¡TRÁIGANLOS DE VUELTA!

¡TRÁIGANLOS DE VUELTA!
Conferenza telematica del Partito Comunista (Svizzera)
tenutasi martedì 3 febbraio come parte della campagna internazionale “Bring them back”, lanciata per chiedere la liberazione del Presidente venezuelano Nicolás Maduro e di Cilia Flores dopo il rapimento da parte degli Stati Uniti.
Nella prima parte ci sono stati gli interventi di:
- Samuel Iembo, Dipartimento Internazionale PC;
- S.E. Roy Chaderton Matos, ambasciatore venezuelano in Svizzera rappresentato da Fernandez Trujillo, primo segretario
- Carolus Wimmer, presidente COSI (Comité de Solidaridad Internacional) Venezuela;
- Davide Rossi, analista geopolitico;
- Leonardo Schmid, Comitato cantonale del Partito Operario Popolare del Canton Ticino;
- ASC-Ticino Associazione Svizzera-Cuba Ticino;
- Massimiliano Arif Ay, segretario politico PC.
Nella seconda parte sono intervenuti:
- Stefano Moretti
- Massimo Mauro, responsabile delle Federazione Esteri del Partito Comunista (Italia)
- Adam Barbato-Shoufani, nuovo coordinatore della Gioventù Comunista Svizzera.
- Stefano Araújo, membro di Comitato Centrale del Partito Comunista (Svizzera).
- Marco Feistmann, esponente della Rete per la solidarietà anti-imperialista di Zurigo.
- Carolus Wimmer risponde a tre domande
PRIMA PARTE
Nella sua introduzione il compagno Samuel Iembo ha esposto i seguenti punti:
- condanna netta dell’azione statunitense definita terroristica e imperialista;
- rivendicazione della continuità della Rivoluzione Bolivariana nonostante il sequestro;
- riconoscimento del ruolo della presidente ad interim Delcy Rodríguez;
- denuncia delle ambiguità di una parte della sinistra occidentale che, mettendo in discussione le elezioni venezuelane del 2024, legittima di fatto l’aggressione USA;
- critica diretta a settori “critici” che si definiscono solidali ma operano come fattore disgregante del fronte antimperialista;
- richiamo alla necessità di fiducia politica, compattezza e rifiuto delle fake news.
Conclusione: oggi non esistono posizioni intermedie, o si sta con Maduro o si sta con Trump.
Carolus Wimmer, ha fatto un intervento fortemente militante, centrato sulla lettura strategica dell’aggressione imperialista. Dopo aver ricordato le manifestazioni di sostegno alla rivoluzione bolivariana e il sostegno al legittimo governo venezuelano, fa un’ampia disamina della storia passata e presente del Venezuela e respinge tutte le menzogne che sono state propalate a suo danno, a partire dalla regolarità e chiarezza delle vittorie elettorali. Condanna anche i comportamenti delle opposizioni interne e esterne che non hanno nessun riconoscimento da parte del popolo, mentre ricorda che c’è un’opposizione legittima e leale in Parlamento. Rivendica che il percorso che il legittimo governo bolivariano attualmente sta intraprendendo, in mezzo a enormi difficoltà opponendosi alla minaccia dell’imperialismo nordamericano, è in piena continuità con quanto perseguito prima dalla direzione di Chavez che successivamente da Maduro. In Venezuela non c’è nessuna capitolazione, nonostante le menzogne propalate dalla propaganda yankee.
I punti chiave che emergono dalla relazione di Carolus Wimmer si possono così sintetizzare:
- definizione dell’attacco come violazione criminale del diritto internazionale;
- rivendicazione della legittimità delle elezioni venezuelane e del sistema elettorale a tripla verifica;
- spiegazione del fallimento del piano golpista e della sottovalutazione del ruolo del popolo venezuelano;
- analisi dei tre pilastri dell’intervento USA: destabilizzazione, condizionamento economico, “transizione democratica” come copertura ideologica;
- affermazione della tenuta istituzionale e costituzionale del Venezuela;
- ruolo decisivo della solidarietà internazionale (Cina, Russia, Iran, America Latina).
Il messaggio centrale è insomma che non vi è nessuna resa e nessuna capitolazione: il Venezuela resiste perché ha coscienza popolare e vige l’unità civico-militare.
Anche Davide Rossi ricorda i grandi successi della rivoluzione bolivariana, con le nazionalizzazioni e l’imposizione delle tasse ai ricchi e il riscatto delle fasce più deboli della popolazione, e il sostegno ai movimenti antimperialisti del mondo. Tutto questo facendo fronte ai ricatti, alle sovversioni e ai blocchi che l’imperialismo americano ha imposto al Venezuela bolivariano per anni. Purtroppo oggi pseudo analisti geopolitici, anche a sinistra, si fanno portavoce della falsa propaganda occidentale, adombrando tradimenti dell’attuale dirigenza. In realtà il governo legittimo è pienamente in carica, non c’è stato nessun cambio di regime. La Presidenza e il Governo si sta muovendo nel solco già tracciato dai predecessori rivoluzionari, a beneficio del popolo e dello sviluppo economico e tecnologico del Venezuela.
La relazione di Davide Rossi insiste in particolare su questi aspetti:
- continuità storica del colonialismo in America Latina dal 1492 al neocolonialismo anglo-statunitense;
- ruolo centrale di Simón Bolívar e delle lotte indipendentiste;
- repressione storica del Partito Comunista Venezuelano e delle forze popolari prima della Rivoluzione Bolivariana;
- svolta con Hugo Chávez: redistribuzione della ricchezza, nazionalizzazioni, diritti sociali;
- continuità politica tra Chávez e Maduro contro la narrazione della “rottura”;
- smascheramento delle letture complottiste e delle fake news mediatiche;
- interpretazione della nuova legge sugli idrocarburi come scelta tattica di sviluppo delle forze produttive pur sotto un controllo economico pubblico, non come resa.
Conclusione: il Venezuela è uno Stato sotto attacco orientato al socialismo, ma politicamente e socialmente vivo.
Leonardo Schmid ricorda che per la sua generazione (classe 1985) la rivoluzione bolivariana è stata un impulso molto importante di speranza dopo il crollo del socialismo in Europa dell’Est. Ricorda le immense difficoltà in cui la rivoluzione è iniziata, con il sostegno dei gruppi popolari che, insieme al governo, costruivano il futuro basato su sovranità e giustizia sociale. In questo si può misurare la differenza tra governi oppressivi, sordi alle rivendicazioni popolari, e governi popolari che si orientano in base agli interessi dei lavoratori. Non c’è stata in Venezuela alcuna repressione contro le manifestazioni popolari, ma semmai vigilanza contro la sovversione esterna filo-imperialista.
Gli aspetti evidenziati da Schmid vengono così sintetizzati:
- valore simbolico del Venezuela per una generazione cresciuta dopo la fine dell’URSS;
- descrizione concreta delle difficoltà causate dal blocco economico;
- centralità dei diritti del lavoro, più avanzati che in molti paesi europei;
- ruolo delle comuni popolari e della partecipazione dal basso;
- risposta del governo alle rivendicazioni sociali basata su dialogo e sostegno, non repressione;
- capacità del paese di evolversi verso l’autosufficienza alimentare.
Il sindacalista svizzero lancia un messaggio finale: il popolo venezuelano ha sviluppato una coscienza politica che non può essere annientata con la propaganda o i colpi di mano.
La Presidente della sezione ticinese dell’Associazione Svizzera-Cuba, Maria Giovanna Tamburello rivendica l’attività decennale dell’Associazione verso Cuba e la sua resistenza. Il suo intervento è stato centrato sulla solidarietà internazionalista e sul legame Cuba–Venezuela. Col rifiuto della retorica “dittatura/democrazia” come strumento neocoloniale; difesa della legittimità del governo Maduro; denuncia dell’assedio a Cuba come guerra genocida; descrizione delle difficoltà energetiche e sanitarie cubane; presentazione delle iniziative concrete di solidarietà: pannelli solari, invio di medicinali, turismo solidale; solidarietà senza condizioni, rifiuto del moralismo occidentale
Conclude il Segretario del Partito Comunista (Svizzera), Massimiliano AY
Nodi centrali:
- il Venezuela come spartiacque ideologico tra sinistra antimperialista e sinistra atlantista;
- critica alla formula “né con Trump né con Maduro”;
- definizione della fase attuale come guerra sistemica contro il multipolarismo;
- centralità della guerra psicologica come strumento imperiale;
- difesa del metodo marxista: analisi dei rapporti di forza, non idealismo;
- importanza della tenuta del PSUV e del Partito Comunista Venezuelano, quello vero guidato dal deputato Henry Parra;
- necessità di evitare la guerra aperta preservando la pace come condizione di sopravvivenza della rivoluzione.
Conclusione: oggi la priorità è difendere la sovranità venezuelana, non giudicarla con categorie liberali.
[Qui il testo integrale del discorso del Segretario Ay]
SECONDA PARTE
Stefano Moretti fa il parallelismo con la storia della Svizzera, lodando la prudenza del governo bolivariano in questo momento assediato dall’imperialismo americano e sottolinea che il popolo venezuelano è in grado di difendersi; una guerra prolungata sarebbe devastante, ma la resa non è un’opzione; il punto centrale è evitare la distruzione del Paese, non coltivare illusioni.
Massimo Mauro, responsabile delle Federazione Esteri del Partito Comunista (Italia), porta i saluti del nostro Partito. Ricorda la grande presenza di sudamericani in Spagna, il paese dove vive. Osserva che purtroppo, anche in Europa, vi sono manifestazioni antibolivariane che disturbano la nostra attività. Purtroppo anche settori della LEFT (il gruppo di sinistra al parlamento europeo) si associano a questa vile propaganda. Condanna anche la teoria del doppio imperialismo che offusca la nostra lotta. Ricorda anche che oggi ricorre l’infausta ricorrenza dello scioglimento dello storico Partito Comunista Italiano, dopo una deriva ideologica durata decenni. Purtroppo anche questo evento ha danneggiato profondamente il movimento comunista in Italia e nel mondo.
Adam Barbato-Shoufani, nuovo coordinatore della Gioventù Comunista svizzera, sottolinea la necessità di guardare avanti e non lasciarsi abbattere dalle momentanee difficoltà che stiamo vivendo, come la storia ci insegna. Introduce una lettura strategica non pessimista della fase: l’imperialismo agisce come un gioco a somma zero, ma non sempre vince; sconfitte apparenti (Libia, Siria) hanno generato reazioni storiche (Burkina Faso, multipolarismo africano); anche il blocco a Cuba può produrre nuovi equilibri internazionali. Dietro ogni arretramento e a ogni sconfitta tattica può maturare una vittoria strategica.
Stefano Araújo, membro di Comitato Centrale del Partito Comunista (Svizzera), ricorda l’attività internazionale svolta dal suo Partito di solidarietà verso il Venezuela nei vari cantoni svizzeri. Ricorda che il governo bolivariano è del tutto funzionante e le politiche che si stanno realizzando in Venezuela sono in piena continuità col governo Maduro, e che quindi per gli USA questa è una sconfitta perché ad esclusione del rapimento del presidente, non hanno raggiunto nessuno degli obiettivi perseguiti, come il cambio di regime.
Marco Feistmann, esponente della Rete per la solidarietà anti-imperialista di Zurigo, ricorda che l’imperialismo è una bestia ferita e sviluppa un’aggressività senza precedenti e quindi più distruttiva. Inoltre sottolinea che le guerre recenti sono state devastanti ma non risolutive per l’imperialismo.
Carolus Wimmer risponde a tre domande riguardanti la nuova legge degli idrocarburi, la amnistia elargita e se posti ministeriali saranno offerti all’opposizione. Sottolinea dapprima che la rivoluzione bolivariana e antimperialista continua, correggendo e ridiscutendo secondo gli insegnamenti di Lenin sulla tattica e la strategia, senza idealismo o opportunismo, come fu applicato al doloroso trattato di Brest-Litovsk che mise fine alla Prima Guerra mondiale per la Russia al prezzo di enormi cessioni territoriali alla Germania. Ciò si oppone al cosiddetto “chavismo critico”, che si rivela come mero opportunismo. Inoltre esso propala falsità sul fatto che il governo venezuelano abbia capitolato. L’opposizione democratica è pienamente operante nel Parlamento venezuelano. Quanto alle dichiarazioni di Trump, esse sono delle falsità. Venezuela tiene un governo non governato da fuori, pienamente in carica e il meccanismo parlamentare funziona, in esso si discute, anche con l’opposizione democratica, la legge sugli idrocarburi, approvata infine unanimemente (quindi anche votata dai 6 deputati comunisti). Essa garantisce che il commercio è garantito globalmente per ogni acquirente e non solo ed esclusivamente con gli USA, come falsamente affermato da Trump. La vigilanza rivoluzionaria è in piena attuazione da parte del popolo e del Partito Comunista Venezuelano. Questo è il momento dell’unità antimperialista, patriottica e chavista. Cerchiamo la pace e il benessere del popolo e rifiutiamo ogni passo che metta in discussione la sovranità e la sicurezza del paese. Non si può non tenere conto della correlazione di forze, in quanto in America Latina questa correlazione è cambiata negativamente negli ultimi tempi. Ogni accordo quindi con qualunque compagnia nordamericana i trattati sono aperti, ma in ogni caso vengono offerti nel libero mercato al miglior offerente. Respingiamo ogni fake news sulle relazioni interne al governo e al PSUV. Quanto ai giovani dimostranti colpevoli di atti illegali saranno trattati in modo ben diverso dai promotori criminali. Ai primi si offrirà un’amnistia condizionata della gravità delle azioni e della volontà di sovvertire l’ordine costituito. Pace in Venezuela non è pacifismo, con l’imperialismo alle porte, un popolo pacifico ma armato.
In sintesi:
la Rivoluzione Bolivariana non è sconfitta; il 3 gennaio non è “la fine della storia”; occorre leggere la fase con Lenin (“Due passi indietro, uno avanti” e Brest-Litovsk).
Sulla legge sugli idrocarburi: nessuna decisione imposta dall’esterno; processo parlamentare e popolare; approvazione unanime (PSUV + opposizione democratica); PDVSA mantiene il controllo; eventuali accordi con aziende straniere avvengono senza cessione di sovranità.
Sulle sanzioni: necessità di rompere il blocco con tattiche flessibili; nessuna esclusiva agli USA; Trump non decide nulla, decide il governo venezuelano.
Sull’amnistia: non è generale né automatica; distinzione netta tra manipolati e responsabili di crimini gravi; processo caso per caso; obiettivo: stabilità e pace, non impunità.
Sulla sicurezza: legittimità della fusione civico-militare; concetto difficile per l’Europa, ma essenziale in un Paese sotto attacco; unità patriottica come priorità assoluta.







