La Svizzera al voto sulla neutralità nella Costituzione

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Dipartimento Internazionale del Partito Comunista (Svizzera)

Il 27 settembre, il popolo svizzero sarà chiamato a votare in un referendum volto a sancire nella Costituzione federale la neutralità permanente del Paese.

Sebbene il referendum abbia avuto origine principalmente nell’area della destra nazionalista, con l’imprenditore ed ex ministro Christoph Blocher, una parte della sinistra svizzera ha deciso di sostenerlo attivamente, considerando il voto un’importante occasione per opporsi al progressivo allineamento della Svizzera alla NATO e alla politica militare occidentale.

La raccolta delle firme è stata avviata nel 2022, come risposta all’adozione da parte della Svizzera delle sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia. Nel sistema svizzero di democrazia diretta, i promotori di un’iniziativa popolare dispongono di 18 mesi per raccogliere almeno 100.000 firme valide, necessarie per sottoporre una modifica costituzionale al voto nazionale.

La maggior parte delle firme è stata raccolta dai promotori originari, tra cui membri ed ex membri dell’ Unione Democratica di Centro (UDC/SVP), il principale partito conservatore di destra del Paese, insieme a organizzazioni appartenenti alla stessa area politica, come Pro Schweiz, associazione civile politicamente vicina all’UDC.

Tuttavia, il sostegno non è limitato alla destra politica. È infatti emersa una campagna distinta promossa da organizzazioni di sinistra, comuniste, internazionaliste e pacifiste, che difendono la neutralità partendo da una prospettiva politica profondamente diversa.

Cosa cambierebbe nella Costituzione svizzera?

Il referendum introdurrebbe un nuovo articolo 54a nella Costituzione federale. Esso stabilirebbe che la Svizzera è permanentemente e militarmente neutrale e che non può aderire ad alcuna alleanza militare.
Resterebbe tuttavia possibile cooperare con tali alleanze in caso di un attacco militare diretto contro la Svizzera o di atti preparatori a un simile attacco.

Il nuovo articolo costituzionale vieterebbe inoltre alla Svizzera di adottare misure coercitive non militari contro Stati belligeranti. Resterebbero espressamente salvi gli obblighi della Svizzera nei confronti delle Nazioni Unite, così come le misure finalizzate a impedire l’elusione di misure coercitive non militari adottate da altri Stati.

Infine, la disposizione costituzionale imporrebbe alla Svizzera di utilizzare la propria neutralità permanente per prevenire e risolvere i conflitti e per offrire i propri servizi come mediatrice.

Da un punto di vista comunista, alcuni aspetti del testo non sono privi di contraddizioni. In particolare, il concetto di “neutralità armata” può essere oggetto di critica. Nonostante ciò, il referendum offre un’occasione unica per stabilire a livello costituzionale che la Svizzera non possa aderire a un’alleanza militare, creando così un ostacolo esplicito a un’eventuale adesione svizzera alla NATO, eventualità che non può essere considerata remota.

Anche la disposizione relativa alle misure coercitive non militari è particolarmente significativa. Negli ultimi anni, le sanzioni economiche sono diventate sempre più uno strumento aggressivo dell’imperialismo utilizzato per piegare alla propria volontà governi non allineati, rendendole incompatibili con una politica di neutralità.

La modifica proposta manterrebbe la partecipazione della Svizzera alle sanzioni delle Nazioni Unite, ma non alle misure unilaterali come quelle adottate dall’Unione Europea contro la Russia.

Un fronte di sinistra per la neutralità

Per queste ragioni, diverse organizzazioni hanno sviluppato una campagna di sinistra a favore del referendum,
indipendentemente dai suoi promotori originari.

Una delle organizzazioni coinvolte nella più ampia mobilitazione è il Fronte Unito per il Lavoro e la Neutralità – NO UE NO NATO, organizzazione politicamente vicina al Partito Comunista (Svizzera), da tempo impegnata nella difesa della neutralità svizzera e contro l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO.

La campagna è coordinata attraverso il Comitato Internazionalista e Pacifista per la Neutralità, che riunisce, tra le altre organizzazioni, il Partito Comunista (Svizzera), il Partito Svizzero del Lavoro, l’Associazione Svizzera-Cuba, il Movimento Svizzero per la Pace e il sindacato studentesco indipendente SISA, membro della FSM/WFTU.

Il comitato comprende anche esponenti accademici dell’area socialdemocratica, tra cui il professor Wolf Linder e il professor Pascal Lottaz. La loro partecipazione è particolarmente significativa perché sono legati all’area del Partito Socialdemocratico, mentre il partito stesso si oppone fortemente al referendum.

Gli oppositori all’interno dell’area socialdemocratica hanno condotto una campagna contro l’iniziativa sostenendo che essa favorirebbe gli interessi russi e sarebbe quindi “filo-Putin”, nonché contestandola per il fatto di provenire originariamente dalla destra.

L’esistenza di questo comitato mette quindi in discussione l’idea che il sostegno alla neutralità costituzionale possa essere ridotto semplicemente alla posizione della destra nazionale. Le organizzazioni partecipanti al comitato di sinistra affrontano infatti la questione da una prospettiva internazionalista e pacifista, collegando la neutralità all’opposizione ai blocchi militari, alla NATO e alla progressiva integrazione della Svizzera nelle strutture militari e politiche occidentali.

Mobilitazione e cooperazione internazionale

La campagna ha incluso manifestazioni e una serie di conferenze ed eventi pubblici. Alcune di queste mobilitazioni hanno avuto dimensioni relativamente contenute, ma fanno parte di un più ampio sforzo per riportare la questione della neutralità al centro del dibattito politico da una prospettiva di sinistra.

Una parte significativa di questa attività è stata coordinata nella Svizzera italiana, dove si trova la sezione più forte del Partito Comunista in Svizzera.

La mobilitazione ha assunto anche una dimensione internazionale grazie a una conferenza sulla neutralità organizzata in Svizzera. Rappresentanti del Partito Comunista di Finlandia e del Partito Comunista d’Irlanda hanno partecipato insieme al Partito Comunista (Svizzera), mentre sono giunti contributi anche da rappresentanti del Partito Comunista di Danimarca, del Partito Comunista Tedesco e del Partito Comunista d’Austria – Stiria.

Svoltasi sia in italiano sia in inglese, la conferenza è stata concepita non soltanto come un intervento nella campagna svizzera, ma anche come un’occasione per scambiare esperienze tra organizzazioni comuniste di diversi Paesi europei.

Particolare attenzione è stata dedicata all’Irlanda, dove sono emerse preoccupazioni riguardo al futuro della neutralità del Paese e del meccanismo del Triple Lock, e alla Finlandia, che ha abbandonato la propria storica posizione di non allineamento militare aderendo alla NATO nel 2023 senza tenere un referendum sull’adesione.

Il voto svizzero va quindi oltre le origini politiche del referendum. Per le organizzazioni che partecipano alla campagna di sinistra, esso rappresenta un’occasione per discutere cosa debba significare oggi la neutralità nel contesto internazionale e se la Svizzera debba continuare a muoversi verso una più stretta integrazione militare con la NATO e con la più ampia architettura di sicurezza euro-atlantica.

I sostenitori del referendum provengono da realtà politiche molto diverse e lo sostengono per ragioni differenti.
Per le organizzazioni comuniste e pacifiste coinvolte, la questione centrale consiste nel preservare l’indipendenza della Svizzera dalle alleanze militari, limitarne la partecipazione ai conflitti tra altri Stati e difenderne la capacità di svolgere un ruolo attivo nella mediazione e nella risoluzione pacifica dei conflitti.

Secondo questa impostazione, ciò rappresenta il modo più importante per contrastare, in questa difficile e pericolosa fase storica, le politiche guerrafondaie dell’imperialismo del sistema euro-atlantico.

🇬🇧 English version – Read the original text

Switzerland to Vote on Neutrality in Constitution

International Department of the Communist Party (Switzerland)

On 27 September, the Swiss people will vote on a referendum aimed at enshrining the country’s permanent neutrality in the Federal Constitution.

Although the referendum originated primarily from the nationalist right wing, with businessman and former Minister Christoph Blocher, part of the Swiss left has decided to actively support it, considering the vote an important opportunity to oppose Switzerland’s progressive alignment with NATO and Western military policy.

The collection of signatures was launched in 2022, as a response to the implementation of the sanctions of the EU against Russia. Under the Swiss system of direct democracy, promoters of a popular referendum have 18 months to collect at least 100,000 valid signatures in order to submit a constitutional amendment to a nationwide vote.

Most signatures were collected by the original promoters, including members and former members of the Swiss People’s Party (SVP), the country’s main right-wing conservative party, together with organisations from the same political area such as Pro Schweiz, a civil association politically close to the SVP.

However, support is not limited to the political right. A separate campaign has emerged from left-wing, communist, internationalist and pacifist organisations, which defend neutrality from a fundamentally different political perspective.

What would change in the Swiss Constitution?

The referendum would introduce a new Article 54a into the Federal Constitution. It would establish that Switzerland is permanently and armedly neutral and cannot join any military alliance. Cooperation with such alliances would remain possible in the event of a direct military attack against Switzerland or preparatory acts for such an attack.

The new constitutional article would also prohibit Switzerland from adopting non-military coercive measures against belligerent states. Switzerland’s obligations towards the United Nations would remain explicitly reserved, as would measures intended to prevent the circumvention of non-military coercive measures adopted by other states.

Finally, the constitutional provision would require Switzerland to use its permanent neutrality to prevent and resolve conflicts and to offer its services as a mediator.

From a communist perspective, some aspects of the text are not without contradictions. The concept of “armed neutrality”, in particular, can be subject to criticism. Nevertheless, the referendum offers a unique opportunity to constitutionally establish that Switzerland cannot join a military alliance, creating an explicit obstacle to a Swiss membership of NATO, which is not a remote possibility.

The provision concerning non-military coercive measures is also particularly significant. In recent years, economic sanctions have increasingly become an aggressive instrument of imperialism to bend non-aligned governments to their will, making it incompatible with a policy of neutrality.

The proposed amendment would maintain Switzerland’s participation in the United Nations sanctions but not in unilateral measures like the ones adopted by the EU against Russia.

A left-wing front for neutrality

For these reasons, several organisations have developed a left-wing campaign in favour of the referendum, independently of its original promoters.

One of the organisations involved in the broader mobilisation is the United Front for Labour and Neutrality – NO EU NO NATO, an organisation politically close to the Communist Party (Switzerland), which has long campaigned in defence of Swiss neutrality and against integration into the European Union and NATO.

The campaign is being coordinated through the Internationalist and Pacifist Committee for Neutrality, which brings together the Communist Party (Switzerland), the Swiss Labour Party, the Switzerland–Cuba Friendship Association, the Swiss Peace Movement and Independent Students Union SISA (member of the WFTU), among other organisations.

The committee also includes academics from the social-democratic political area, including Professor Wolf Linder and Professor Pascal Lottaz. Their participation is particularly significant because they are associated with the Social Democratic Party, while the party itself strongly opposes the referendum.

Opponents within the social-democratic camp have campaigned against it by saying that it is favourable to Russian interests, therefore “pro-Putin”, and also that it comes from the right-wing so it is not acceptable in any case.

The existence of this committee therefore challenges the idea that support for constitutional neutrality can simply be reduced to the point of view of the national right-wing area. The participating organisations of the Left-wing committee approach the question from an internationalist and pacifist perspective, connecting neutrality with opposition to military blocs, NATO and Switzerland’s progressive integration into Western military and political structures.

Mobilisation and international cooperation

The campaign has included demonstrations and a series of conferences and public events. Some of these mobilisations have been relatively small, but they form part of a broader effort to bring the question of neutrality back into political debate from a left-wing perspective.

A significant part of this activity has been coordinated in Italian-speaking Switzerland, which is the strongest section of the Communist Party in Switzerland.

The mobilisation also acquired an international dimension with a conference on neutrality organised in Switzerland. Representatives of the Communist Party of Finland and the Communist Party of Ireland participated alongside the Communist Party (Switzerland), while contributions were also made by representatives of the Communist Party (Denmark), the German Communist Party and the Communist Party of Austria – Styria.

Conducted in both Italian and English, the conference was conceived not only as an intervention in the Swiss campaign but also as an opportunity to exchange experiences between communist organisations from different European countries.

Particular attention was devoted to Ireland, where concerns have emerged over the future of the country’s neutrality and of the Triple Lock mechanism, and to Finland, which abandoned its longstanding military non-alignment and joined NATO in 2023 without holding a referendum on membership.

The Swiss vote therefore goes beyond the political origins of the referendum. For the organisations participating in the left-wing campaign, it provides an opportunity to discuss what neutrality should mean in the present international context and whether Switzerland should continue moving towards closer military integration with NATO and the broader Euro-Atlantic security architecture.

Those supporting the referendum come from very different political backgrounds and do so for different reasons. For the communist and pacifist organisations involved, the central issue is preserving Switzerland’s independence from military alliances, limiting its participation in conflicts between other states and defending its ability to play an active role in mediation and peaceful conflict resolution, which is the most important way to contrast the warmongering imperialists of the Euro-Atlantic system in this difficult and dangerous historical phase.

 

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