Piano di riarmo europeo: industria bellica, finanza, università e intelligenza artificiale

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Dall’analisi del piano di riarmo Europeo emerge un programma strategico ben articolato che si va sviluppando fondamentalmente su una serie di direttive economiche, politiche e militari che in sostanza ne costituiscono l’architettura, esse sono:

1- finanziamenti pubblici strutturali, aumento della produzione, integrazione e operatività
2- ridefinizione delle normative sulle armi e sui movimenti dei capitali
3- interconnessione aziende/università/ per ricerca e sviluppo – esercito /scuole per l’aspetto propagandistico
4- sviluppo dell’IA e del calcolo quantistico

1- Finanziamenti pubblici strutturali, aumento della produzione, integrazione e operatività

Il giro di affari globale delle maggiori industrie di produzione di armamenti è impressionante: il settore della difesa statunitense dominato dalle 5 maggiori aziende (Lockheed Martin, Rtx, Northrop Grumman, General Dinamics, Boeing) hanno realizzato nel 2025 ricavi aggregati pari a 207,3 miliardi di dollari (più 6,4%) rispetto al 2024 con un utile di19,4 miliardi di dollari (più 36%).

Le 5 maggiori europee l’inglese (Bae Sistems, la francese Thales, l’italiana Leonardo, la franco tedesca Airbus, la tedesca Rheinmentall) hanno realizzato nel 2025 62,2 miliardi di euro con un più 12% rispetto al 2024 ed un utile di 5,55 miliardi di euro, più 40%.

La israeliana Elbit Sistems ha aumentato i ricavi del 18% pari a 5,79 miliardi di dollari con un utile di 479 milioni di dollari, più 38% mentre le azioni sono aumentate del 195%.

L’andamento dei titoli in borsa in riferimento alle varie fasi dei conflitti in Ucraina e a Gaza sono l’esempio più lampante della necessità della guerra per l’imperialismo.

I negoziati in Turchia di novembre scorso dove si sono incontrati Zelensky e Erdogan e quelli con gli Stati Uniti, per trovare un accordo che porti alla pace, hanno avuto sulla borsa un influenza negativa. Leonardo, Rheinmentall e Bae Systems hanno subito perdite del 4%.

All’annuncio della tregua a Gaza il 10 ottobre 2025 Leonardo ha subito una flessione del 2,44 e Fincantieri del 2,82.

Invece l’accordo dei volenterosi di inizio 2026 che ha assicurato la disponibilità di forze militari in Ucraina ha galvanizzato i titoli della difesa in borsa: Leonardo + 3,20, Fincantieri + 1,08, Rheinmentall + 2,56, Avio + 3,51.

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump di una spesa di 1.500 miliardi di dollari fino al 2027 per la difesa, o meglio per la guerra, spesa che equivarrebbe al 5% del Pil, hanno fatto aumentare i titoli americani del 6% circa.

Dal 2022, inizio del conflitto Russia Ucraina e fino al 2025 i guadagni più consistenti li hanno avuti la Rheinmentall più 1.724,09%, Leonardo più 758,94, Fincantieri più 387,92.

Dall’inizio della guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran si registra invece per le borse una tendenza al negativo con pesanti perdite: le asiatiche in media perdono l’11,33%, le europee il 9,25%, Wall Street il 4,36%. Vanno poi in lieve recupero dopo le dichiarazioni di Trump su presunte trattative di pace: le asiatiche a + 2,88%, le europee a +0,32%, Wall Street ancora in negativo a 0,58%.

Sul mercato globale poi il dollaro perde terreno come valuta principale nelle riserve mondiali scendendo al 56,8% del totale, mantiene però invariato l’ammontare dei titoli di stato nelle banche centrali i cui tassi oggi sono al 4,42% e anche invariati i tassi del costo del denaro su un range del 3,50% – 3,75%.

Questo equilibrio potrebbe tuttavia rompersi se dovesse continuare la guerra con i danni alle raffinerie, ai depositi di petrolio e gas, se dovesse persistere il blocco dello Stretto di Hormuz, in questo caso le petromonarchie arabe potrebbero ritirare le ingenti quantità di dollari investiti negli Stati Uniti per far fronte alle spese.

L’Unione Europea, nonostante si chiami fuori dalla guerra degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran e faccia appelli al diritto internazionale, si conferma nella realtà come un blocco unito subordinato agli interessi degli Stati Uniti finanziando il riarmo e alimentando la tensione internazionale col sostegno all’Ucraina e a Israele.

Lo stabilimento della Leonardo di Montevarchi in provincia di Arezzo, per esempio, ha fornito a Israele componenti (Head Up Display) dei caccia F15, tra i più usati nei bombardamenti a Gaza, almeno in due occasioni, nel dicembre 2024 e nel marzo 2025. Questi componenti, circa 140, sono stati ordinati dalla società israeliana Elop del gruppo Elbit la più grande industria di armamenti israeliana.

Elbit, sede principale ad Haifa, presente in USA in 10 stati con 20 mila dipendenti, esporta droni ed altre armi testate nella Striscia all’estero per due terzi della produzione, il primo importatore sono gli USA col 24,7%, il secondo l’Italia col 20,8%. Il governo Meloni mantiene accordi con Israele acquistando armamenti israeliani per 220 milioni di euro con contratti fino al 2038. Leonardo è presente in Israele con la controllata Drs Rada Technologies che collabora con Elbit.

I finanziamenti della UE alle industrie di armamenti includono anche la compagnia pubblica Israeli Aerospace Industries pur non essendo uno stato membro. In Germania il Parlamento ha votato una modifica costituzionale a marzo 2025 che autorizza a superare il limite di indebitamento di bilancio dello 0,35% del Pil annuo al fine di preparare un piano di riarmo da 380 miliardi di euro con 320 progetti per le forze armate. Della somma prevista 182 miliardi andranno alle industrie nazionali e tra queste la Rheinmentall avrà la fetta più sostanziosa, 88 miliardi di euro.

La Rheinmental tra l’altro ha ottenuto nonostante ricorsi al Tar l’allargamento della sua fabbrica RWM Italia di Domusnovas in Sardegna in una vasta zona boschiva dove verranno sperimentati armamenti. La fabbrica produce oltre a ordigni, mine e proiettili anche i droni Hero su licenza della israeliana Uvision.

Anche quella che si autodefinisce “Finanza ambientale, sociale, sostenibile” sta per così dire tradendo la sua vocazione indirizzandosi verso investimenti militari. Lo denuncia la Banca Etica raccogliendo i dati di una inchiesta Bloomberg secondo la quale sono circa 2000 i fondi sostenibili europei che hanno in portafoglio società belliche per un valore di circa 20 miliardi di dollari.

Inoltre il programma di ricerca civile e innovazione Horizon ha ricevuto dalla Commissione europea un aumento del finanziamento da 93,5 miliardi di euro a 175, apportando però contemporaneamente modifiche del regolamento al fine di dirottare fondi al settore militare.

2- Ridefinizione delle normative sulle armi e sui movimenti dei capitali

Il commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, ha annunciato l’approvazione di finanziamenti per i paesi membri della UE provenienti dal piano SAFE (Security Action for Europe) di 150 miliardi che riguardano il rilancio dell’industria pesante.

All’Italia di questi fondi ne arriveranno circa 15 miliardi da aggiungere ai fondi nazionali che per quest’anno ammonteranno a 3,5 miliardi fino a raggiungere i 12 entro il 2028.

Parte di questi fondi sono destinati all’Ucraina come finanziamenti o quote di partecipazione nelle industrie.

I piani sono elencati nel libro Bianco per la Difesa che indica un calendario per la formazione dell’integrazione militare europea basata su progetti industriali, produttività e operatività gestita dalla Nato.

Per essere pronti nel 2030 la road map prevede che dal 2026 dovranno essere definite le aree strategiche su cui intervenire: sistemi di difesa aerea e missilistica, droni e sistemi anti-droni, sistemi avanzati di artiglieria, munizioni, IA e sistemi informativi, capacità di combattimento delle tre armi, mobilità militare.

Per favorire la necessità di coordinamento fra i vari stati sulla produzione e consegna di armi, sull’addestramento congiunto e l’aumento dei fondi la commissione presentata un piano operativo per la creazione di una rete di trasporto per mezzi, truppe e artiglieria lungo tutto il territorio dell’unione al fine di ottimizzare anche la capacità di risposta rapida in caso di allargamento del conflitto oltre i confini dell’Ucraina.

Il piano prevede inoltre che i vari paesi della NATO mettano a disposizione navi, treni e automezzi e che semplifichino tutte le procedure burocratiche e doganali per favorire e sveltire la mobilità militare.

La Germania paese trainante del settore militare, ha già messo in atto un coordinamento con Deutsche Bahn (azienda ferroviaria tedesca) e con la Rheinmentall per supportare i convogli militari. La Lufthansa contribuirebbe con la manutenzione dei velivoli e programmi di addestramento per i piloti.

Per quanto riguarda interconnessione, interoperabilità e interscambiabilità delle difese europee un piano di cooperazione europea da 6.800 miliardi di euro è stato annunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen che dovrebbe essere operativo entro il 2030. È previsto che almeno il 40% degli acquisti sia fatto con un programma comune fra gli stati membri integrando anche le industrie ucraine nella filiera europea. Sarebbe questo un altro passo avanti per l’ingresso di fatto nella UE.

L’acquisto con programmi comuni favorisce la strategia delle grandi industrie militari di creare mercati integrati e una base legislativa comune all’interno della UE promuovendo ulteriormente la libera circolazione del capitale.

In questa prospettiva si sono svolti convegni e conferenze alla Ludwik Maximilians University di Monaco di Baviera e alla Università Bocconi per discutere e rilanciare il progetto di ricerca “European capital markets code” per definire un codice unico europeo e l’unione dei mercati dei capitali.

Con la stessa prospettiva si è tenuto l’incontro a Roma il 5/6 novembre scorso fra Confindustria Italia e le consorelle Bdi Germania e Medef Francia al termine del quale è stato siglato un comunicato congiunto in cui si chiedono alla UE semplificazioni, (de)regolamentazione e investimenti.

Il libro Bianco della Difesa indica inoltre che si formino nei primi tre mesi del 2026 coalizioni di stati con paesi guida, che entro la metà dell’anno si raccolgano dati e si avviano progetti, che almeno il 40% di questi sia pronto entro il 2027 e che entro il 2028 contratti e finanziamenti debbano essere garantiti.

Inizialmente saranno quattro le iniziative europee più urgenti: la difesa dai droni, l’osservazione del fianco orientale, lo scudo aereo e lo scudo spaziale, progetti dovranno essere pronti ed operativi entro il 2027 e il 2028.

Per aumentare le competenze operative e valutare il complesso delle capacità, la Commissione indica di istituire alleanze tecnologiche fra i vari stati membri per riqualificare entro il 2026 200 mila dipendenti e programmare entro la metà del 2026 il primo vertice annuale dell’industria della difesa.

È previsto anche il lancio di un progetto pilota per la formazione di 600.000 persone entro il 2030 da destinare al settore difesa, causa la mancanza di personale qualificato soprattutto nei settori della IA e della quantistica.

La proposta è dedicata anche al settore automotive che attualmente già sta riconvertendo parte dalla produzione al settore militare e a studenti e giovani ricercatori attraverso un sistema di voucher. Già esistono percorsi formativi nell’ambito del programma Digital Europe come la Space Accademy di Euspa (agenzia spaziale europea che gestisce e promuove programmi come Galileo, Egnos, Copernicus) e le Digital Skill Accademies (forma personale con competenze digitali avanzate).

Altro comparto strategico e quello della robotica marina militare il cui valore in Italia, secondo la società di consulenza Pw C Strategy& Italy ha raggiunto nel 2024 i 93,6 milioni di euro e si prevede che raggiungerà i 217,6 nel 2030, mentre il mercato mondiale dei robot sottomarini (UUV, Unmanned Underwater Vehicles) raggiungerà un valore di 18,9 miliardi e i natanti di superficie (USV, Unmanned Surface Vessel) i 7 miliardi.

La crescita di questo settore in Italia è trainata dal “Polo Nazionale dimensione Subacquea” (Pns) in collaborazione con Marina Militare, Protezione Civile, Cnr, Enea, Fincantieri e Saipem col coinvolgimento di Pmi e spin-off universitari al fine di un’evoluzione rapida del dominio sottomarino.

Il Pns gestirà un importante progetto, il primo in Europa in ambito NATO, riguardante un’area per collaudare tecnologie subacquee a largo di La Spezia posizionata a 250 metri sotto il livello dal mare coordinando la cooperazione fra strutture nazionali pubbliche e private operanti nella subacquea, il tutto sotto la direzione della Marina Militare.

La Saipem, azienda multinazionale italiana che progetta e installa grandi opere nei settori energie, infrastrutture sia offshore che onshore, metterà a disposizione il suo veicolo multifunzione per navigazione sottomarina. Questa società del gruppo Eni con sede principale a Milano registra per il 2024 un fatturato di 14,5 miliardi di euro ed un utile netto di 306 milioni. Recentemente l’assemblea straordinaria ha approvato la fusione per incorporazione con la norvegese Subsea7 il cui perfezionamento è previsto verso la metà del 2026. Questo progetto avrà il compito di monitorare le profondità marine, realizzare una mappa e riportare a terra tutte le informazioni necessarie in ambito sicurezza.

Il progetto da 115 milioni attraverso 18 bandi coinvolgerà 76 grandi aziende,175 piccole e medie imprese, 56 università tra le quali Genova e Pisa. Tra le aziende figurano: Fincantieri S.p.A., Mbda (consorzio partecipato per il 37,5 % dalla francese Airbus Group, per il 37,5% dalla britannica Bae Sistems e per il 25% da Leonardo), la italiana Elt (attiva anche nei settori Cyber, Spazio e Biodifesa), Rina Group multinazionale italiana con sede a Genova (specializzata in ingegneria, ispezioni e certificazioni nei settori marina, energia, infrastrutture, spazio, difesa), ma anche aziende del settore automotive e sviluppatori di propulsori saranno coinvolte nel progetto.

3- Interconnessione aziende/università/ per ricerca e sviluppo – esercito /scuole per l’aspetto propagandistico

Nell’ambito della quinta edizione dell’Italian Tech Week sull’innovazione applicata all’intelligenza artificiale svoltasi a Torino dal 1° al 3 ottobre 2025 nelle ex Officine Grandi Riparazioni (sono intervenuti tra gli altri Jeff Bezos e John Elkan) si è svolta la sesta edizione del Leonardo Drone Contest a cui hanno partecipato più di 50 giovani delle Università di Roma, Politecnico di Torino e di Napoli, Alma Mater Studiorum di Bologna, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e università Federico II di Napoli.

Agli studenti è stato assegnato un programma di sperimentazione di sistemi robotici aerei e terrestri caratterizzati dalla capacità di muoversi senza l’ausilio del segnale satellitare e in grado di fornire informazioni in tempo reale a una stazione di controllo a terra.

Nel Bando ISM4Italy su infrastrutture e mobilità sostenibile sarà sviluppato a partire dal 2026 un progetto di circa 4 milioni di euro, finanziato dal Ministero Università e Ricerca nell’ambito del piano Pnrr, per la realizzazione di un sito nel quale gli studenti e i ricercatori del Politecnico di Torino con simulatori di volo e tecnologie del comparto aerospazio civile e militare potranno sperimentare soluzioni ingegneristiche.

Il progetto nasce dalla collaborazione fra TXT s.p.a. e Politecnico e si svilupperà su tre direttrici: la formazione dei manutentori aeronautici, la progettazione di simulatori di volo e volo autonomo con stazioni di terra. Il progetto si propone di creare una infrastruttura tecnologica distribuita tra TXT Group di Milano e il Politecnico di Torino.

TXT S.p.A. è un’azienda italiana di informatica, fornisce software e sistemi integrati nei settori Aerospazio, difesa e Higt-Tech. Sede principale Milano e decentrate in Francia, Regno Unito, Germania, Svizzera e Stati Uniti.

Il coinvolgimento degli studenti e ricercatori delle Università italiane nei piani dell’industria degli armamenti è ormai realtà strutturale e organica e avviene non solo per supportare gli studi e le ricerche delle industrie della difesa ma anche sul piano della propaganda con incontri di promozione delle attività dell’esercito attraverso protocolli d’intesa fra dirigenti scolastici e comandi militari.

Alcuni esempi:

  • il 2 febbraio si è svolta a Roma, organizzato dall’Università, un incontro tra gli studenti dell’istituto scientifico Newton, di quello tecnico Galilei, dello scientifico digitale Matteucci e della scuola cattolica De Merode con la Fondazione Leonardo sulla applicazione delle materie scientifiche e tecnologiche nel campo della Difesa. Erano presenti l’Ad di Leonardo Roberto Cingolani e la dirigente Helga Cossu, la Ministra della famiglia Eugenia Roccella, la sottosegretaria alla difesa Isabella Rauti, il Presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli e Alberto Angela che si è reso disponibile a fare da testimonial all’evento. Gli organizzatori hanno sottolineato la necessità degli investimenti nella difesa ed esaltato le sfide che attendono i giovani nel campo scientifico con la prospettiva di migliaia di assunzioni negli anni a venire.
  • a dicembre del 2023 circa 500 studenti degli istituti nautici della Sicilia orientale sono stati invitati ad una visita, tra l’altro a pagamento (16 euro), alla base Marina militare di Augusta (SR).
  • a marzo 2024 una circolare inviata ai dirigenti scolastici di Avellino, Benevento e Salerno invitava i dirigenti scolastici a coinvolgere gli studenti nelle attività di promozione dell’Aeronautica militare, lo stesso in Sardegna con la Marina.
  • a Scordia (CT) il 29 aprile dello scorso anno incontro fra studenti della scuola Salvo Basso e militari della base navale statunitense di Sigonella
  • a novembre 2023 e a marzo 2024 gli studenti del l’Istituto alberghiero di Catania e di Giarre (CT) hanno partecipato ad incontri con i Marines in forza a Sigonella.

La stampa ovviamente affianca la propaganda militarista. Un esempio è quello del quotidiano Il Giorno che con Qn, La Nazione, il Resto del Carlino hanno promosso il “ Campionato di giornalismo 2025/2026” riservato agli alunni della quarta e quinta elementare e delle scuole medie. Nel progetto finanziato dalla UE tra i temi indicati non poteva mancare quello del rafforzamento delle capacità industriali di difesa e delle infrastrutture militari.

Ed ancora, l’Autorità garante per l’infanzia ha recentemente divulgato un questionario online rivolto ai ragazzi in cui tra l’altro viene chiesto se si arruolerebbero in caso l’Italia entrasse in guerra. Il dato confortante, nonostante il gran lavorio di propaganda, è che il 68% ha risposto di no.

Nella conferenza dei Ministri dei Lander tedeschi, tenutasi a novembre, a seguito dell’annuncio del del Ministro della Difesa Boris Pistorius che la Germania deve prepararsi alla guerra, è stata discussa la proposta di dedicare nelle scuole alcune ore di lezione per preparare i giovani a questa eventualità.

Insieme alla robotica navale anche l’uso dei droni e in forte aumento, per la sua produzione è nata la Lba Sistems con sede in Italia una joint venture formata al 50% tra Leonardo e la turca Baycar. Si pensa anche ad una partnership con l’Ucraina dove la produzione di questi velivoli si dice essere elevata e sarebbero circa 200 le aziende impegnate.

Anche in Polonia con l’azienda Wb Group Leonardo ha firmato un memorandum per valutare prospettive nel settore difesa.

Rheinmentall ha aumentato la produzione di droni kamikaze Hero sistemi che l’azienda tedesca produce in collaborazione con la israeliana UVsion Air. La produzione è a pieno ritmo nei due stabilimenti sardi di Musei e Domusnovas. Gli ordini ammontano a 200 milioni di euro e verranno consegnati a paesi Nato e non.

Con un accordo con Defcoom, startup italiana in soluzioni Unmanned (senza equipaggio), Fincantieri sviluppa l’industrializzazione di droni di superficie per missioni di sorveglianza, intelligence e pattugliamento sulle proprie unità navali in modalità remoto, manuale e autonoma a velocità variabile.

Le Difese europee sviluppano progetti avanzati anche sulla militarizzazione dello spazio e su sistemi di armi laser.

Nella strategia tedesca entro il 2030, attraverso il piano “Space safety and security strategy” da 35 miliardi di euro è previsto la realizzazione di sistemi spaziali di rilevamento di missili balistici e ipersonici, di satelliti bodyguard e di vettori per monitorare e neutralizzare sistemi avversari.

Rheinmentall e la OHB, azienda di Brema fornitore di satelliti per il sistema europeo Galileo e satelliti radar alle forze armate tedesche, stanno valutando una JV per realizzare questa rete satellitare indipendente dalla rete Starlink ma con la stessa capacità operativa sviluppata da Spacex. Il sistema sarà operativo sul fianco orientale della Nato mentre in Lituania è prevista una brigata permanente di 5 mila sodati.

Anche Leonardo, Airbus e Thales stanno trattando per costituire un gruppo per la produzione di satelliti che dovrebbe essere operativo nel 2027, Leonardo e Thales dovrebbero avere il 32,5% ciascuno mentre Airbus il 35. Il nuovo gruppo avrà all’attivo circa 6,5 miliardi di euro di fatturato di partenza e dovrebbe impiegare 25 mila dipendenti.

Per ridurre il costo elevato dei sistemi antidroni, Rheinmentall e MBDA Deutschland hanno in programma di creare una join venture per sviluppare sistemi di armi laser per la marina tedesca da integrare con i sistemi missilistici già esistenti, mentre il Ministero della Difesa israeliana sta consegnando i primi sistemi di armi laser Iron Beam a puntamento automatico elettronico capaci di operare da soli o in combinazione con gli Iron Drone. L’Arma è praticamente inesauribile perché dipende esclusivamente dalla fornitura di energia elettrica, la sua portata massima è di 10 chilometri e raggiunge l’obbiettivo in 4-5 secondi.

Anche cooperazioni fra industrie britanniche e Leonardo stanno sviluppando questo sistema d’arma.

4- Sviluppo dell’IA e del calcolo quantistico

Intelligenza artificiale e calcolo quantistico si rivelano fattori indispensabili per l’indipendenza tecnologica e lo sviluppo di progetti avanzati. Il Pentagono ha recentemente messo a disposizione delle più grandi società di IA un miliardo e mezzo di dollari affinché sviluppino progetti dell’IA “agentica”, ossia capace di agire in autonomia. Nel campo militare significa che l’assistente digitale passa direttamente dall’analizzare un teatro di guerra alla capacità operativa. Sul Sole 24 ore Paolo Benanti, presbitero teologo e filosofo esperto di etica applicata alla IA, scrive su questo un interessante articolo in cui mette in evidenza le implicazioni che possono verificarsi nell’uso della forza letale. Ossia, la capacità del software di operare a ritmi rapidi non umani elaborando dati e agendo in una frazione di secondo superando la capacità umana di comprendere le implicazioni in tempo reale, metterebbe in grado l’IA di identificare soluzioni aggirando norme non codificate pur di massimizzare il risultato assegnato. In un teatro di guerra in cui algoritmi avversari interagiscono fra loro potrebbero creare un’escalation non intenzionale, una sorta di flash crash (crollo lampo) innescato da un ciclo di feedback (azioni e reazioni) che nessun operatore umano potrebbe interrompere in tempo.

In relazione all’impiego indiscriminato dell’intelligenza artificiale da parte delle forze armate statunitensi il portavoce del ministero della Difesa cinese Jang Bin ha avvertito che questa pratica non solo minaccia l’etica bellica, ma rischia di portare una perdita del controllo tecnologico, aprendo la strada a scenari apocalittici simili a quelli immaginati in “Terminator”. La Cina abbraccia il principio di porre l’umanità al centro e orientare l’IA verso il bene. La Cina si oppone all’uso del vantaggio tecnologico per conquistare l’egemonia militare e invita a promuovere un sistema di governance della IA multilaterale, con l’ONU come punto di riferimento. Si augura inoltre che si arrivi ad un consenso globale sulla governance dell’IA.

L’Italia sta investendo 230 milioni di euro dai fondi Pnrr, con una previsione di spesa di un miliardo nei prossimi 5 anni, per far nascere in Lombardia il polo quantistico più potente al mondo attraverso la collaborazione di due aziende leader del sistema: la canadese D-Wave Inc. e la statunitense IonQ che insieme formeranno la Q-Allians.

A questo programma partecipano il Ministero dell’Università, delle Imprese, della Difesa, degli Esteri, l’Agenzia nazionale per la cybersicurezza e il Dipartimento per la transizione digitale. Il dipartimento di Fisica dell’Università Federico II vanta la realizzazione di un computer tra i più potenti in Europa e si delinea già una collaborazione con Leonardo che possiede il super computer Davinci 1 capace di elaborare 5 milioni di miliardi di operazioni al secondo ed ha in programma l’ancora più potente Davinci 2 che combina IA e potenza di calcolo. Con questa combinazione Leonardo conta di proiettarsi sul mercato con offerte di servizi specializzati ad aziende sia militari che civili. Il Cineca di Bologna che già aveva un computer quantistico Radiance, capace d’ integrarsi con super computer tradizionali, ne sta installando un secondo ad atomi neutri, privi di carica elettrica, prodotto dall’azienda francese Pasqal finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Sull’uso della tecnologia nucleare la Marina Militare ha dato incarico a Fincantieri di avviare uno studio sulla possibilità di installare un reattore nucleare a fissione di terza e quarta generazione su navi come la Trieste e sottomarini U212NFS. Lo studio prevede alcune fasi come individuare il sito dove costruite il reattore, dove collocare il prototipo, in quale struttura industriale integrarlo con la nave, dove stoccare il materiale, il rifornimento carburante. Inoltre lo studio dovrà indicare i requisiti che dovranno avere le fabbriche e cantieri che costruiranno i reattori e le unità navali curandone la manutenzione.

Dovrebbero collaborare con Fincantieri la controllata Cetena, Ansaldo nucleare, Rina Services, Università di Genova.

Lo studio con un importo iniziale di 3 milioni di euro dovrebbe concludersi entro il 2028 fornendo parametri di fattibilità.

Inghilterra, Francia e Stati Uniti utilizzano già questo tipo di Unità.

Conclusioni

A sostegno di questo enorme piano di riarmo, di ricerca e sviluppo di sistemi letali avanzati, la politica alza i toni con il richiamo alla leva militare obbligatoria di Germania, Italia, Polonia, con le dichiarazioni del ministro della difesa tedesca Pistorius sul prepararsi alla guerra, quelle di Endrius Kubilius della Commissione Europea per la Difesa sul mettere da parte i tempi di pace, dell’ammiraglio Cavo Dragone su un attacco preventivo alla Russia, del Ministro Crosetto che tutto è difesa e sicurezza, ed anche con le numerose dichiarazioni sulla necessità di essere pronti con i programmi militari per il 2030.

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