Ottant’anni fa, il Patto Molotov – Ribbentrop

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Ottant’anni fa, il Patto Molotov – Ribbentrop

Ottant’anni fa, il 23 agosto 1939, fu firmato a Mosca un accordo tra la Germania nazista, rappresentata dal Ministro degli Esteri tedesco, Joachim von Ribbentrop, e quello sovietico, Vjačeslav Molotov, noto appunto come il “Patto” che porta il nome dei due diplomatici.

Tale patto, sia al momento della firma, ma anche negli anni in cui riprese violenta la campagna anticomunista da parte di tutte le forze borghesi – dai liberali, ai socialdemocratici, ai trozkisti – ha sempre rappresentato il dito puntato contro la politica sovietica di quegli anni, con l’ovvia finalità di discreditare quel Paese e i suoi dirigenti di allora, così come l’enorme contributo militare e umano che l’URSS diede alla sconfitta del nazifascismo, ma anche di oscurare le pesantissime responsabilità che invece ebbero i paesi “democratici” (Francia e Gran Bretagna, in primis) nell’aver consentito la nascita del nazismo, favorito la sua ascesa, il suo rafforzamento e lo scatenamento della sanguinosa guerra rivolta a est, contro i popoli slavi – i cui territori erano stati da sempre nelle mire dell’espansionismo tedesco – e contro la patria del socialismo, l’URSS, nemica numero uno del capitalismo internazionale.

Negli ultimi anni sono stati tanti i preziosi contributi che vari compagni hanno portato al dibattito per ripristinare innanzitutto la verità storica. Ne consigliamo l’attenta lettura. Desideriamo qui raccogliere gli argomenti salienti – senza avere la pretesa di apportare nulla di nuovo – ma al fine di fornire una specie di riassunto, per avere sotto mano argomenti per controbattere a polemiche che anche quest’anno potrebbero innescarsi.

Anticipiamo e sintetizziamo questi argomenti che verranno presentati in questo articolo.

  • I confini del settembre del 1939 erano stati raggiunti dalla Polonia nel 1920, che aveva invaso il territorio sovietico, grazie a una guerra contro la Repubblica sovietica attuata grazie al sostegno delle potenze imperialiste, spostando il confine di ben 200 km a est rispetto a quanto stabilito dalla diplomazia internazionale (Linea Curzon) e occupando così vaste aree popolate da popolazioni non prevalentemente polacche.
  • L’URSS si era battuta diplomaticamente fino all’agosto 1939 per isolare la Germania nazista e contenerne la spinta espansiva contro i paesi vicini. Tali tentativi furono vanificati dall’atteggiamento anglo-francese, ma anche dall’aggressività dell’espansionismo polacco. Il Patto di Ribbentrop-Molotov fece seguito al vergognoso tradimento dell’anno precedente del Patto di Monaco tra Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia.
  • L’URSS entrò nel territorio polacco solo dopo che il governo di quel paese era fuggito in Romania, anziché rifugiarsi nell’area orientale, dove avrebbe potuto continuare ad esercitare le sue funzioni; ciò lo fece perché preferì estinguersi, piuttosto che chiedere protezione all’Armata Rossa.
  • Il fatto che l’URSS con il Patto guadagnasse prezioso territorio a est – in realtà meno di quanto previsto dai fantomatici “protocolli segreti” – fu certamente utile nella difesa contro l’aggressione nazista del maggio 1941, così come prezioso fu il guadagno di tempo dal settembre 1939. Tuttavia ciò non avvenne né a scapito del diritto internazionale, né con accordi immorali o subalterni con la belva nazista, né tanto meno a scapito del movimento comunista internazionale.
  • L’azione delle “democrazie” si rivelò del tutto connivente coi nazisti. Non li attaccarono immediatamente nel settembre del 1939, ma attesero il loro attacco nel giugno del 1940, divenendo vittime – nolenti, ma forse volenti – delle loro stesse trame.

 

Gli antefatti.

L’aggressione imperialista contro la Repubblica dei Soviet

In seguito all’armistizio con gli Imperi Centrali dopo la Rivoluzione d’Ottobre, col Trattato di Brest-Litovsk del marzo 1918, il governo bolscevico cedeva i territori occidentali già occupati dall’esercito tedesco più l’Estonia, la Lettonia, parte della Bielorussia e l’Ucraina.

Dopo le misure d’emergenza intraprese dai bolscevichi – monopolio su produzione e commercio, militarizzazione della società, requisizione degli ammassi nelle campagne – anche i menscevichi e i socialrivoluzionari si unirono alla lotta armata contro il potere sovietico.

Con la fine della guerra in Europa la definitiva sconfitta degli Imperi Centrali, gli Alleati si impegnarono apertamente a favore delle forze anti-comuniste, i cosiddetti “bianchi”. Francia e Gran Bretagna decisero di organizzare una spedizione in Russia con l’aiuto degli Stati Uniti e del governo canadese. Allo stesso tempo anche altri Paesi decisero di intervenire in Russia. Il Giappone inviò un contingente di 70.000 uomini con lo scopo di creare in Siberia uno Stato fantoccio. L’Italia partecipò alla spedizione con la Legione Redenta.

Queste le principali nazioni che aggredirono il neonato potere sovietico: Russia Armata Bianca, Regno Unito, Giappone, Cecoslovacchia, Francia, Stati Uniti, Regno di Serbia, Grecia, Estonia, Polonia, Romania, Italia, Repubblica di Cina.

Nel novembre 1919 le controffensive dell’Armata Rossa cominciano a ricacciare indietro gli invasori. A febbraio del 1920 i bolscevichi terminarono la ripresa di tutto il territorio settentrionale e dei porti sul mare Artico. A fine aprile, divisioni dell’Armata Rossa sbarcarono a Baku per cominciare la riconquista della Transcaucasia ancora occupata da Inglesi e Turchi.

Nonostante fossero in atto trattative di pace, l’esercito polacco guidato da Józef Piłsudski sferrò in aprile una offensiva contro i sovietici col fine di costruire la “Grande Polonia” vagheggiata dall’imperialismo polacco. Kiev cadde nelle mani dei polacchi il 25 aprile 1920. La controffensiva dei bolscevichi iniziò il 26 maggio. Ad agosto le armate bolsceviche arrivarono a 50 km da Varsavia, quando l’esercito polacco, sostenuto e foraggiato dalla Francia, reagì con una nuova controffensiva. I sovietici, estenuati, indietreggiarono, stabilendosi a ottobre su una linea ben 200 km a est della Linea Curzon (confine che era stato individuato dal Ministro degli Esteri inglese, George Nathaniel Curzon, come possibile armistizio tra la Polonia e la Repubblica socialista federativa sovietica russa e che costituisce grosso modo il confine stabilito tra l’URSS e la Polonia dopo la fine della II Guerra Mondiale), confine fissato nel marzo 1921 con la Pace di Riga. La Lituania fu pesantemente penalizzata anche territorialmente; basti pensare che la sua capitale Vilnius restò in mani polacche (solo il potere sovietico nel 1939 la restituì ai lituani), mentre sotto il dominio della Germania imperiale prima e della invasione nazista poi, l’unico sbocco al mare costituito dalla città di Memel (oggi Klaipėda) era in mani tedesche (anche questa ridata alla Repubblica Sovietica Lituana dopo la sconfitta del nazismo).

Il numero di vittime stimate provocate dal conflitto varia. I dati più diffusi parlano di circa 2-2,5 milioni di morti nei combattimenti, tra cui 0,9-1,2 milioni di Rossi, 700.000 Bianchi e 500-700.000 soldati di altre formazioni militari.

Quindi la linea che fissa il confine tra URSS e Polonia del 1939 è frutto dell’espansionismo polacco, sostenuto in funzione anticomunista dalle Potenze imperialiste. La composizione etnica di quei territori era molto variegata, con prevalenza polacca nelle città, frutto di violente campagne di colonizzazione, e ucraina-bielorussa nelle campagne, più una notevole presenza di ebrei.

Gli accordi anticomintern

Alcune date per comprendere l’accerchiamento che, da parte del mondo capitalista, e non solo della Germania, si cercò di attuare ai danni dell’Urss.

Il 26 gennaio del 1934 Hitler sottoscrive con il dittatore fascista polacco Piłsudski l’”Accordo polacco-tedesco sulla soluzione pacifica delle vertenze”, paravento per coprire le trame antisovietiche; anche la Polonia, infatti nutre appetiti espansionistici verso l’Urss.

Intanto, dal 1934 al 1939, regimi reazionari di impronta anticomunista e antisovietica si affermano e si consolidano un po’ ovunque in Europa centrale ed orientale, creando un “cordone sanitario” attorno all’Urss: Polonia, la Bulgaria, la Romania, gli Stati baltici, la Jugoslavia (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni).

Il “patto anti-Comintern”, diretto contro l’Unione Sovietica e i Partiti comunisti, fu firmato il 25 novembre 1936 a Berlino tra il governo del Terzo Reich tedesco e quello dell’Impero giapponese. Il 6 novembre 1937 vi fu l’adesione dell’Italia. Il 25 febbraio 1939 aderirono al Patto anche l’Ungheria e il Manchukuo (stato fantoccio creato dal Giappone nel 1932 a seguito di un conflitto con la Cina); il 15 aprile 1939 fu poi la volta della Spagna franchista, subito dopo la fine della propria guerra civile.

Quindi l’URSS era accerchiata da paesi fascisti, aggressivi, alleati tra di loro e tutti motivati a sottrarre risorse e territorio fino alla distruzione della patria del socialismo.

L’atteggiamento delle “democrazie”

L’atteggiamento ondivago nella forma, ma di appoggio sostanziale all’espansionismo fascista, appare evidente nell’inerzia delle “democrazie” dinanzi alla guerra scatenata dai fascisti spagnoli di Franco contro la Repubblica. Sotto la parvenza della neutralità, si lasciava spazio alla più sfacciata intromissione di Italia e Germania, che sostenevano gli insorti fascisti con attrezzature, “volontari”, intimidendo ogni altro paese dall’intervenire a sostegno della Repubblica, minacciando di rompere questo precario equilibrio, in verità favorevole solo a loro. La Repubblica fu sostenuta davvero, materialmente e moralmente, solo dall’Urss, che dovette usare la massima diplomazia nell’invio di materiale bellico e consiglieri militari, per non scatenare il pretesto che avrebbe potuto rompere la precaria neutralità di Francia e Gran Bretagna.

L’Urss, entrata a pieno titolo nella Società delle Nazioni il 1° gennaio del 1934, si batte per un patto di sicurezza collettiva contro ogni proposito aggressivo del nazifascismo. I Paesi capitalistici prima tergiversano, poi rifiutano, dimostrando così da che parte stanno.

Il Patto di Monaco

L’infamia delle “democrazie” culmina col Patto di Monaco del 1938 – a cui partecipano Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia – che, sotto il pretesto della difesa delle minoranze di lingua tedesca in Boemia, impone al governo ceco di consegnare la striscia di confine alla Germania, togliendo alla Cecoslovacchia le difese naturali (anche la Polonia rosicchiò un vantaggio territoriale in quella occasione con l’area multietnica di Teschen/Teshin/Cieszyn) e favorendo l’invasione nazista e ungherese, che avviene il 15 marzo del 1939 (in questa occasione fu l’Ungheria a prendersi un pezzo di territorio), mentre in Slovacchia si era istaurato un governo filotedesco. L’offerta di aiuto alla repubblica ceca proveniente dall’URSS viene respinta, anche a causa delle pressioni anglo-francesi. Addirittura la Polonia minaccia di dichiarare guerra all’URSS in caso le truppe di questa avessero passato il suo territorio per raggiungere la Cecoslovacchia (nel 1939 non c’era un confine russo-slovacco, creatosi invece dopo la Seconda Guerra Mondiale).

Le minacce alla Polonia

A questo punto la Germania comincia a chiedere concessioni territoriali alla Polonia e la minaccia di guerra cresce. C’è uno scambio di telegrammi tra sovietici ed occidentali all’inizio di aprile, ma una missione militare inviata dalle potenze occidentali via nave, ovviamente per perdere tempo, non arriva a Mosca che l’11 agosto. Il 15 agosto del 1939 l’Unione Sovietica, propone a Gran Bretagna e Francia un’alleanza antinazista, offrendosi di inviare in Polonia oltre due milioni di uomini. La risposta franco-britannica non arriva con la scusa che la delegazione non ha rango tale da poterla accettare! La Polonia rifiuta sdegnosamente, convinta che avrebbe potuto resistere da sola, con l’aiuto di Francia e Gran Bretagna, alle minacce tedesche.

Il Patto

A questo punto è fin troppo chiaro che: 1) Francia e Gran Bretagna non hanno alcun interesse a difendere gli stati che si frappongono tra Germania e URSS, anzi mirano ad eliminarli per mettere in contatto diretto questi due paesi per favorire il loro scontro; 2) non hanno nessuna intenzione di impegnarsi in favore dell’URSS, né militarmente, né diplomaticamente; 3) hanno dimostrato fin dall’arrivo al potere di Hitler di vedere di buon occhio questo regime, non ne hanno contrastato il riarmo, sebbene gli accordi di Pace lo vietassero; 4) in Francia e in Gran Bretagna aumentano le simpatie anticomuniste per il nazismo fino a lambire il trono d’Inghilterra (con lo scandalo del 1934 della relazione tra la spia nazista Wallis Simpson e il re Edoardo VIII, poi costretto all’abdicazione).

La guerra che si prepara ha quindi una squisita caratterizzazione di scontro tra potenze imperialiste che si contendono il territorio a scapito delle potenze più deboli, ma che in più si trovano tutti concentrati nell’obiettivo di attaccare, prima o poi, il primo stato socialista, l’URSS.

Il fatto che il VII Congresso dell’Internazionale Comunista avesse descritto il fascismo come «la dittatura aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario» chiarisce che la rappresentazione liberale e socialdemocratica di un “antifascismo”, slegato dalla natura di classe di questo mostro, chi l’ha generato e chi lo sostiene, è contraria all’elaborazione leninista. Sebbene l’URSS avesse cercato con tutte le proprie forze di isolare il mostro nazista, ci si deve arrendere all’evidenza che non esiste un “fronte antifascista” in Europa, all’infuori dell’URSS e del movimento comunista internazionale.

Cosa prevede il patto

La firma del Patto è preceduta dalla stipula di un Accordo commerciale, firmato il 20 agosto, in cui l’URSS ottiene materiale industriale in cambio di merci agricole, ripristinando scambi che erano stati interrotti dopo l’ascesa di Hitler al potere. Se questo può costituire scandalo per un paese accerchiato lo lasciamo giudicare ai lettori. Ci sia consentito di notare che fino ad allora l’URSS era stato oggetto di un ostracismo commerciale da parte delle “democrazie”, le quali invece continuavano a commerciare liberamente con la Germania nazista.

Riportiamo i sette articoli ufficiali del Patto

Il governo del reich tedesco ed il governo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche desiderosi di rafforzare la pace tra la Germania e l’URSS e di continuare dalle vigenti disposizioni di accordo di neutralità firmate nell’aprile del 1926 fra la Germania e l’URSS, hanno raggiunto il seguente accordo:

Articolo I. Entrambe le Alte Parti contraenti si obbligano a desistere da qualsiasi atto di violenza, qualsiasi azione aggressiva, e qualsiasi attacco tra loro, individualmente o congiuntamente con altre Potenze.

Articolo II. Qualora una delle Alte Parti contraenti dovesse diventare l’oggetto di una azione bellica da parte una terza Potenza, l’altra Alta Parte contraente non darà in alcun modo il proprio sostegno a questa terza Potenza.

Articolo III. I governi dei due Alte Parti contraenti devono, in futuro, mantenere un continuo contatto gli uni con gli altri, ai fini di consultazione e per lo scambio di informazioni su problemi che riguardano i loro interessi comuni.

Articolo IV. In caso di dispute o conflitti che dovessero sorgere tra le Alte Parti Contraenti in nessun modo le due nazioni parteciperà a qualsiasi raggruppamento di Potenze, che mira all’altro contraente.

Articolo V. In caso di dispute o conflitti che dovessero sorgere tra le Alte Parti contraenti su problemi di qualunque tipo, entrambe le parti dovranno risolvere tali controversie o conflitti esclusivamente attraverso amichevole scambio di opinioni, o, se necessario, attraverso l’istituzione di commissioni di arbitrato.

Articolo VI. Il presente trattato ha una durata di dieci anni, la validità del presente trattato verrà automaticamente prorogata per altri cinque anni, salvo che, una delle Alte Parti contraenti non si opponga entro un anno prima della scadenza del termine.

Articolo VII. Il presente trattato sarà ratificato nel più breve tempo possibile. Le ratifiche saranno scambiate a Berlino. L’accordo entra in vigore non appena viene firmato.

Come si può ben vedere, negli articoli resi pubblici non vi è traccia di spartizione, aggressione o altre infamie di cui fu tacciata l’URSS. In realtà quelli che vengono messi sotto accusa sono i cosiddetti protocolli segreti, la cui autenticità è stata contestata con forti argomentazioni [1]. Ma leggiamoli[2] per valutarne politicamente il significato, ammesso che essi siano realmente stati stipulati.[3]

I “Protocolli segreti”

Articolo I. In caso di riassetto territoriale e politico nei settori appartenenti agli Stati baltici (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania), il confine settentrionale della Lituania rappresenta il confine delle sfere di influenza della Germania e URSS. A questo proposito l’interesse della Lituania nella zona di Vilna è riconosciuto dalle Parti.

Articolo II. In caso di riassetto territoriale e politico delle aree appartenenti allo stato polacco, le sfere d’influenza della Germania e dell’Unione Sovietica sono delimitate approssimativamente dalla linea dei fiumi Narev, Vistola e San. Il problema di sapere se gli interessi di entrambe le parti rendono auspicabile il mantenimento di un polacco Stato indipendente e come tale stato debba essere limitato, può solo essere risolto, solo nel corso di ulteriori sviluppi politici. In ogni caso entrambi i governi risolveranno la questione per mezzo di un accordo amichevole.

Articolo III. Per quanto riguarda l’Europa sud-orientale la parte sovietica reclama il suo interesse per la Bessarabia. La Germania dichiara il suo completo disinteresse per questi settori.

Articolo IV. Questo protocollo deve essere trattato da entrambe le parti come rigorosamente segreto.

Riportiamo la cartina che chiarisce ciò che sarebbe stato previsto dai protocolli segreti e quanto si realizzò nella realtà

 

In buona sostanza, la Lituania sarebbe stata attribuita alla sfera di influenza tedesca, mentre la linea di separazione in Polonia sarebbe stata molto più a ovest, fin quasi a lambire la città di Varsavia (cartina a sinistra).

Il 28 settembre, dopo la definitiva cessazione della resistenza polacca, ci fu un nuovo incontro a Mosca, in cui i confini sarebbero stati ridefiniti secondo la situazione che si era determinata sul campo (cartina a destra). (Ma questo incontro era già previsto dall’Articolo III del Trattato senza bisogno di scomodare i protocolli segreti.) All’URSS sarebbe stata concessa la sfera di influenza sulla Lituania, con l’eccezione della città di Memel, precedentemente attribuita alla Germania e la Carelia, appartenente alla Finlandia, in cambio del notevole spostamento a est della “spartizione” della Polonia in favore della Germania.

Cosa non funziona politicamente e militarmente in questa ricostruzione, che rendono poco credibili questi “protocolli segreti”? Lo possiamo capire dagli eventi che si svolsero successivamente e che qui dobbiamo necessariamente anticipare.

Primo, per l’URSS era molto più importante spostare più a ovest possibile il confine con la Germania, in vista del futuro attacco che mai il governo sovietico cessò di ritenere come altamente probabile, quindi ottenere la Lituania al posto di un ampio territorio polacco non era affatto conveniente ai fini strategici per l’URSS. Se questo era il confine previsto e se l’URSS non avesse avuto scrupoli a intervenire “accoltellando alle spalle” il governo polacco, l’“invasione” della Polonia a est sarebbe cominciata subito e non 17 giorni dopo, proprio per andare a prendere i territori concordati … che invece non esistevano. Come commenteremo ampiamente più avanti le cose stanno in modo radicalmente diverso.

Secondo, la parte della Finlandia confinante con la regione di Leningrado era di straordinaria importanza strategica per la difesa di quel porto stesso. Nel marzo 1939 il ministro degli esteri sovietico, Maxim Litvinov, aveva proposto alla Finlandia l’affitto di cinque piccole isole nel Golfo di Finlandia come posti di osservazione per la Marina sovietica, ma il governo finlandese rigettò la proposta, spalleggiato da Francia e Gran-Bretagna, cosa che provocò il conflitto con la Finlandia (26 novembre 1939-13 marzo 1940), che fu a quel punto sostenuta da tutte le altre nazioni ed anzi provocò l’espulsione dell’URSS, giudicata potenza aggreditrice, dalla Società delle Nazioni.

Terzo, le repubbliche baltiche – Estonia, Lettonia e Lituania – videro l’instaurarsi di governi sovietici che chiesero l’adesione all’URSS.

Tutto questo fa pensare che i cosiddetti protocolli segreti, ammesso che essi siano davvero esistiti, non ebbero alcuna influenza. I confini si stabilirono diversamente da quanto previsto e la Finlandia non entrò a far parte dell’URSS, semplicemente perché, contrariamente a quanto avvenne con le altre tre repubbliche baltiche, il popolo finlandese non appoggiò maggioritariamente questa soluzione.

Altissimi furono gli strepiti apparsi sulla stampa occidentale, e di questo non ci meravigliamo. Resta un mistero però come mai la stampa occidentale fosse bene informata dei dettagli dei “protocolli segreti”, quando né il governo tedesco, né tanto meno quello sovietico avrebbero avuto interesse a divulgarli.

Sulla canea scatenata dai gruppi trozkisti in tutto il mondo non ci occupiamo minimamente. Invece sarebbe interessante seguire gli sbandamenti che alcuni Partiti Comunisti occidentali, o elementi instabili al loro interno, ebbero alla diffusione della notizia della firma del Patto, ma ciò allargherebbe di molto l’orizzonte della presente trattazione.

Lo svolgimento delle operazioni belliche nel 1939

Le operazioni in Polonia

Riprendiamo il filo cronologico delle operazioni, seguendo l’istruttiva disamina che fa Glover Furr [4]. In questa trattazione Furr dimostra che l’URSS non aggredì la Polonia e non ci fu nessuna “spartizione” di essa tra Germania nazista e l’URSS. Infatti:

  1. Il governo polacco non dichiarò guerra all’URSS. Il governo polacco dichiarò guerra alla Germania 1° settembre 1939, ma non dichiarò guerra all’URSS.
  2. Il comandante supremo polacco Rydz-Smigly ordinò ai soldati polacchi di non combattere i sovietici, mentre ordinò di continuare a combattere contro i tedeschi.
  3. Il presidente polacco Ignaz Moscicki, internato in Romania dal 17 settembre, ammise tacitamente che la Polonia non aveva più un governo.
  4. Il governo rumeno ammise tacitamente che la Polonia non aveva più un governo.
  5. La Romania, che aveva un trattato militare con la Polonia contro l’URSS, non dichiarò guerra all’URSS.
  6. La Francia non dichiarò guerra all’Unione Sovietica, sebbene avesse un trattato di mutua difesa con la Polonia.
  7. La Gran Bretagna non chiese mai all’Unione Sovietica di ritirare le truppe dalla Bielorussia occidentale e dall’Ucraina occidentale, le parti dell’ex-Stato polacco occupate dall’Armata Rossa dal 17 settembre 1939. Al contrario, il governo inglese concluse che questi territori non dovevano far parte di un futuro Stato polacco. Persino il governo polacco in esilio era d’accordo!
  8. La Società delle Nazioni non sanzionò l’URSS per avere invaso uno Stato membro. (L’articolo 16 del Trattato della Società delle Nazioni richiedeva ai membri di adottare sanzioni commerciali ed economiche contro qualsiasi membro che “ricorresse alla guerra”.) Nessun Paese prese sanzioni contro l’URSS. Invece, quando l’Unione Sovietica attaccò la Finlandia nel 1939, la Lega votò l’espulsione dell’Unione Sovietica, e diversi Paesi ruppero le relazioni diplomatiche con essa. Una risposta molto diversa!
  9. Tutti i Paesi accettarono la dichiarazione di neutralità dell’URSS. Tutti, compresi i belligeranti alleati dei polacchi Francia e Gran Bretagna concordarono che l’URSS non era una potenza belligerante.

La “guerra farsa”

In seguito all’aggressione nazista alla Polonia, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania. Ma cosa accadde in concreto? Nulla.

Strano a dirsi, ma mentre la Germania era impegnata in uno sforzo non indifferente a est, gli alleati della Polonia a ovest non fecero nulla. Iniziò quella che prese il nome di drôle de guerre o “guerra farsa”. Si calcola infatti che la Germania perse 832 carri e oltre 500 aerei, impiegando quasi tutte le proprie riserve di munizionamento pesante, riducendo così significativamente il proprio potenziale bellico. Inoltre il massimo delle truppe era concentrato a est per battere quello che era considerato un esercito molto efficiente come quello polacco, e quindi un attacco immediato e in profondità a ovest da parte di Francia e Gran Bretagna avrebbe trovato i Tedeschi del tutto impreparati o comunque molto più deboli di quanto non sarebbero stati l’anno dopo, nel giugno del 1940, quando le orde naziste si riversarono a ovest.

L’esercito francese, uno dei più potenti al mondo, fu incredibilmente sbaragliato in poche settimane, cosa che dimostra quanto gli alti comandi militari e politici francesi fossero infiltrati da tempo dalle idee e dalle spie naziste e quanto “desiderassero” perdere la guerra per rafforzare il “baluardo” contro il bolscevismo, che per i borghesi europei è sempre stato costituito dal nazismo.

Il capitolazionismo rispetto al nazismo fu confermato dall’atteggiamento collaborazionista del governo di Philippe Pétain (condannato a morte dopo la fine della guerra per tradimento, pena commutata), instaurato dai nazisti nella parte meridionale della Francia che non era stata occupata nel 1940, che fece di tutto per rifornire di manodopera e mezzi la macchina bellica nazista durante il massimo sforzo contro l’Unione Sovietica.

L’atteggiamento della Gran Bretagna fu più lungimirante e cinico: dopo aver eliminato i settori filonazisti vicini alla Corona, fecero di tutto per far scontrare i due “contendenti” – Germania e URSS – sperando che si elidessero a vicenda. Anche infami espressioni di Winston Churchill, rilasciate dopo la guerra, testimoniano il livore anticomunista e il desiderio ardente che aveva avuto di distruggere la patria del socialismo attraverso il nazismo (“Abbiamo ucciso il porco sbagliato!”).

Entrambi quindi portano il peso dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Tutta la conduzione della guerra fu caratterizzata da questa doppiezza. Il secondo fronte, tanto invocato da Stalin, per accelerare la fine della guerra e ridurre il peso di essa che gravava quasi esclusivamente sull’URSS, fu aperto solo nel luglio 1943 in Italia con una lentezza estenuante e nel giugno del ‘44 in Normandia, proprio per sottrarre quanto più possibile territorio europeo alla Liberazione da parte dell’Armata Rossa.

Le conseguenze sulla preparazione e lo svolgimento della guerra nel 1941-45

Non vi è dubbio che lo spostamento a ovest del confine tra Germania e Unione Sovietica favorì i piani di difesa sovietici, così come il ritardo di quasi due anni dell’attesa aggressione nazista all’URSS. Sbaglierebbe chi però facesse di questo il perno dell’azione della diplomazia sovietica del 1939. Sebbene la difesa del primo stato socialista fosse prioritaria per tutto il movimento comunista e operaio mondiale, come affermato già al VII Congresso dell’Internazionale Comunista, ciò non si verificò a scapito del movimento stesso. Nonostante qualche maldipancia di elementi incerti, i partiti comunisti occidentali coerentemente difesero la linea politica dell’URSS contro la canea reazionaria.

Naturalmente le caratteristiche della guerra mutarono radicalmente dopo il maggio del 1941 con l’aggressione nazista all’URSS: la guerra da imperialista si trasformò in guerra patriottica per la difesa del primo stato socialista. Il fronte antifascista che quindi si poté saldare non fu dovuto a un cambiamento di atteggiamento dell’Unione Sovietica, ma di tutto il movimento democratico internazionale che finalmente riconosceva nell’URSS il più forte baluardo contro il nazismo.

Riferimenti

[1]Il Patto Molotov-Ribbentropp. Vero patto, finti protocolli, Noi Comunisti, 1 luglio 2016

[2]Il Patto Molotov-Ribbentrop, Biografie on line

[3]Russia: per la prima volta pubblicato l’originale sovietico del patto Molotov-Ribbentrop, RaiNews, 4 giugno 2019

[4]Did the Soviet Union Invade Poland in September 1939? NO! di Grover Furr

 

1 Comment

  1. Michele Addonizio ha detto:

    Importanti questi articoli che servono a dare ai compagni gli strumenti necessari per smaschetare il revisionismo storico.

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