, come ad esempio che le condizioni occupazionali sono cambiate rispetto a quando si iniziò il tirocinio (che dura 4 anni), cosicché per quelle posizioni si attinge a nuove figure tirocinanti o si rimedia ricorrendo alle Leihfirmen, agenzie interinali, veri e propri raccoglitori e distributori di manodopera a basso costo.

 

Approfondiamo un attimo cosa sono le Leihfirmen o Zeitarbeit (lavoro a tempo).

 

Chi è arrivato in Germania prima dell’euro e dell’unione europea parla di una Germania dove tutto era più facile, dove chiunque venisse da altri paesi trovava subito lavoro ben retribuito e in caso di perdita del lavoro veniva aiutato anche dalle stesse compagnie di lavoro (arbeitsAmt o Jobcenter) a sbrigare tutti i documenti necessari da compilarsi al più presto possibile. Dal momento in cui era tutto compilato ed accettata la domanda venivi convocato solo in caso di un nuovo impiego o motivi speciali (quale malattia o cose del genere).

Dal 2002, cioè dopo l’euro e la comunità europea, è diventato man mano tutto più complicato. Sono cominciate a prendere piede le Lheifirma, che sono le agenzie private per l’impiego. Hanno cominciato pian piano ed inesorabilmente a erodere diritti e tutele, proponendo una via smart al lavoratore per entrare nel mercato del lavoro senza dover fare tirocini lunghi e retribuiti poco. Infatti il lavoratore stipula un contratto vero e proprio con l´agenzia interinale, il contratto corrisponde alla categoria di impiego (ci sono interinali solo per la gastronomia, per il settore metalmeccanico, edilizio, etc…) e da quel momento l’interinale potrà disporre del lavoratore a suo piacimento e quelli che saranno assunti definitivamente (che poi dovrebbe essere la logica su cui fanno leva in modo doloso) sono veramente una percentuale esigua. Dopo 24 mesi consecutivi di lavoro presso una azienda dovrebbe scattare l’assunzione, ma come per magia quasi sempre allo scadere del sesto mese si viene spediti in un’altra azienda per far decadere questo termine. Inoltre in caso di assunzione l’azienda dovrebbe pagare una provvigione all’agenzia interinale (da 5000,00€ in su, a seconda del profilo professionale) ma ciò non conviene ad entrambe in quanto la busta paga del lavoratore costituisce un vantaggio per l’azienda (la quale scarica fiscalmente il costo del noleggio del lavoratore) e per l’interinale la quale trae una provvigione continua dal perpetuarsi del suo servizio di fornimento di manodopera, oltre che a decurtare spese di viaggio, abbigliamento, attrezzatura da lavoro etc…

Le Leihfirma sono la più ridicola degenerazione del mercato del lavoro. Vi sono impiegati milioni di persone che di fatto vengono considerati lavoratori a tempo indeterminato, andando a falsare nettamente il dato occupazionale tedesco.

Molto importante da evidenziare che vi lavorano moltissimi stranieri, soprattutto figure professionali (cuochi, elettricisti, installatori, saldatori, etc…) le cui qualifiche però o non vengono riconosciute o necessitano di molta burocrazia per essere riconosciute, per cui di fronte all’alternativa di fare un tirocinio lungo (dove parti con 550 euro al mese e finisci con 720 al quarto ed ultimo anno) o finire nella categoria Hartz4, si finisce per scegliere l’interinale.

Attraverso queste Agenzie si esplica anche tutto il lavoro stagionale, ad esempio la raccolta degli asparagi e delle fragole a partire da aprile in poi, in cui si aprono veri e propri flussi migratori soprattutto da Polonia e Romania. Clamoroso fu lo scorso anno ad aprile in pieno lockdown con i confini chiusi, per tale situazioni vennero lasciati aperti gli ingressi, andando a generare focolai gravissimi di covid, dato le precarie situazioni igieniche e sanitarie in cui si trovano a lavorare queste persone.

 

Purtroppo ad oggi queste interinali hanno quasi monopolizzato il lavoro degli stranieri soprattutto le modalità di inserimento nel mercato del lavoro o meglio del suo non inserimento, facendo sì che alla fine il lavoratore sia solo uno strumento su cui fare profitto da parte della azienda e dell’interinale…l’immagine del gatto e la volpe e del malcapitato lavoratore pinocchio di turno rappresenta bene la situazione.

 

Il sistema tedesco, come accennato prima, ha degli ammortizzatori sociali quali l’indennizzo di disoccupazione (Arbeitslosgeld I) e Hartz4 ( Arbeitslosgeld2) cioè sussidio sociale.

Il primo si ha diritto dopo che si viene licenziati, con almeno 12 mesi di lavoro consecutivo ed ammonta dal 60% fino all’80% dello stipendio, in caso di figli a carico.

Il secondo è un sussidio introdotto dalla riforma Hartz (dal nome di Peter Hartz, membro del consiglio d’amministrazione della Volkswagen e della commissione per “Servizi moderni per il mercato del lavoro”) è una riforma tedesca del mercato del lavoro messa in atto tra il 2003 e il 2005 sotto il governo del cancelliere Gerhard Schröder (SPD) che rientra nella cosiddetta “Agenda 2010”.

La riforma è stata attuata progressivamente attraverso quattro leggi: la prima è entrata in vigore il 1 gennaio 2003, la seconda il 1 aprile 2003, la terza il 1 gennaio 2004 e la quarta, la più importante, il 1 gennaio 2005.

 

In sostanza il disoccupato percepisce un sussidio dallo Stato (450,00€ mensili) e deve dimostrare tuttavia di essere in una ricerca attiva di lavoro; inoltre dall’Agenzia del lavoro arrivano proposte di impiego o la convocazione a corsi di specializzazione.

Solo specchietti per le allodole in quanto ciò serve a mantenere lo status quo in quanto il disoccupato non può rifiutare tali proposte, pena la decurtazione o la totale eliminazione del sussidio e tantomeno verrà inserito in maniera stabile e tutelata nel mondo del lavoro, ma verrà inserito solo come mezzo sul quale ancora una volta fare profitto.

 

In tutto questo ci sono anche i Sindacati, 8 di base divisi per categorie di lavoro (IG metall-metalmeccanici, il più grande), i quali con il passare del tempo stanno diventando sempre più concertativi e sempre meno conflittuali e di lotta, a causa di una politica totalmente al soldo del capitale.

 

In conclusione per noi comunisti, alla luce di un’analisi di classe, risulta evidente come il modello tedesco sia un modello in cui i diritti dei lavoratori finiscono per diventare privilegi solo per alcuni, soprattutto per i tedeschi che hanno fatto un balzo sociale non tanto grazie a proprie lotte, ma proprio perché’ lo Stato ha occupato le posizioni lavorative più umili, precarie, malpagate con la manodopera straniera, con gli Hartz4 e con i lavoratori interinali.

Il tutto è un grande castello di carta molto fragile su cui la pandemia da covid19 sta soffiando come un vento pericoloso, in quanto la disoccupazione sta aumentando proprio perché’ la pandemia sta evidenziando tutte le anomalie del sistema borghese-liberale occupazionale tedesco.

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