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Quando la musica andava in una fabbrica occupata

(nella foto di copertina 1973, Cinisello Balsamo, Palazzetto dello Sport, concerto del Teatro alla Scala)

Ieri, a 82 anni, è morto Maurizio Pollini, considerato uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi.

Vogliamo qui ricordare alcuni episodi significativi della sua vita musicale e sociale.

Erano gli anni ’70. La lotta operaia si saldava con le lotte culturali e studentesche. Non tutto era chiaro e semplice, ma certo il clima che si respirava era ben diverso da quello mefitico di oggi. Gli intellettuali si battevano senza se e senza ma contro la guerra imperialista, chiamandola col proprio nome, e per la causa della Resistenza Palestinese, senza paura di essere additati o schedati.

Chi non ha vissuto quei momenti non può credere che succedevano davvero anche quelle cose.
Chi li ha vissuti non si capacita di come tutto ciò si sia potuto dissolvere.

 

Nel 1972 un giovane Pollini tentò di leggere davanti al pubblico del Conservatorio di Milano una dichiarazione contro i bombardamenti americani in Vietnam, ma gli fu impedito di proseguire. L’anno dopo suonò ancora per il Vietnam a Bologna.

Anche la questione palestinese gli era cara, diceva: “saremo giudicati da come risolveremo la questione palestinese”. Pollini aveva suonato nei principali teatri del mondo, ma anche nella mensa di una fabbrica di Genova.

Era sempre il 1972 quando tenne, con l’Orchestra del Teatro Comunale di Genova, un concerto alla Paragon, una fabbrica tipografica occupata dalle maestranze. L’iniziativa non rappresentava solo un atto di solidarietà con la lotta operaia, ma anche un’indicazione delle capacità di fruire della musica colta da parte delle classi popolari. Fu proprio anche grazie alla sua sensibilità e al suo impegno se l’anno dopo fu possibile organizzare a Cinisello Balsamo un concerto del Teatro alla Scala.

Nel 1973 l’Amministrazione comunale della nostra città fu colpita dagli avvenimenti drammatici che stavano avvenendo in Cile dove, l’11 settembre, si consumò uno dei colpi di stato più violenti, appoggiato dalla CIA. Il presidente Salvador Allende, democraticamente eletto, fu deposto con l’uso della forza e morì in circostanze mai chiarite. Solo due mesi dopo, il 12 novembre, il Palazzetto dello Sport, già inaugurato il 25 Aprile 1972, venne intitolato ad Allende. L’occasione fu una delle più importanti manifestazioni tenutesi in quel luogo: un concerto del Teatro alla Scala.

Il nostro sindaco Enea Cerquetti, che in precedenza aveva collaborato con Paolo Grassi per allestire spettacoli itineranti nei circoli cooperativi, lo aveva sollecitato sul tema del decentramento della cultura e dell’avvicinamento del pubblico popolare (tema delle contestazioni del Sessantotto). Grassi, divenuto sovrintendente del Teatro alla Scala, volle ripetere quell’esperienza. Se ottenne ascolto, fu sicuramente anche grazie alla pressione di Pollini. Alla fine del 1972 aveva potuto fare un primo accordo con i sindacati per svolgere al Teatro alla Scala serate riservate ai lavoratori, con biglietti a prezzi ridotti e in vendita presso le sedi sindacali. Il primo di questi spettacoli fu Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi. Il Maestro Gavazzeni, prima di avviare l’esecuzione, chiamò l’orchestra a suonare l’inno dei lavoratori. Il pubblico applaudì proprio Maurizio Pollini, che molti sapevano essere il promotore di quell’evento.

Leggendo queste cronache, il nostro sindaco chiamò Grassi ricordandogli le necessità del decentramento e tutti i discorsi sessantottini fatti sulla ricerca di un ‘nuovo pubblico’: “gli parlai del nostro Palazzetto dello Sport e gli chiesi un concerto con l’orchestra e con grandi esecutori”. Qualche tempo più tardi, Grassi lo richiamò, dicendogli di avere predisposto un concerto per un giro di decentramento, con l’accordo di Claudio Abbado e Maurizio Pollini. Cinisello sarebbe stato il luogo emblematico per la serata d’apertura. Poi sarebbero seguiti Sesto San Giovanni, Mantova, Lecco, Pavia e Varese.

La sera convenuta, il 12 novembre 1973, il Palazzetto era pieno all’inverosimile e il pubblico, riunito per l’evento, era eccitato, ma disciplinato. Prima del concerto si tenne una cerimonia per lo svelamento della lapide in memoria di Allende; lo scoprimento venne affidato a Claudio Abbado. Scriveva Cerquetti: “Grassi mi spiegò che gli orchestrali erano molto interessati alla novità e al significato politico della manifestazione e si erano chiesti se sarebbe stato meglio suonare in frac oppure in tenuta da prove. Non ricordo bene se riuscii a persuadere un orchestrale sindacalista che, per loro, il frac era un’uniforme come la tuta per gli operai. Pollini, comunque, lo portava e ottenne un trionfo eseguendo la parte pianistica del Primo Concerto di Brahms. Il secondo tempo del concerto venne dominato dalla personalità di Abbado, con l’interpretazione della Terza Sinfonia di Beethoven. Il Maestro Abbado, nel congedarsi, lodò il Comune per l’acustica ottenuta con l’insonorizzazione del Palazzetto e per l’organizzazione di quel ‘nuovo pubblico’ che aveva raggiunto ben tremila persone. L’eco sui giornali fu grandissima”. Per tre anni consecutivi il Teatro alla Scala tornò a tenere concerti a Cinisello.

(da https://www.lacittadelnordmilano.it/2024/03/24/1973-quel-concerto-di-abbado-e-pollini-al-palazzetto-allende/)

1973, Cinisello Balsamo, Palazzetto dello Sport, Maurizio Pollini e Claudio Abbado

Palazzetto dello Sport, inaugurazione della lapide a Salvador Allende. A sinistra: Claudio Abbado, Maurizio Pollini

Pavia, 20 novembre 1974.  Sala mensa della Necchi, Claudio Abbado dirige l’orchestra della Scala davanti a un attento pubblico di operai in tuta (foto di Agostino Brambilla)

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