Zar, sondaggi, la scienza e i pregiudizi

Caso Nigeria. Il re è nudo
maggio 9, 2022
UE: GENUFLESSA AGLI USA E ALLA NATO
maggio 14, 2022

Zar, sondaggi, la scienza e i pregiudizi

di Alberto Lombardo

Su Repubblica del 9 maggio, proprio nel giorno della Festa della Vittoria, è uscito un articolo di Linda Laura Sabbadini, direttora del Dipartimento Metodi e Tecnologie Istat, dal titolo “RUSSIA, LA POPOLARITÀ DELLA PAURA”.

In questo articolo si commenta la notizia secondo la quale sarebbero l’“ottanta percento di russi favorevoli a Putin”. Senza mezzi termini si stronca questo dato con la considerazione seguente “Non può essere considerato un dato affidabile. Non è possibile a oggi misurare tramite sondaggi quanto vasto sia realmente il consenso verso Putin. La chiave per ottenere dati di qualità è mettere le persone in condizione di dire ciò che pensano senza incorrere in conseguenze spiacevoli. Ma la Russia non è come l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti dove c’è libera circolazione delle idee. In Russia manca un presupposto fondamentale, perché i risultati dei sondaggi possano essere considerati veritieri: la democrazia. Se è vietato esprimere la propria opinione divergente da quella di Putin, se si viene incarcerati se si manifesta e si esprime una opinione diversa, perché mai un cittadino dovrebbe dire ciò che realmente pensa in un sondaggio di opinioni? Viene a mancare la fiducia. I risultati dei sondaggi in Russia sono viziati dalla paura, dal terrore di dire la vera propria opinione al telefono, o via internet.”

“A ciò si aggiunge il problema di come i russi possano costruirsi una propria opinione in un Paese in cui l’informazione è a senso unico, le voci dissonanti sono censurate, i giornalisti non in linea uccisi. In un Paese in cui l’informazione non è plurale, è manipolata…”

A nostro parere questa opinione ha dei gravi difetti metodologici che rivelano un ancor più grave atteggiamento per cui le conclusioni precostituite guidano il ragionamento.

Partiamo dalla coda e seguiamo il ragionamento secondo la reale linea di pensiero.

  1. “In Russia non c’è la democrazia”. Da cosa è attestata questa affermazione così tranchant? In Russia ci sono partiti al governo e partiti di opposizione che svolgono regolari competizioni elettorali. Il partito al governo gode di grandi privilegi dovuti alla sua posizione dominante, come in tutti i paesi del resto. Occorrerebbe quindi definire cosa si intende per “democrazia”
  2. “In Russia le persone non sono in condizione di dire ciò che pensano senza incorrere in conseguenze spiacevoli”. Per chi ha fatto un giretto per le strade delle grandi città russe, come delle piccole, sa che questa affermazione è del tutto fuori dalla realtà. Ma è proprio nel dato che si afferma la palese forzatura della realtà. Se davvero in Russia fosse così pericoloso esprimere la propria opinione, quel 20 percento che resta fuori dall’80 citato è composto da eroi pronti a sacrificarsi pur di rispondere a un sondaggio? È del tutto irrealistico.
  3. “Se si esprimere la propria opinione divergente da quella di Putin, si viene incarcerati”. E le manifestazioni dei partiti di opposizione dove le si mette? Le manifestazioni non autorizzate vengono represse come in tutti i paesi “democratici”.
  4. “I giornalisti non in linea vengono uccisi”. La giornalista che ha fatto scalpore col suo cartello nella trasmissione televisiva russa è stata multata di ben 200 dollari e poi è stata intervistata dai nostri media via internet tranquillamente da casa sua. Invece nelle “democrazie” i giornalisti vengono condannati a decine di anni di galera, come Julian Assange, oppure si chiudono e si censurano i programmi che correttamente cercano di far sentire a tutti i cittadini entrambe le campane, come CartaBianca o ZonaBianca.

Non è nostra intenzione in questo articolo difendere i giornalisti italiani, né Putin, ma se si invoca la correttezza scientifica o si mette in dubbio la validità di un prodotto statistico, si devono usare valutazioni che non partano da pregiudizi per arrivare a conclusioni preconfezionate, ma il procedimento opposto, che ci sembra venga violato dall’articolo della Sabbadini.

Ci sembra doveroso citare un report di una società tra le più serie a livello internazionale, la Edelman, che pubblica i report sulla credibilità che i cittadini danno a varie istituzioni del proprio paese (2022 Edelman Trust Barometer). Interviste fatte dal 1 al 24 novembre del 2021.

Il primo report che citiamo riguarda la credibilità dei media. In quel report risulta che la Russia è l’ultima tra i paesi presi in considerazione riguardo alla credibilità che i cittadini assegnano alla stampa, il 29 percento. Il che significa che più di 70 persone su 100 sono ben consapevoli che i media non danno affidabilità sulle notizie che riportano. Questo dato può essere letto in vari modi, ma comunque testimonia che i cittadini russi sono ben allertati e vigili e che non si bevono facilmente quello che la stampa propina loro. Di sfuggita riportiamo il rating degli altri ultimi arrivati (S. Corea 33 e UK a pari merito col Giappone 35, Italia a media classifica con un rating di 50).

Il secondo report, ancora più interessante, riguarda la credibilità che i cittadini russi attribuiscono al proprio governo. Qui la Russia riporta un punteggio del 37 percento. Quindi vuol dire che circa due intervistati su tre hanno il “coraggio” di esprimersi negativamente, “sfidando” le autorità. Poco sopra gli USA (39), mentre seguono Giappone (36), Brasile, Spagna e Nigeria (34), Colombia (32), S. Africa (26) e ultimo Argentina (22). UK riporta (42), Italia (49).

Sia detto en passant, la Cina primeggia di gran lunga in entrambe le classifiche: 91 sul governo e 80 sui media.

Tornando al sostegno che Putin registra rispetto al conflitto in Ucraina, non stupisce che il suo gradimento sia maggiore di quello registrato in assoluto, in quanto anche altre forze di opposizione (tra cui la maggiore costituita dal Partito Comunista della Federazione Russa) hanno espresso sostegno al suo operato.

Possiamo quindi dire che:

  1. È completamente irrealistico che in Russia non si possano fare indagini che diano risultati “scomodi” per il governo e pertanto i risultati di agenzie indipendenti e serie non possono essere denigrati solo perché non collimano con i pre-giudizi secondo i quali i cittadini “non possono esprimersi”
  2. Sarebbe invece più opportuno chiedersi come mai le “democrazie” occidentali, a cominciare dalla nostra, operino in disaccordo con le opinioni maggioritarie dei nostri concittadini, i quali – pur condannando l’intervento russo – ritengono deleterio per il nostro Paese inviare armi in Ucraina e coinvolgere l’Italia in una questione in cui credono abbiamo tutto da perdere e nulla da guadagnare.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *