11 SETTEMBRE 1973. LA TRAGEDIA DEL PCI

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11 SETTEMBRE 1973. LA TRAGEDIA DEL PCI

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11 SETTEMBRE 1973. LA TRAGEDIA DEL PCI

 

di Alberto Lombardo

 

Cinquanta anni fa il colpo di stato di Pinochet, orchestrato dalla CIA americana, metteva fine tragicamente all’esperienza democratica e progressista del governo di Salvador Allende.

Questa fu una grande tragedia per il popolo cileno, che fu investito da una delle dittature più brutali e terroristiche messe in piedi dall’imperialismo americano, ma ebbe effetti disastrosi anche sul movimento comunista europeo.

Prima del colpo di stato il compagno Pietro Secchia, emarginato da tempo dalla direzione del PCI, era andato a trovare il Presidente Allende e gli aveva raccomandato di non fidarsi delle promesse di facciata di lealtà da parte dei capi dell’esercito cileno, ben sapendo come questi fossero legati ai guerrafondai reazionari statunitensi. Al suo ritorno Secchia morì di una “strana” malattia, ovviamente avvelenato durante il suo viaggio, scomodo per gli scagnozzi yankee.

Subito dopo il settembre uscirono sul giornale Rinascita tre articoli del Segretario del PCI Berlinguer. Il primo e il secondo che mettevano l’accento sulla grande tragedia e puntavano il dito senza alcun dubbio sulle responsabilità dell’imperialismo americano e con ampie citazione di Lenin si ribadiva la via democratica al socialismo che il PCI aveva fatto sua da tempo.

Nel terzo (ALLEANZE SOCIALI E SCHIERAMENTI POLITICI, Rinascita, 40, 12/10/1973) si delineava la strategia che si derivava dai fatti cileni. Si parte da una considerazione giusta e quasi ovvia che sia indispensabile allargare un fronte antifascista il più possibile per isolare la destra e rompere il fronte clerico-fascista e che nemmeno l’ottenimento del 51 percento dei voti sarebbe stata garanzia sicura di difesa dalla reazione imperialista. Anche l’attenzione alle alleanze sociali con le altre forze popolari era corretta. Dopo però l’ovvia messa in guardia dalle forze reazionarie clericali, ammonendo a usare le categorie storiche dialettiche, si arriva a dire:

“La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande «compromesso storico» tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano.”

Un errore che proviene dall’avere sovrapposto le “forze popolari” e i ceti che esse rappresentano con le forze politiche, ossia la Democrazia Cristiana, che ne incarnano la direzione. Dentro quel partito, se è pur vero che ci fossero ceti ed esponenti politici sinceramente democratici, la direzione ultima l’avevano sempre e comunque i settori atlantisti che non si sarebbero fermati davanti a niente per ostacolare questo processo, come poi cinque anni dopo la tragedia Moro confermerà pienamente.

La lezione cilena quindi portò il PCI su una strada opposta a quella di rafforzare la vigilanza popolare in tutti i settori della società e del territorio e di proporsi ai ceti che si volevano attirare come l’unico baluardo contro il fascismo, come fu negli anni ’60 contro il governo Tambroni, ma di trovare una strada laddove proprio questa non c’era. Non è la parola “compromesso” che scandalizza, ma l’oggetto e i soggetti con cui questo si voleva compiere. Si poteva pensare che questa strategia sarebbe arrivata a rompere i legami atlantisti della DC o addirittura a una spaccatura verticale di quel partito?

Un’altra considerazione riguarda il collocamento internazionale del PCI. Il campo socialista non era riuscito a sostenere e proteggere il Cile di Allende, come invece aveva fatto a suo tempo con Cuba socialista. Il PCI già si era allontanato da quel campo in seguito ai fatti di Praga. L’idea che trovò Berlinguer fu quella di fondare nel 1976 con altri partiti comunisti europei, principalmente quello francese e quello spagnolo, una nuova linea teorica tra il marxismo e la socialdemocrazia. Non era l’affermazione della necessità di trovare la strada peculiare per raggiungere il socialismo in ogni paese ad essere scandalosa, ma lo sradicamento dei fondamenti ideologici con l’abbandono esplicito del marxismo-leninismo e del socialismo scientifico dallo Statuto.

Nell’intervista a Giampaolo Pansa (Corriere della Sera, giugno 1976) si arrivava ad affermare:

“Io penso che, non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi: tanto è vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del Patto Atlantico, patto che pur non mettiamo in discussione, il diritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino.”

Quindi a tre anni dal golpe cileno si rinuncia alla battaglia per l’uscita dalla NATO e si fa di tutto per rabbonire l’imperialismo.

La grande tragedia che colpì il popolo cileno fu anche l’inizio della sbandata finale del PCI, ma anche del PC spagnolo e francese. L’epilogo fu lo scioglimento del PCI nel 1991 e la riduzione all’irrilevanza di quegli altri due partiti. Invece i partiti comunisti che si sono opposti all’eurocomunismo oggi sono i partiti che ancora godono di un amplissimo sostegno di massa, come anche il recente Festival de “L’Avante!” tenutosi a Lisbona ha testimoniato.

Quindi l’11 settembre 1973 rappresenta una grande tragedia per i popoli cileno e sudamericani tutti, ma anche per i popoli italiano ed europei tutti.

 

2 Comments

  1. Fulvio Baldini ha detto:

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  2. Stefano ha detto:

    Concordo.con.quanto scritto dal Segretario del Partito Comunista ,Alberto Lombardo ,sul PCI ed il golpe chileno contro Allende.Gravissimo il programma di compromesso storico con tutta la Dc,partito atlantista e subordinato a Washington.!Gravissima l’affermazione
    di una democrazia astratta dai rapporti di forza economico sociale,di una democrazia maschera del dominio capitalista!Berlinguer non.va mitizzato ,come fanno i nostalgici del PCI ,che ancor oggi abusano di una bandiera che fu anche del nefasto berlinguerismo!

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