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L’assalto al patrimonio pubblico. Il caso Lucca

sezione di Lucca – Partito Comunista

Nell’attuale fase di evoluzione del capitalismo un ruolo di punta nel processo di dissoluzione di ciò che ancora rimane dello stato sociale lo svolgono, in sintonia con i pubblici amministratori spesso relegati in un ruolo consapevolmente subalterno e servilmente colluso con gli interessi privati, organismi finanziari dal carattere multiforme e tentacolare in armonia con potenti organizzazioni economico-finanziarie e multinazionali.

Tali organizzazioni, ben consapevoli della complessità e sottigliezza dei rapporti economico-istituzionali, non trascurano di affiancare ad un’aggressiva rapacità nell’assalto al patrimonio pubblico, tecniche che potremmo approssimativamente definire “diversive” volte a dissimulare le loro autentiche mire e intenzioni; eventi “culturali” e “benefici” che si avvalgono della partecipazione di personaggi del jet-set mondano, televisivo e giornalistico non trascurando nemmeno, all’occasione, di auto conferire alle proprie iniziative una valenza perfino “civile e commemorativa” come nel caso, solo per fare un esempio, della promozione del concorso per la “Casa della Memoria” effettuata dal Comune di Milano in sintonia col Hines sgr.

“A selezionare il progetto vincitore è stata una commissione giudicatrice presieduta da Stefano Boeri e composta dall’architetto Lides Canaia, Direttore Generale Case e Demanio, Manfredi Catella (di cui si dirà ampiamente più avanti n.d.r.), Presidente Hines s.g.r. Italia, Pier Vito Antoniazzi, rappresentante Consiglio di zona 9, Cesar Pelli del planivolumetrico di Porta Nuova Garibaldi” (Edilportale, Rossella Calabrese 16/05/2011).

È singolare l’uso consapevole e spregiudicato fatto delle tecniche comunicative da parte di dette organizzazioni, soprattutto se posto in relazione, da una parte, alla sempre crescente distrazione e indifferenza del cittadino comune e, dall’altra, alla disponibilità sempre più aperta che una classe politica debole, collusa, subalterna – e zelante nei confronti di poteri privati pervasivi e tanto più sotterranei quanto più potenti – è disposta a fornire generosamente, anzi spesso ammantando il suo indecoroso collaborazionismo con la retorica sulle “magnifiche sorti e progressive” volta a mascherare lo smantellamento e la dismissione della proprietà immobiliare pubblica a danno dei cittadini e delle classi popolari.

Nella nostra città stiamo assistendo ad uno di quei tentativi che, pressoché su tutto il territorio nazionale, vede la progressiva dissoluzione di scuola pubblica, sanità pubblica, beni e servizi pubblici ecc. e ora anche del patrimonio immobiliare pubblico; non si tratta altro che dell’articolarsi territoriale, locale, circoscritto di un CONFLITTO di CLASSE che locale certo non è, anzi nazionale e globale.

Parliamo della presenza, all’interno di un progetto del Comune di Lucca per la cessione e l’affidamento della parte sud della ex-Manifattura, di una di queste strutture, la Coima s.g.r. di Manfredi Catella (già citato sopra n.d.r.) e dei modi e dei tempi, già di per sé forieri di (per usare un eufemismo) dubbi e fondate riserve, con i quali s’intende attuare l’operazione.

Prima però di scendere in particolari sarà bene, anche al fine di connotare il carattere marcatamente di classe dell’operazione che si sta tentando di condurre in porto, tratteggiare un profilo biografico e tecnico-professionale del suo fondatore e responsabile Manfredi Catella.

Nato a Livorno da una famiglia d’imprenditori siciliani si laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica di Milano e successivamente si specializza in pianificazione urbana presso il Politecnico di Torino e la London Business School di Londra.

Nel 2001 è scelto come responsabile italiano del colosso immobiliare Hines (Gerald Hines).

Era precedentemente stato Direttore e responsabile patrimoniale della JP Morgan (la banca d’affari che fu fra le ispiratrici della tentata modifica costituzionale del 2016 respinta col successivo referendum) e analista finanziario di Heitman Capital.

Con il progetto Porta Nuova (2005) entra in contatto con Salvatore Ligresti (Isola, Varesine, Garibaldi; 2 miliardi di investimenti fra pubblicità e privati n.d.r.)

Dal 2007 diventa anche Presidente della Fondazione Riccardo Catella, il padre appunto (imprenditore che fu anche in occasionali rapporti di lavoro con Silvio Berlusconi), cui è intitolata la fondazione che porta il suo nome.

Il 13 maggio 2016 quota in borsa Coima Res.

Matteo Renzi (di cui Catella è apertamente sostenitore avendo per lui organizzato un evento elettorale che prevedeva anche una sottoscrizione obbligatoria di minimo 1000 euro a testa n.d.r.) nello “sblocca Italia” introduce norme a favore delle Siiq (Società di investimento immobiliare quotate in borsa); la Coima è, appunto, una Siiq.

Lo stesso giorno della festa di finanziamento, tenutasi alla presenza di Matteo Renzi, “è emerso che Hines, società con la quale Catella è spesso in stringenti rapporti d’affari, compariva nell’elenco delle aziende protagoniste dello scandalo LuxLeaks, quelle che hanno firmato accordi segreti con il Granducato del Lussemburgo per pagare meno tasse in patria” (Fatto Quotidiano 27/02/2015).

Tramite Franco Micheli, finanziere, consigliere di Ligresti e socio di Coima, viene introdotto presso il sindaco di Milano Pisapia e con l’affare Porta Nuova acquisisce un portafoglio di immobili di pregio girati in seguito al fondo del Qatar.

Nel 2015 il fondo sovrano azero State Oil Fund (Sofaz) acquista Palazzo Turati, storica sede della Camera di Commercio di Milano; ad agire per conto di Sofaz “è stata Coima dell’immobiliarista Manfredi Catella, che costituirà un fondo immobiliare ad hoc.” (Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2016).

Il Qatar (paese noto per una durissima repressione anti-democratica in politica interna, e per il generoso finanziamento a feroci organizzazioni terroristiche e fondamentaliste in politica estera) è spesso in rapporti d’affari con Catella e la Qatar investment authority che, per dichiarazione dello stesso, “intende mantenere la maggioranza per un lungo periodo”, in Italia possiede anche il Four Season di Firenze, il Gallia di Milano e gli hotel della Costa Smeralda rilevati dalla Colon Capital di Tom Barrak nel 2012. Operazione, quest’ultima, sulla quale – come emerso la settimana scorsa – la Procura di Tempio Pausania ha aperto un’inchiesta; gli inquirenti ipotizzano che la transazione sia passata attraverso società localizzate fittiziamente in Lussemburgo, dando origine ad una maxi evasione fiscale da 600 milioni di euro. (Fatto Quotidiano 27/02/2015).

Tra gli altri eventi aventi per sfondo le dinamiche finanziarie va citata la comparsa del nome di Manfredi Catella in una lista, la cosiddetta lista Falciani, di 7499 utenti italiani della Hsbc, potente gruppo bancario svizzero, presso il quale il nostro deteneva, nel 2007, un conto di 922.000 dollari (il nostro era peraltro in buona compagnia trovandosi fra i clienti di Hsbc , fra i molti altri, l’amministratore delegato di Benetton Eugenio Marco Airoldi, l’imprenditore Giulio Malgara, l’ex rettore della Bocconi Luigi Guatri, Renato Mannheimer ecc.)

Catella, all’epoca amministratore delegato di Hines Italia, dichiara in un’intervista a l’Espresso di “non aver mai avuto rilievi dall’Agenzia delle Entrate”

Lungi da noi, trattandosi la nostra di un’analisi politica, voler ipotizzare risvolti penali finora non emersi; troviamo tuttavia opportuno, sempre in ambito prettamente politico e per sottolineare l’evoluzione perversa che anche a livello sovrastrutturale il capitalismo finanziario può avere, sottolineare le affermazioni che Hervè Falciani, l’ex dipendente della Hsbc che ha trafugato e girato al fisco una lista di 100.000 clienti dell’istituto (fra i quali i 7499 italiani n.d.r.), ha rilasciato a Radio 24: – “CHI E’ SU QUESTA LISTA E’ QUALCUNO CHE CERCA IL SEGRETO, PER NASCONDERE QUALCOSA”.

Concludiamo questa parte sul profilo professionale di Coima e di Manfredi Catella col renderne note le ultime acquisizioni:

1) il Pavillon Unicredit per 45 milioni (Repubblica 22/05/2018)

2) l’area Valtellina dall’ex Scalo Farini (Sole24Ore 24/07/2018)

3) le aree di Via Melchiorre Gioia (Urbanfile.org 19/07/2018)

4) il complesso Toqueville (Repubblica 27/07/2018)

 

La sequenza di acquisti che sembra configurare una sorta di “blitzkrieg” finanziaria è di per sé un commento sulla rapidità fulminea di certo capitalismo finanziar-immobiliare.

Coima si avvale anche della collaborazione con grossi studi di architettura internazionali come il newyorkese Pei-Cobb & Partners e di figure professionali di forte impatto in ambito architettonico, giuridico e forense.

I processi di gentrificazione (ristrutturazione di ambiti e aree popolari e di conseguente cambiamento di destinazione d’uso di abitazioni e locali; da uso popolare e operaio ad alto-borghese n.d.r.) proseguono senza tregua senza che peraltro si veda traccia di quelle promesse e sbandierate ristrutturazioni “verdi” od “ecologiche” apparendo ormai queste come schermi o specchi per le allodole volte a stornare l’attenzione dalle reali intenzioni alla base di queste operazioni: l’arricchimento selvaggio e indiscriminato a danno delle classi popolari e la sistematica espulsione, di fatto, di queste dai diritti sociali fondamentali; casa, scuola, istruzione, sanità.

 

Troppo lungo sarebbe esaminare nel dettaglio la complessità delle dinamiche interne al capitalismo e del suo trapassare da capitalismo industriale a capitalismo finanziario; balza agli occhi però come uno di questi dati più evidenti (che possiamo osservare e leggere nella Milano già dalla seconda metà degli anni ’90) è il progressivo declino e dismissione degli impianti industriali a favore di un’imprenditoria speculativa che trasforma ciò che prima era, sia pur sempre in una prospettiva capitalistica, sede di attività produttive in centri di servizi commerciali, turistici, finanziari, speculativi e parassitari che rendono agevole capire come si vengano a creare nuove modalità di accumulazione e che queste trovino nel mercato immobiliare il luogo ideale per manifestarsi, favorite oltretutto da amministrazioni locali che, gravate da tagli e mancati trasferimenti, si vedono costrette (quando non lo facciano, come il più delle volte accade, usando la mancanza di liquidità come pretesto) ad usare del patrimonio pubblico e delle licenze edilizie in barba ai piani regolatori e ai vincoli che questi comporterebbero.

Le conseguenze (e le relative responsabilità), che riguardano e coinvolgono centro-destra e, in misura forse anche più pesante, centro-sinistra sono quelle di una subordinazione ai poteri forti finanziari da parte dei pubblici amministratori, la “disponibilità” dei quali è con maggior evidenza percepibile in quella Milano che potremmo definire come il laboratorio per eccellenza di quella regressione sociale che la stampa e il sistema mediatico mainstream pretendono gabellarci come “riqualificazione ambientale” o “rigenerazione urbana” e il cui modello stanno provando ad esportare in realtà più piccole come quella di Lucca.

Vediamone un rapido compendio.

 

Giunta Albertini (1997-2006)

La giunta Albertini sostenuta da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e spalleggiata da Regione Lombardia (giunta Formigoni) s’insedia nel 1997 quando il processo di dismissione della grande industria milanese è ormai conclusa.

Sotto la direzione di Albertini e dell’assessore all’urbanistica Maurizio Lupi (poi ministro dei Lavori Pubblici) Milano si trasforma da città industriale in città ufficio e metropoli finanziaria, sede di banche, associazioni e società immobiliari che possono disporre potenzialmente o effettivamente di aree dismesse per una quantità complessiva di più di 1000 ettari.

Il decennio Albertini si conclude con la messa a punto dei maggiori interventi fino ad allora attuati di “rigenerazione urbana”.

City Life Life sull’area dela fiera in zona Sempione (ribattezzata per l’occasione da Albertini “il nostro Central Park”), Porta Nuova sull’area Garibaldi Repubblica (il nuovo centro direzionale, residenziale e commerciale), Montecity Rogoredo sulle aree ex-Montedison di Linate ed ex-acciaieria Radaelli di Rogoredo ecc.

Tra il 2000 e il 2005 viene stravolto il tessuto di Milano e questi quartieri vengono realizzati senza un disegno urbanistico complessivo, senza linee di trasporto adeguate e con servizi carenti o fruibili solo a pagamento.

 

Giunta Moratti (2006-2011)

Con la giunta Moratti e l’assessore all’urbanistica Masseroli si prosegue nell’intento già ampiamente affermato dalla precedente giunta e in un ulteriore inasprimento delle politiche privatizzatrici e si gettano le basi per EXPO2015 che troverà poi realizzazione e attuazione nel periodo della successiva giunta di centro-sinistra guidata da Giuliano Pisapia.

 

Giunta Pisapia (2011-2016)

La giunta Pisapia con l’assessore e vice sindaca De Cesaris si assume il compito di far approvare il PGT (Piano di Governo del Territorio) del precedente assessore Massiroli (centro-destra) mentre Pisapia si adopera energicamente per l’attuazione di EXPO 2015 col commissario Giuseppe Sala (sindaco di Milano nella giunta immediatamente successiva).

L’attenzione posta agli interessi della finanza speculativa è il segno della continuità e contiguità con le precedenti giunte, quale che fosse il loro orientamento, ma il segno più marcato di tale organicità fisiologica è forse costituito emblematicamente dalla gestione di EXPO 2015.

Con l’accordo anti-sciopero (sottoscritto da CGIL-CISL-UIL) si attua una delle più colossali operazioni, celebrata con adeguato collaborazionismo mediatico, di sfruttamento dei lavoratori addetti, di distorsione corruttiva dei giovani (convinti ad essere “felici” di lavorare gratis) e di distrazione di denaro pubblico erogato secondo modalità sospette di possibile illegalità.

Il mandato di Pisapia è caratterizzato anche da pesanti e reiterati usi delle forze di polizia impiegata in sgomberi forzati e nella repressione di occupazioni e di manifestazioni popolari legate al tema dell’emergenza abitativa.

 

Giunta Sala (dal 2016 in poi)

Con Giuseppe Sala (PD) già collaboratore, come si è detto, di Pisapia per EXPO 2015 nonché, non dimentichiamolo, direttore generale del Comune di Milano su chiamata dell’allora sindaco di centro-destra Letizia Moratti nel 2009, il parassitismo finanziario, supportato anche (e questo forse è il suo tratto più “originale” rispetto alle precedenti giunte di centro-destra e centro-sinistra) da ben orchestrate campagne di marketing, prosegue con inedita rapidità ed efficacia la politica immobiliare che si potrebbe compendiare così:

CASE DI LUSSO PER I RICCHI, ALLOGGI DI TERZ’ORDINE E TUGURI PER I POVERI !!!

 

Veniamo ora alla vicenda che riguarda Lucca. A nostro avviso è utile alla comprensione degli eventi per meglio inquadrare e capire la pericolosità, oltre al danno, che un’operazione del genere comporterebbe per la città intera, snocciolare gli accadimenti in ordine cronologico.

Variante urbanistica approvata nel novembre 2019

L’amministrazione comunale ha ritenuto che si potesse procedere negli interventi sulla ex manifattura con un semplice permesso di costruire cancellando dal regolamento urbanistico il precedente piano attuativo scaduto proprio nel 2019. Operazione che come spiegato dall’assessore Mammini “evita le lungaggini delle discussioni in Consiglio e in città, perché si può rilasciare riservatamente, in pochi minuti, nella penombra di una stanza del Comune (Piero Angelini su “la gazzetta di Lucca”, 3 giugno 2020).

 

Prima proposta Fondazione/Coima:

L’operazione di modifica al regolamento urbanistico, che sul momento non viene ben compresa, risulta chiara alla luce della presentazione del projecting plan effettuata dalla Fondazione Cassa di Risparmio tramite il fondo costituito ad hoc (dato che per legge le fondazioni bancarie non possono svolgere attività d’impresa) Coima SGR per il recupero dell’area sud della ex manifattura tabacchi nel febbraio 2020. Una variante urbanistica ad hoc, quindi, per un progetto già in precedenza concordato? Un progetto che rimane nell’ombra per diversi mesi e che viene svelato a pezzi e bocconi, grazie alla mobilitazione di una parte di società civile e ai consigli straordinari chiesti dalle opposizioni in consiglio comunale. In uno di questi interviene anche Manfredi Catella assieme al presidente della Fondazione Marcello Bertocchini: si scopre così che la parte sud della manifattura sarà destinata ad uso uffici, abitazioni private (come se l’annoso problema degli appartamenti sfitti in centro storico sia magicamente risolto) e a fondi commerciali (in barba a tutti i commercianti lucchesi già colpiti dalla crisi che si troverebbero altra concorrenza accanto casa). Non solo, la prima proposta prevede anche la costruzione di una passerella di collegamento tra manifattura e mura urbane e concessione del baluardo alla fondazione ovviamente “per meglio qualificarlo”. Il dubbio, se non la certezza, che sia l’ennesima operazione di gentrificazione di cui abbiamo parlato poc’anzi, ci spinge ad opporci fin da subito alla realizzazione del progetto.

 

È proprio grazie alla forte opposizione trasversale, al quale il Partito Comunista ha aderito senza se e senza ma, che ad ottobre il sindaco Tambellini, quasi cadendo dalle nuvole, si accorge che lasciare gli introiti dei parcheggi intorno alla manifattura in mano a Coima comporterebbe un mancato introito quantificato in circa 1,5 milioni di euro all’anno, finanze che andrebbero a sottrarsi alle già non proprie floride casse comunali. Il sindaco invia una lettera alla Fondazione Coima in cui chiede di rimodulare il progetto, dimostrando tutta la sua sottomissione a poteri più grandi di lui e che andrebbero affrontati con la schiena ben dritta, cosa che al nostro primo cittadino evidentemente manca.

Infatti la nuova proposta di Coima arrivata nel mese di novembre, ricalca in tutto e per tutto la prima, presentando solamente qualche apparente modifica (riduzione da 50 a 40 anni dell’affidamento della gestione dei parcheggi e aggiunta di un meccanismo che consenta di condividere con il Comune i ricavi, una volta raggiunta la soglia minima di redditività legata all’investimento complessivo per il progetto; demandata al futuro piano attuativo ogni decisione sull’insediamento delle nuove funzioni sugli edifici della Manifattura Sud; sparisce inoltre la richiesta di concessione del baluardo San Paolino, richiesta evidentemente irrealizzabile per l’ampio scandalo che avrebbe suscitato nell’opinione pubblica ma utilizzata come cartina tornasole nella trattativa tra Comune e fondo di investimento). Il famoso specchio per le allodole di cui abbiamo parlato poco sopra. In ultimo la firma della lettera di intenti tra Coima Sgr e CCH® Tagetik Software (multinazionale con sede a Lucca), cui farà seguito la negoziazione del contratto preliminare che, se la proposta di project financing sarà approvata dal Comune ed eventualmente aggiudicata a Coima Sgr dopo la futura gara, porterà Tagetik e Coima Sgr a impegnarsi alla locazione della struttura per un periodo pluriennale.

 

La connivenza tra forti poteri economico-finanziari e politica locale ci sembra evidente dalle entusiaste prese di posizione del sindaco Tambellini e dell’assessore all’urbanistica Mammini, i quali più di una volta hanno ribadito la “grande opportunità” che questo progetto rappresenta per Lucca.

Ci viene naturale chiedere dove stia la grande opportunità, in un progetto dove la valenza culturale è pressoché nulla, svendendo di fatto un immobile la cui valutazione ha subito, guarda caso, un improvviso calo.

E invece, forte dell’aiuto di gran parte dell’informazione locale (con pochissime ma lodevoli eccezioni), questa amministrazione sembra voler tirare dritto, nel “grandioso” tentativo di riuscire a svendere un’altra parte della città, dopo essere riusciti a svendere in ordine: il trasporto pubblico locale, l’acqua, la gestione del gas metano e nel tempo della rete Gesam. Un capolavoro di privatizzazione firmato da quella che fu la “sinistra”.

 

La posizione del Partito Comunista è chiara: no alla svendita di un immobile patrimonio di tutti i lucchesi, no all’intervento di Coima, società di speculazione edilizia che sta provando ad allungare i suoi tentacoli su una città di provincia come la nostra.

Si ad un dialogo costruttivo che metta al centro della discussione temi come edilizia popolare e spazi di aggregazione sociale e culturale, aspetti nemmeno presi in considerazione nella proposta della Fondazione Cassa di Risparmio/Coima.

 

Non crediamo possibile a questo punto astenersi da una considerazione critica sugli strumenti fin qui adottati per far fronte alle dinamiche di cui sopra (e se possibile sconfiggerle); lo strumento dell’informazione, del lievito culturale e della conoscenza del diritto formale è, di per sé, insufficiente; NECESSARIO (sia ben chiaro) ma INSUFFICIENTE; questa è (ci scusino quelli cui quest’espressione genera un moto interiore di imbarazzo; non è nostra intenzione turbarli ma non troviamo altra parola n.d.r.) una LOTTA di CLASSE; e le lotte di classe (à la guerre comme à la guerre) si combattono con gli strumenti tipici che queste esigono; una forte MOBILITAZIONE POPOLARE e della CLASSE LAVORATRICE.

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