IL CAOS COME POLITICA DI SICUREZZA

Nota del Partito Comunista del Brasile, tradotta dal Compagno Piero Bergonzini.
La politica di sicurezza dello stato di Rio de Janeiro, sotto il governo di Cláudio Castro (PL – Partito Liberale, quello di Jair Bolsonaro – ndt), segue la classica logica dello scontro tra poliziotto e bandito, come emerge chiaramente dai massacri nei complessi di Alemão e Penha. Una logica che da decenni mostra il suo inesorabile fallimento, poiché mette la popolazione al centro del fuoco incrociato senza riuscire a garantire la sicurezza.
Ed è esattamente questo che è successo il 28 ottobre 2025, quando la seconda città più grande del paese, Rio de Janeiro, si è svegliata in mezzo al terrore. Era in corso un’altra disastrosa operazione di polizia contro le organizzazioni criminali che controllano gran parte del territorio cittadino e la politica dello Stato. È necessario ricordare che queste organizzazioni criminali includono non solo narcotrafficanti, ma anche milizie, profondamente radicate nell’apparato statale (essendo composte in larga parte da integranti, in servizio o in pensione, delle forze dell’ordine – ndt). È quantomeno singolare che vi siano silenzio e omissioni riguardo alla lotta contro queste ultime organizzazioni.
L’operazione più letale delle forze di polizia di Rio de Janeiro ha causato la morte di 64 persone, secondo lo stesso governo statale, quattro delle quali erano agenti di Polizia. Le altre vittime, ancora non identificate, sono state tutte frettolosamente catalogate come criminali (i morti accertati al momento sono già circa 120 – ndt).
Per noi comunisti, il fatto di provocare deliberatamente il terrore nelle favelas e tra le comunità dimostra che lo Stato considera la propria popolazione, ovvero la classe operaia, come un nemico interno.
Il caos si è impadronito della città e dell’area metropolitana di Rio de Janeiro. La popolazione, disperata e senza alcuna indicazione da parte delle autorità, ha cercato di rientrare a casa in sicurezza e, in assenza di autobus (che sono stati ritirati dalla circolazione per evitare che venissero sequestrati e incendiati dalle organizzazioni criminali in segno di ritorsione – ndt), la metropolitana sovraffollata e i treni della Central do Brasil si sono rivelate le uniche alternative valide, ma allo stesso tempo rischiose.
La criminalità organizzata ha risposto con rapine di massa e blocchi delle vie di comunicazione, in aree in cui lo Stato non prevede politiche sociali, ma unicamente repressione e morte.
È necessario sottolineare che, sebbene il governatore Cláudio Castro (PL) sia stato rieletto al primo turno delle elezioni del 2022 con la promessa di contrastare la criminalità organizzata, egli ha dimostrato di essere non la soluzione, ma bensì parte del problema che la popolazione si trova ad affrontare oggi. Basti ricordare che questa stessa strategia, fingendo preoccupazione per la sicurezza pubblica, è stata utilizzata nel 2021 quando fu orchestrato il massacro nella favela Jacarezinho (i morti accertati allora furono 27 – ndt). In altre parole, quattro anni dopo, alla vigilia delle elezioni, il governatore ha fatto ricorso a un altro massacro nei quartieri poveri della città.
Il caos che la città ha vissuto il 28 ottobre 2025 è ancora una volta parte della campagna elettorale del governatore e del suo gruppo politico di estrema destra. Questa presunta guerra è quindi una grande farsa “pirotecnica” e spettacolare. Le armi dei narcotrafficanti non “nascono” dalle favelas, ma vengono fornite da forze militari e di polizia deviate. Proprio come la droga, che non è prodotta in questi luoghi, ma viene dall’esterno grazie alla complicità di poteri corrotti. Lo scontro armato indiscriminato finisce anche per alimentare la logica della disputa territoriale tra le organizzazioni criminali, privilegiandone alcune (le milizie) che, supportate da forze politiche di destra, approfittano del caos per espandere le proprie zone di influenza, diffondendo al contempo il terrore tra la popolazione innocente. È un gioco che mette a rischio la vita della persone povere delle periferie e della stessa polizia, abbandonata a se stessa.
Il Partito Comunista Brasiliano (PCB) di Rio de Janeiro è contrario alla politica di sicurezza pubblica del governo di Cláudio Castro (PL), che considera la popolazione delle favelas un nemico interno. Cláudio Castro e l’estrema destra sono parte del problema! Chiediamo con forza le dimissioni di Cláudio Castro, responsabile del più grande massacro nella storia di Rio de Janeiro!
PCB RJ







