AFFONDARE UNITI O GALLEGGIARE DA SOLI?

Dopo tanto pregare, contrattare, piangere, “pianti, sospiri, carezze, svenimenti”, i dazi di Trump per l’Europa dal 10% sono passati al 30. “E guai se reagite! Vi arriverà il resto!”
Da qui la tragedia si muta in farsa.
Dopo la strategica fuga da Bruxelles per salvare von der Leyen, Meloni non parla, ma pare che non abbia gradito il modo con cui la baronessa ha gestito la trattativa. A stare coi piedi in staffe di due cavalli ci si può far male. Salvini non vede che il problema è a casa nostra e accusa la Germania. Mentre Taiani non sente i lamenti degli esportatori e sdrammatizza dicendo che col 10% si può ancora parare.
Dall’altro lato, Schlein accusa la Meloni, ma si guarda bene di dire cosa fare e invoca i “nostri alleati d’oltre Oceano”. Quali, non si sa, quelli che hanno cominciato la guerra per primi? Conte forse ci va vicino, citando le tasse da imporre ai padroni del web, ma poi non si capisce cosa fare dopo che i dazi arrivassero al 110%, lui che è stato il primo a fare la retromarcia del pollo dopo che l’Italia fu redarguita per aver firmato l’accordo per la Via della Seta.
Andiamo sul concreto.
Il meccanismo “anticoercizione” è della Ue consente di “reagire a pressioni esterne”, con sanzioni, ritorsioni commerciali o restrizioni sugli investimenti. L’ipotesi di attivare questo meccanismo è favorita soprattutto dalla Francia, che risulta meno esposta all’export verso gli Usa anche se potrebbe avere ritorsioni su settori come aeronautica, lusso, vini e liquori. Tutta roba che potrebbe compensare quasi facilmente. Per questo Macron fa il “galletto”.
La Germania è più prudente perché è più esposta con un surplus commerciale di 84,8 miliardi di dollari verso gli Usa, in particolare automotive, chimica, farmaceutica e acciaio.
L’Italia sta un po’ nel mezzo, anche se è pure molto esposta non solo direttamente con la propria produzione, ma anche come subfornitrice delle aziende tedesche.
I tre settori commerciali europei più vulnerabili – agroalimentare, automotive e farmaceutica – vedono gli USA in deficit di esportazioni non tanto per la politica europea sull’export ma per l’incapacità Usa di produrre beni di qualità ed esportabili in Europa. Cioè i consumatori americani dovrebbero comprarsi la mxxxa che producono. D’altro lato, la bilancia commerciale è nettamente a favore degli Usa sui servizi, soprattutto digitali, per oltre 148 miliardi. La “digital tax” metterebbe al tappeto il bullo Trump, visto che i due terzi del web e del cloud sono in mano a imprese americane. Inoltre le intese con tutti gli altri paesi, a cominciare dall’America Latina e l’India (per non parlare della Cina) potrebbero già colmare la maggior parte delle eventuali e certamente transitorie perdite derivanti dal mancato export negli Stati Uniti.
Ma la bomba atomica di Trump è ancora un’altra: lasciare del tutto il peso della difesa di Kiev all’Ue. Una cosa che i (n)euro burocrati dell’UE non si possono permettere, perché significherebbe dichiarare la vittoria a tavolino della Russia e il fallimento totale delle loro politiche. Trump li ha lasciati col cerino in mano.
Se non ci fossero questi figuranti, ma personaggi politici degni di questo nome, la cosa si risolverebbe in tre rapide mosse.
Primo, si riapre la trattativa con la Russia, i commerci e i gasdotti. Altro che energia pagata tre/quattro volte di più che negli USA. Il GNL ve lo potete inalare come suffumigi. Torniamo a vendere in Russia, dall’auto al lusso, e a importare il gas.
Secondo, fatta la pace con la Russia, degli F35 non sappiamo più che farne. Teneteveli. Le nostre belle fregate non le volete più e restate con le vostre obsolete portaerei bersagli succulenti dei missili supersonici? le vendiamo all’India e alla Cina.
Terzo, “tasse, tasse, tasse!”, ma non ai nostri cittadini, alle vostre multinazionali del web. Ci staccano facebook? Pazienza. E comunque basta ai paradisi fiscali in Europa, come Irlanda, Olanda ecc.
Ma questi sono sogni.
“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, soprattutto se è stato messo lì proprio per impedire che qualcun altro lo possa esercitare, come i nostri governanti.
Noi affonderemo aggrappati a una pietra chiamata Unione Europea, nell’illusione che uniti si è più forti.








Sempre più spesso quando parlo di sovranità ed equità sociale emerge sempre qualche conformista, nel senso descritto dalla omonima canzone di Gaber, che obbietta con la solita domandina: “e come fai?”.
Allora la mia risposta arriva secca:” Ci facciamo fare il piano finanziario dai burocrati di Bruxelles”.
L’ironia è tutto ciò che meritano.