Elezioni in Brasile: il PCB presenta Edmilson Costa e il suo programma alternativo

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Domenica 4 ottobre sono in programma le elezioni politiche in Brasile. Ovviamente l’attenzione maggiore è rivolta alla carica di Presidente della Repubblica, ma verranno contestualmente eletti anche tutti i 513 membri della Camera dei deputati e i 2/3 dei senatori, il cui mandato, al contrario di Presidente e deputati, non è di 4 ma di 8 anni. Verranno inoltre eletti i Governatori dei 26 Stati e del Distretto Federale (dove si trova la capitale, Brasilia), insieme alle relative Assemblee Legislative. Per Presidente e Governatori è previsto un eventuale secondo turno il 25 ottobre. Nonostante il Brasile sia una Repubblica presidenziale, la composizione delle Camere è però fondamentale perché deputati e senatori possono limitare fortemente i poteri del Presidente. Non per niente questo è stato forse il principale problema dell’attuale terzo mandato di Lula, che si è trovato di fronte a un Parlamento sbilanciato ancora più a destra rispetto a quello del suo predecessore, Jair Bolsonaro, e ha dovuto così governare senza una reale maggioranza parlamentare, fattore questo che, insieme alla sua connaturata tendenza alla conciliazione, ne ha limitato fortemente l’azione politica e mette ora a rischio un suo eventuale quarto mandato.

La legislazione elettorale brasiliana è abbastanza complicata: la campagna elettorale vera e propria comincerà ufficialmente il 16 agosto e solo da quel giorno saranno ufficializzati tutti i candidati. Fino a quella data i vari partiti possono presentare appena delle pre-candidature che, per quanto riguarda le elezioni di Presidente e Governatori, potranno però decadere a seguito di accordi di coalizione tra le formazioni politiche eventualmente verificatisi nel frattempo.

Mancando ancora 5 mesi alle elezioni e soprattutto considerando le attuali turbolenze della politica internazionale, è molto presto per fare delle previsioni, ma quello che pare certo è che per Lula non sarà per nulla facile imporsi al suo principale avversario, che con tutta probabilità sarà Flavio Bolsonaro, senatore del partito liberale nonché figlio primogenito dell’ex Presidente, Jair Bolsonaro, che oggi sta scontando – attualmente agli arresti domiciliari per motivi di salute – una condanna ad oltre 27 anni di reclusione per un tentativo di colpo di Stato.

Non è questa la sede per fare un’analisi del terzo mandato del Presidente Lula che, vista pure l’importanza che queste elezioni avranno a livello internazionale, sarà oggetto di uno dei prossimi articoli, ma anche perché la situazione politica è in continuo movimento e da qui alle elezioni potrà succedere veramente di tutto. Come hanno dimostrato il rapimento del Presidente venezuelano Maduro, le minacce al Presidente colombiano Petro e il recente rafforzamento dell’accerchiamento a Cuba, l’imperialismo statunitense negli ultimi anni, con l’elezione di Trump e soprattutto a causa del suo inevitabile declino, ha aumentato fortemente la sua aggressività e, viste le difficoltà che ha incontrato nella guerra all’Iran, molto probabilmente riverserà in futuro tutte le sue attenzioni all’America latina, come tra l’altro è previsto dalla sua dottrina di sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere il controllo del “cortile di casa” e quindi non risparmieranno sforzi per impedire a Lula di assumere la presidenza della nazione più importante del continente – nonché membro fondatore dei BRICS – per il suo possibile quarto mandato ma, appunto, questa volta con un’intensità probabilmente mai sperimentata in passato.

Il PCB – Partito Comunista Brasiliano, nostro partito di riferimento in Brasile, del quale sono anche militante, ha deciso di non partecipare ad alleanze e quindi ha presentato una propria pre-candidatura alla presidenza della Repubblica nella persona del suo Segretario generale, Edmilson Costa. Come anche nelle ultime tornate elettorali, il PCB non appoggerà quindi il candidato del PT al primo turno, in modo da poter sfruttare le elezioni, periodo nel quale la popolazione si interessa maggiormente di politica, per presentare un programma alternativo e delle proposte che le altre forze politiche non vogliono o non possono sostenere, per via della loro composizione classe o per il fatto di dover mediare con gli altri partiti della propria coalizione. Convergerà ovviamente, come sempre, sulla candidatura progressista nell’eventuale ballottaggio.

Abbiamo incontrato Edmilson la scorsa settimana a Rio de Janeiro in occasione della presentazione ufficiale della sua pre-candidatura, evento nel corso del quale ha illustrato la bozza di programma del Partito. Invero, si tratta di una serie di proposte estremamente radicali, che da un lato, purtroppo, è lecito dubitare che possano portare a un risultato elettorale significativo ma che, dall’altro, se per ipotesi ottenessero un notevole consenso, sarebbero difficilmente implementabili perché presentano diversi profili di incostituzionalità e, per il fatto di essere in gran parte incompatibili con la democrazia liberale, in ogni caso verrebbero immediatamente azzerate da un colpo di stato se si cercasse di realizzarle. Di certo sono temi in gran parte sacrosanti che avranno la possibilità, una volta tanto, di essere presentati a un pubblico più ampio di quello che normalmente viene a contatto con le proposte del PCB.

Il programma elettorale è incentrato su 5 punti principali. Una rivoluzione politica, una rivoluzione economica, una rivoluzione sociale e del lavoro, una rivoluzione nella sanità e nell’istruzione e, infine, una rivoluzione nelle relazioni internazionali.

Le proposte in materia economica sono contundenti. Per porre fine alla speculazione finanziaria, che vede il Brasile avere il secondo tasso di interesse reale più alto del mondo, si propone la nazionalizzazione del sistema bancario e la ristrutturazione del debito pubblico con contestuale sospensione temporanea del pagamento di interessi e del rimborso del capitale. Altro punto importante è la revoca di tutte le controriforme liberali effettate dalle destre negli ultimi 30 anni, come le privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali, le riforme della previdenza e del lavoro e l’autonomia della banca centrale.

Pur essendo il Brasile è ricchissimo di materie prime (è un importante produttore di petrolio ed è secondo al mondo come riserve delle cosiddette terre rare), queste sono in gran parte controllate da imprese private. Per questo si prevede di creare un monopolio statale per tutte le risorse minerarie e quindi di riportare il 100% della Petrobras (l’Eni brasiliana) sotto il controllo pubblico.

Tra le riforme da fare si propone di statalizzare il sistema privato nei campi della salute (ivi compresa la produzione di farmaci), dell’istruzione e dei trasporti (con l’obiettivo di renderli gratuiti), così come di effettuare una riforma tributaria improntata a forti criteri di progressività, anche mediante la tassazione del patrimonio e delle grandi fortune.

Per le campagne non poteva mancare poi la riforma agraria, con l’esproprio del latifondo improduttivo e, nelle città, l’esproprio degli immobili residenziali inutilizzati, oltre a forti investimenti nell’edilizia popolare.

In tema di lavoro l’obiettivo è quello di portare la settimana lavorativa a 30 ore settimanali a parità di salario (oggi sono 44) e il salario minimo sopra i 7 mila R$ mensili (oggi non arriva a 2 mila).

In politica estera, infine, ci si propone di rafforzare tutti i processi di integrazione, sia regionali che globali, al fine di contribuire alla creazione di un nuovo ordine internazionale multipolare, riaffermando la sovranità dei popoli e la solidarietà a Cuba, al Venezuela, alla Palestina, all’Iran e a tutti i popoli in lotta contro l’imperialismo.

Come Partito Comunista (Italia) in tema di elezioni abbiamo fatto una scelta differente. Noi non crediamo più che nella democrazia borghese in Europa ci sia ancora la possibilità di potere sfruttare gli spazi elettorali a fini anche solo di propaganda. La situazione in Brasile, come abbiamo visto, è differente, anche per la presenza di una sinistra che si distingue dalla destra reazionaria, cosa che da noi non c’è più da tempo. Rispettiamo quindi e ovviamente sosteniamo i compagni brasiliani in questa difficile tornata elettorale, augurandogli il massimo successo.

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